sabato 18 febbraio 2017

Amare e amarci...



... come ci ama D**.


«Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste».
Che cosa significa, Gesù, "essere perfetti" come l'Eterno Bene?
Se tu ce lo chiedi allora è possibile, se tu lo proponi "possiamo farlo". Certo non da soli.
Ma tu ci sei, sei qui con noi. Tu vivi con noi e ci sostieni sempre. Allora, se tu ci chiedi di fare così, davvero noi "possiamo fare così", come tu chiedi.

Ma che cosa ci chiedi?
Che cosa significa, concretamente, "essere perfetti come è perfetto D**"?
Ascoltiamoti.



Mt 5,38-48
«Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio e dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste
».





Certo, ci stai parlando di D**, di chi è Santità completa, Amore Presente, Vita e Origine della Vita.
Chi per noi è Padre, e Madre aggiungiamo noi moderni. Ma forse "Padre" ha con sé qualche suggerimento in più che ancora non siamo capaci di capire.
E per parlarci di chi è D**, Immenso Bene, ci parli di noi. Di che cosa noi dovremo essere per diventare, per "farci", perfetti come è perfetto questo Padre dalle viscere di Madre.
Dobbiamo amare, farci amare e dobbiamo farlo al  modo di D**, non al modo nostro.
Qui è il punto, qui è piantata la tua Croce.


Hai appena finito di dirci che la nostra parola deve essere Sì, se dobbiamo dire sì, e No, se dobbiamo dire no. Ci proponi la chiarezza e la semplicità nella nostra parola, che deve riuscire a imitare la tua Parola e a farsi sua seguace, sua imitatrice.
E continui con una contrapposizione ripetuta due volte.
"Avete inteso ... ma io vi dico". La Legge, l'Insegnamento della Torah non basta più, serve un altro percorso, c'è necessità di un altro punto di vista, di una scelta completamente nuova.
E qui inizia l'eroismo della tua proposta, l'audacia e la temerarietà della tua forza d'amore Gesù, che è poi quella di D**, cioè di te Gesù mio, che sei venuto tra noi per farci vedere che "è possibile", che "si può", che D** vince sempre, anche quando sembra che venga sconfitto.

Non dobbiamo opporci a chi fa cose malvagie, anzi dobbiamo pregare per chi è e agisce nel male ricordandoci che D** è ugualmente Padre e Madre Amante di buoni e cattivi, di giusti e ingiusti.





Il nocciolo forte, il seme che produce sempre frutto presente in questa tua parola è il mettersi in una differenza.
Da un lato gli esseri umani che vivono nella normalità della vita, senza la tua Parola e Testimonianza, dall'altro lato chi - liberamente - sceglie di stare con te, di seguirti lungo la via.
Chi non ti segue cerca una legge umana, e questa legge umana contrappone "amici" a "nemici", chi mi fa il bene a chi mi fa il male. La legge umana è sempre basata su una qualche variazione della legge del taglione. Certo non è più "occhio per occhi", ma è "vent'anni di prigione" per una vita uccisa senza volerlo, o la morte, fisica o civile, in cambio di una vita tolta volendola togliere.
Oggi è meglio dell'antico taglione, senza dubbio, ma sempre lì siamo.

Tu ci chiami su una strada diversa. La strada di D**, dell'amore così grande da essere inconcluso, infinito, e da aver bisogno anche della miseria, della piccolezza di questa mia vita per darsi una (misera, piccola) conclusione. E quanto desiderata, Gesù mio, lo solo un poco da te e dal mio bisogno di te. Ma nulla so di D** e dei suoi desideri profondi verso di me.




La tua strada chiede coraggio e umiltà.
Il coraggio di amare, l'umiltà di sapersi incapaci di amare ma decisi a provarci ogni giorno, ogni ora.
«Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?».



Chiunque è capace di amare chi lo ama. Anche i peggiori tra gli umani, tendenzialmente, amano chi li ama. Chiunque sa salutare chi gli è fratello, chiunque sa porgere il saluto alle persone con cui ci sono legami di sangue e vita.
Il punto che tu metti in luce per chi ti è in amicizia e in amore è quello per cui dobbiamo amare chi ci odia, o chi odiamo e dobbiamo odiare. E dobbiamo amare senza fare distinzioni tra i "romani", stranieri che dominano il nostro popolo, e "i pubblicani" persone come noi, ma che vivono imbrogliando e derubando le altre persone, quelle per bene.


Questo "salto nell'amore", questo tuffo nelle profondità dell'amare fatto senza alcuna prudenza e senza alcuna protezione preventiva, questa audacia è esattamente la tua strada, quella che ci proponi di seguire.
La strada che tu hai percorso fino alla croce.
Il simbolo paradossale della tua, e nostra, vittoria.
L'amore D** che ha già vinto e che vincerà in tutte le sue sconfitte.

ciao r




sabato 11 febbraio 2017

La parola e l'amore...

... sono parole e amori, vita, esistente nelle nostre vite intrecciate.




C'è qualcosa, Gesù sposo, che mi fa impazzire nel meraviglioso brano evangelico che ci regali questa settimana.
La conclusione.
Quel bellissimo «non giurate affatto» con cui il  brano conclude, raccomandando di essere sintetici e chiari.
Se diciamo sì, sia sì, se diciamo no, sia no.
Il resto, tutto il resto di cui ci nutriamo noi ogni giorno, viene dal maligno.
Tu lo puoi dire a voce alta e con libertà e pazienza, perché tu sei l'amore, quell'amore che vive della Parola di D** che è diventata carne e sangue, passioni e scelte, amore e libertà.
Che sei Tu, Gesù sposo, tu che da Nazareth di Galilea e dall'ultimo clan di David re sei arrivato fino a noi, a questo mondo nato da te e dalla tua Parola, di D**.
Tu che ci insegni a parlare dentro alla presenza di D**, cioè con amore, con la Parola di D** e nel suo regno.
Ascoltiamoti.


Mt 5,17-37
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno
».





Mi colpisce sempre, in questo brano, Gesù mio, il fatto che tu non dai affatto torti o ragioni. Semplicemente indichi dei comportamenti necessari al di là dei torti o delle ragioni, che qui non interessano. Evidentemente.
Il primo passaggio è una contraddizione interessante.
Bisogna rispettare la Legge, cioè l'Insegnamento di D** scritto nei cinque libri della Torah.
Ma bisogna superare la giustizia di scribi e farisei.
Bisogna che la nostra giustizia sia molto più abbondante di quella di scribi e farisei.
Ma costoro sono perfetti interpreti della Legge, che eseguono alla perfezione in ogni suo comma.
E allora?
Come possiamo superare, abbondare nella giustizia più di chi interpreta perfettamente le regole dell'Insegnamento di D**?
Cambiando punto di vista.
Completamente.
Per esempio, smettendo di chiederci chi ha torto e chi ha ragione e, quindi, smettendo di pensare che chi ha torto vada punito e chi ha ragione vada premiato.
Tu qui parli d'altro.
Parli d'amore.
 

 «Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia...», magari, Gesù, mio fratello ce l'ha con me perché gli ho detto che se mi prende l'eredità dei nostri genitori è un ladro e gliel'ho detto in pubblico. Per questo ha qualcosa contro di me.
Devo andare da lui e "riconciliarmi" con lui?
Beh... mi sembra di sentire (e non vedere, sentire) il tuo sorriso, d'amore.

 «Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché...», anche qui, Gesù. Il mio avversario è persona prepotente, magari malvagia. Anziché oppormi mi devo mettere d'accordo con lui mentre siamo ancora vivi (mentre sei in cammino con lui)? Ma allora non c'è giustizia!
... anche qui, Gesù, sento il tuo affetto e il tuo amore per me e per il mio turbamento.


«Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore»... solo a guardare? ma... ma Gesù, allora conviene fare sempre... e allora sì che gli adulteri aumentano... scuoti la testa, Gesù, lo sento. Ma non ti allontani, mi sei sempre vicino.


Mi sembra di non capire.
Questa "abbondanza" di giustizia che dobbiamo avere rispetto a quella di scribi e farisei consiste nel fermarsi al significato più immediato dei comandamenti e dell'insegnamento di D**, senza interpretare e mettere clausole.
Non desiderare la donna d'altri è il comandamento, l'Insegnamento di non voler turbare le vite altrui entrando di potenza e di seduzione in altri equilibri. E non importa se siamo in presenza di un "matrimonio riuscito", di un "amore grande", di un "rapporto difficile e squilibrato".
Io, maschio o femmina che sia, non devo sedurre e farmi sedurre - e neanche solo nella mente e nella fantasia - dal partner di altre persone. E maschio o femmina che sia.
Così amare i propri fratelli, anche se non sono "buoni" o se si comportano male con me. Non dobbiamo farci odiare da loro, in nessun modo. Ma senza imbrogliarci con le parole.
Se diciamo sì è sì, altrimenti è no.



L'amore è difficile? Sì, l'amore è veramente difficile. Amare è molto difficile. Perché amare va oltre ogni condanna e ogni approvazione. Amare è una solidarietà che va oltre i torti dell'altra persona umana con cui ho a che fare.
Amare smuove i cuori e li mette in sintonia. Ma è una sintonia che può anche far male, creare dolore. Che può ferire.
Tu sei l'amore, Gesù, e ci inviti ad amare. E lo fai dicendo sì per dire sì e no per dire no.




Per questo tu sei segno di contraddizione per molti umani. Perché per amare occorre scegliere ogni volta, e ogni volta daccapo, contro tutte le prove che ci vengono fornite.
Fino alla vittoria del nostro amore?
Sì certo.
Ma sopratutto fino alla sconfitta.




ciao r









sabato 4 febbraio 2017

La luce e il sale ...


... e l'umanità è al suo opposto. Ma tu hai già vinto, Gesù.
 

 
La città sopra il monte è sempre illuminata dal sole, dalla luna, dalle stelle. Dagli sguardi umani.
Vero, Gesù?
Così tutta la Terra ha bisogno del sale e chi ti segue, Gesù, o è sale o è niente.
Vero?
Messaggio stupendo, terribile e durissimo.
Devono essere visibili le nostre “belle/buone opere” (τὰ καλὰ ἔργα) davanti a tutti gli umani, perché così possano glorificare D** per la nostra presenza.




 Ascoltiamo la tua Parola, Gesù, c’è bisogno di te.





Mt 5,13-16
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli
».




Così noi siamo il sale e la luce.




Ma non si fanno complimenti al sale o alla luce.
Ma come è buono questo tuo sale!”. Non diciamo così, diciamo che è buono un cibo, che è stato cucinato bene, che ci ha nutrito e soddisfatto. Il sale deve essere giusto, ci deve essere, ma non deve essere troppo (troppo salato questo cibo, peccato) o troppo poco (ma è insipido!).
Così non si va a vedere una mostra di pitture e si fanno i complimenti alla luce (ma che bella luce c’è in questa sala! la luce di questa esposizione è veramente bella!), però se la luce è sbagliata lo si nota (peccato, i quadri erano anche belli, ma le luci erano tutte sbagliate e non era possibile gustarli e vederli bene).
Così devono essere viste e gustate le nostre “belle/buone opere” e “ogni giorno” e non noi, una volta ogni tanto o se ce n’è bisogno.
Per di più queste opere devono essere come il sale e la lampada. Tali che li si usano, si agisce e vive grazie ad essi, e non ci si pensa più, si fa altro. Si vive, appunto.
Così le nostre opere belle/buone non valgono per se stesse.
Valgono perché grazie ad esse il mondo vive meglio, la vita è più bella/buona, e quindi chiunque – credente o non credente – rende gloria a D**. Cioè esalta la vita e l’azione umana come opera e azione di D** e dà, rende, “grazie” per questa vita e azione, umana e non umana.
La cosa paradossale e sorprendente di quel che ci dici, Gesù, è proprio nella intima contraddittorietà dei comportamenti che ci proponi come necessari, come indispensabili per sapere se davvero ti stiamo seguendo, o se stiamo facendo cose solo per noi.
Da un lato non siamo nascosti e dobbiamo esserci. Siamo il sale della terra, siamo indispensabili.
Ma dall’altro ciò che si nota e si vede non siamo noi, ma è il cibo che abbiamo salato, cui abbiamo dato il nostro sapore e i nostri benefici.




Così, certo, siamo la “città sopra il monte”. Ma questa città non è un dominio, una oppressione.
È una città di luce, una città la cui luce dà sicurezza a tutti e sopratutto a chi è umile e povero e semplice. Magari in quella città non ci andremo mai, ma sappiamo che c’è e l’esistenza della città sopra il monte ci consola, ci aiuta. Anche se non abbiamo rapporti con lei. Ci ricorda che D**, l’Eterno Amore, ci ama e ci ama così come siamo.
Dall’altro lato, Gesù, tu ci inviti a sparire, a non farci vedere a confonderci con l’umanità e la Terra.
Il sale sparisce nel cibo e la luce scompare nelle cose che sono viste e nella vita che va avanti, come appunto il sale.
 



Questa intima contraddittorietà serve a far rendere gloria al «Padre nostro che è nei cieli» e non a noi, e neppure a te, Gesù, se non in quanto ormai sei “la destra”, del Padre, sei affiancato a D** Immensità d’Amore.
L’abbiamo fatto? No, Gesù, l’abbiamo fatto ben poco, e molto più ti abbiamo tradito.
Eppure anche questo “ben poco” è stato sufficiente a cambiare il volto della Terra.
Abbiamo messo il tuo vino nuovo in botti assai vecchie, perché il vino vecchio ci piaceva.
Così abbiamo fondato Chiese, Dottrine, Filosofie, Poteri, Etiche, tutte glorie umane cui dare lode e di cui far vedere la forza, perché noi, purtroppo, siamo segnati dal peccato.
Siamo liberi da esso solo se ti seguiamo, soltanto quando corriamo dietro a te senza pensare a noi, soltanto cercando di raggiungerti, e quindi affidando a te tutto il resto.
Invece quando “ci facciamo” tua Chiesa, cioè ci diamo una organizzazione umana come tue e tuoi seguaci che ti possiedono, che detengono la tua verità e la vogliono imporre agli altri – per salvarli, è ovvio, e magari anche contro la loro volontà – quando facciamo questo allora immediatamente stiamo tradendo questo tuo messaggio d’amore.
Perché tu ci proponi l’amore che viene dato ogni giorno e in ogni momento e non ci chiedi affatto il modo o l’efficacia, la redditività e il profitto spirituale, dell’amore che ho dato e sto dando. Devo far lavorare il talento d’amore che mi hai affidato e non nasconderlo o adorarlo come un feticcio.
Il mio cibo non è affatto più buono perché ho usato sale dell'Himalaya o del mare di Ragusa o di sant’Antioco. Però questo tuo sale, Gesù, - cioè noi - ci deve essere, come questa tua luce. Sempre noi. Altrimenti manca la vita nel mondo.
Quindi è vero che tu, Gesù, non hai fondato nessuna chiesa né alcuna religione, e non solo, non tanto perché le avevi già ed erano il popolo ebraico e il suo patto con D**.
Sopratutto perché quello che ti interessa e per cui sei venuto è la nostra vita, è l’amore che nella nostra vive e dà vita ad altre esistenze.
Allora dobbiamo dare vita, nelle opere belle/buone (τὰ καλὰ ἔργα) che facciamo nell’amore e grazie all’amore in tutte le sue forme, a quell’amore che è nelle vite di ciascuno di noi, che lavora in noi, ma senza vantarci di essere noi i depositari di una verità intangibile e santa, cioè separata dall’umano e dalla Terra e di cui noi siamo solo gli amministratori. Potenti e Santi. 



 
Una verità che ci domina e ci governa.
Perché, infine Gesù, quello che tu ci affidi davvero in ogni giorno della tua vita è solo D**, la Santità piena dell’amore, senza la quale non c’è vita nelle nostre vite e manca amore nei nostri amori. D** che è genitore, amore intimo e profondo per le nostre esistenze.
Solo così siamo il sale e la luce, la città sul monte con le porte aperte giorno e notte, l’amore che non può essere nascosto.
Solo questa quotidianità dell’amarci ci fa vivere D** e fa vivere D** in noi: D** Presente Attivo, il Vivente che dona a noi se stesso. Chi ci fa diventare vita.
Chi si fa cibo quotidiano di cui rendere grazie.
Eucarestia

ciao r
 



sabato 28 gennaio 2017

La tua promessa...

oltre ogni speranza.
 
Se il tuo regno fosse "di questo mondo", Gesù, questa tua dichiarazione, così solenne e così "all'inizio" della tua predicazione, sarebbe il sigillo del tuo fallimento e, sopratutto, della inevitabilità di questo tuo fallimento.
Basta l'inizio del tuo insegnamento: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».
Già adesso, ora e in questo momento, in questo mio attuale presente, come nel tuo "attuale presente" agli albori di questa nostra "era volgare" (di questa "tua" epoca che non è affatto "tua" in nessun senso umano, perché l'intera vicenda umana, in ogni suo aspetto plurale, collettivo e individuale, è "tua" da sempre) tu da circa duemila anni mi garantisci che il "regno dei cieli" è di chi è "povero" ( ptōchoi cioè privo di risorse e di beni) e povero "nello Spirito" (pneumati), privo di risorse in quello che attiene alla sfera della vita e della capacità di essere e fare il bene.
Chi è povero di Spirito è "pitocco", mendicante e accattone, nello Spirito ovvero in ciò che dà senso alla vita e ci rende capaci di fare il bene. E come tutti gli accattoni chiede e domanda soccorso. A chi è "Spirito" e lo è in abbondanza. Ma non sapendo dov'è D** e non trovando facile "ascoltare" chi non si sa chi è e come è, beh, allora si rivolge alle persone umane e chiede a loro, mendica da loro aiuto.
E da te, Amore mio, in primo luogo, e dalla tua bellissima Parola.
 
 Ma tu, Gesù mio, che cosa ci vuoi fare con persone del genere? con queste persone qui non ci puoi costruire nulla. Non si fanno Re o Regine, Sovrani, Principi, Cardinali, Dirigenti, Capitalisti, Feudatari, Capitani d'Armata, da persone così. Ma neanche preti, secondo qualcuno.

Eppure solo chi chiede la carità dello Spirito, del senso e dell'amore cioè, e a chiunque sia attorno a lei/lui, solo costei/costui possiede il regno dei cieli.
Ma che strano regno, Signore, ci proponi.
Ascoltiamoti
Mt 5,1-12
"Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
"




Strano elenco.
Devono rallegrarsi (devono considerarsi makarioi - benedetti, fortunati, santi, beate, liete, felici...) colore che sono

- poveri nello Spirito
- nel pianto
- miti
- affamati e assetati di giustizia
- capaci di misericordia
- puri di cuore
- operatori di pace
- perseguitati per la giustizia
- perseguitati duramente a causa di Gesù.

Allora, chi non si deve rallegrare è chi sta al contrario di queste indicazioni.



I "ricchi di Spirito", chi è contento, chi è contrario alla mitezza...
Tu non lo dici, Gesù, anche se più avanti nella tua predicazione indichi chi è "nei guai" per le cose che fa e, sopratutto, per come le fa (il famoso "scribi a farisei ipocriti").
Invece con chiarezza indichi a chi è rivolto il regno dei cieli e chi - già adesso, ora - ne fa parte. E il tuo elenco è chiarissimo.
Fa parte del regno dei cieli chi è sconfitto nel mondo.
Infatti l'unico altro indicativo presente a proposito del regno dei cieli è quello di chi è perseguitato per la giustizia. A costoro già ora - adesso, nel mio e nel tuo presente attuale - è dato, è assegnato il regno dei cieli.
Tutti gli altri "saranno" soddisfatti. I poveri in Spirito e i perseguitati per la giustizia lo sono già adesso.
Nella loro sconfitta davanti al mondo, vinceranno. O già hanno vinto. Oltre ogni speranza, ma solo nell'amore.




Signore Gesù, Amore mio. Allora, pure se non capisco non è importante che io non capisca.
Importa solo l'amore, perché è l'amore che dà la speranza. Allora basta lasciarti amare. Lasciarti vivere me, da innamorato.
Nella tua e mia speranza che l'amore, il tuo Amore D**, ha già vinto.
Beate così, davvero beate le povere di spirito, e i poveri, che credono al tuo amore.
Gesù, sposo.





domenica 22 gennaio 2017

«Convertitevi»

Così, Gesù mio, il regno dei cieli è vicino?
Regno dei cieli. βασιλεία τῶν οὐρανῶν. Kingdom of the heavens.
Che cos'è il "regno dei cieli"? Che cos'è questa "cosa" dal nome così bello, ma che è pure così sfuggente alle nostre vite e alle nostre esperienze?
Perché tu cominci proprio così, dicendo questa frase laggiù in Galilea, nella famosa Galilea delle Genti, dove molte cose, persone ed esperienze, anche molto diverse tra loro, si incrociano. Vivono insieme.
«Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Che cos'è questo "regno dei cieli" che è così vicino a noi da chiedere la nostra immediata conversione?
E che cos'è "la conversione"?

Ascoltiamoti.
Mt 4,12-23
"Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nazareth e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo
".


Non predichi a Gerusalemme, predichi in periferia, e pure in una periferia «regione e ombra di morte».
Non hai paura dell'oscurità e di lanciarti dove forse non ti ascolteranno.
Percorri quelle terra di villaggio in villaggio, di città in città e ovunque vai ripeti la necessità della conversione e la vicinanza del regno dei cieli.
Continui a dirci che la nostra conversione è proprio indispensabile perché il regno dei cieli è qui, è vicino.

Ma non sappiamo cos'è, questo regno dei cieli. Come possiamo convertirci per qualcosa che arriva e non sappiamo cos'è? Come possiamo cambiare vita per qualcosa che non capiamo e in cui, forse, neppure crediamo?
Ma, forse, se osserviamo te, che cosa fai tu, allora la risposta, forse, ci viene più facile.
La prima cosa che fai è sceglierti degli amici.
Vedi due coppie di fratelli e li chiami. Proponi a loro di cambiare radicalmente vita: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Non è che sei chiarissimo, Gesù. L'unica cosa chiara è l'invito a cambiare radicalmente vita, per mettersi a camminare con te nella Galilea, o dove andavi.
Quindi smettere di fare il lavoro utile che facevano per farne un altro, apparentemente meno utile.
Le due coppie di seguono e chissà che cosa avranno capito della tua proposta.
Ma questo non sembra importante.
Non sembra molto importante "capire tutto". Importante è seguirti, fare come fai tu. Comportarci come te.
La seconda è che non bisogna aspettarsi nulla. Tu sei sempre una sorpresa, tu sei sempre nuovo e diverso, e ogni conto che facciamo su di te si rivela sbagliato molto in fretta. Il tuo regno dei cieli, appunto, non è di questo mondo.
Per te conta la proposta dell'amicizia e del farsi "convertitori" di umani, e solo perché sono amici tuoi e hanno accettato, scelto, l'audacia di lasciare tutto e seguirti.
Essere tuoi seguaci significa mettersi nella tua ottica: farsi amici e parlare loro della nostra conversione e del regno dei cieli che si avvicina.
Senza pretendere di capire tutto, ma cercando di fare in modo che le cose che facciamo e diciamo ci cambino, i convertano come, nel senso del regno di cieli. Qualunque cosa significhi.
La terza cosa che fai sembra la più facile, ma anche la più difficile.
Insegni il regno dei cieli là dove ci si raduna per pregare e per cercare la presenza di D**.
Annunci la "bella notizia" e guarisci da ogni malattia e infermità.
Facile e difficile: annunciare la bella notizia, il vangelo, del regno e contemporaneamente guarire da infermità e malanni. Si tratta di avere le parole giuste e di essere capaci di curare le persone e farle guarire. Invece no. Si tratta di essere come te, anche se siamo così lontani da te.

Ma, allora, che cosa significa "essere come te"?
Ecco, forse proprio qui è il punto nodale, la porta stretta che va oltrepassato.
Significa essere capaci di convertici. Cioè di fare ogni giorno le cose che tu hai fatto.
Respingere le tentazioni di essere come il mondo vuole che noi siamo.
Cercare amiche e amici che abbiamo desiderio di essere come te: cercatrici di D** attraverso le loro proprie vite.
Praticare D** attraverso la preghiera, cioè l'ascolto dei sentimenti, delle sofferenza, delle malattie delle persone che sono attorno a noi, privilegiando i poveri e gli afflitti.
Solo a questo punto il tuo regno, Gesù, rivelerà tutti i suoi segreti.
Il regno che annunciamo è il regno dell'amore, che esiste solo a partire dall'amicizia in comune e dall'amore che si sceglie ogni giorno, quella presenza e azione che guarisce le malattie, anche quando non guarisce davvero ma rende, lo stesso, bella la vita attraverso il sorriso e l'amore.
Perché il tuo regno è dei cieli solo perché la sua vita non dipende dal mondo, ma da D** e dal suo Amore che coinvolge e travolge pubblicamente nella costruzione dell'amore.
Vivendolo in ogni momento.
ciao r