domenica 15 gennaio 2017

Agnello e Servo ... tu,

figlio di D**, nostro amico e Re.


Essere annuncio.
Essere un annuncio, anzi essere l'annuncio, l'unico che arriva alla "pienezza del tempo", quando c'è spazio e tempo per quell'annuncio; essere questo annuncio e saperlo.
Sperarlo, forse.
Sapersi "pienezza del tempo", una pienezza che deve essere riempita da qualcuno che tu non sei, e che è più grande di te. Molto, forse troppo più grande di te.
E così, essendo quest'incertezza di speranza sicura, annuncio di una speranza in arrivo, di una certezza sperata, essendo questo saper passare.
Saper farsi da parte.


Essere agnello, agnello di D**.
Quante parole, Gesù, abbiamo usato per spiegare questa tua definizione, semplice.

Tu sei l'offerta innocente. La vita spezzata nella sua primizia, quando è solo una promessa. Tu sei l'offerta libera, gratuita, e per questo necessaria. Indispensabile "alla pienezza del tempo".
Tu, Gesù, sei l'Agnello di D**.



Ascoltiamo il tuo vangelo.


Gv 1, 29-34

"Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».
"


Tu sei l'agnello. Ripeterlo ci fa bene, ci bene ascoltarlo, sapendo questo "agnello di D**" figlio solo di Israele. In altre culture poteva essere il vitello di D**, o il grano di D**, o il suo riso.
Ma sei il Mesiah di Israele e allora sei un agnello.
L'animale che non è ancora nel pieno della vita, che è una primizia, perfetto, senza difetti, maschio.
L'animale migliore, quello che verrà sacrificato.
Quella offerta che è necessaria, quell'indispensabile atto gratuito di offrire D** come come vittima di espiazione del peccato umano, questo peccato che è troppo grande e denso perché un umano qualsiasi possa farsene carico, questo peccato che ci condanna a morte e che deve essere tolto perché noi diventiamo vita, come è vita D** che ci ama.


Perché i vitelli, gli agnelli, i grani, gli orzi, i risi degli umani, per quanto perfetti e primizie siano, sono sempre nel tempo. Allora scorrono come il tempo e vengono dimenticati e, allora, il peccato lo allontanano solo per breve tempo. Subito poi torna a dominare.
Solo tu, l'agnello di D**, l'animale più bello e più amato del gregge dell'Amore, solo tu che sei il D** che si fa umano spogliandosi della sua umanità, solo tu che vieni puoi togliere del tutto il peccato dal mondo.
Questo è quello che sei venuto a fare, quello che in questo vangelo stai iniziando a fare.
Giovanni lo annuncia.


Così siamo in presenza di due momenti, due spazi, uno dei quali precede l'altro e si annulla in quello che lo segue e che lui annuncia.
Giovanni l'annunciatore, il profeta, il battezzatore, colui che chiede conversione e pentimento, ti annuncia, Gesù, e così si annulla in te. Dichiara il suo compito finito.




Invece, Gesù, il tuo compito si sta realizzando. Tu sei all'inizio del tuo cammino, questo tuo cammino che ti porterà ad affrontare il frutto più forte del peccato, la morte. E a vincerla facendoti sconfiggere da lei.
L'Agnello di D** viene a vivere la sua morte come sconfitta del peccato, e Giovanni lo annuncia.
Tu arrivi e Giovanni - che ti ha annunciato - smette. Un doppio momento incrociato, importante.

Perché sottolineare questo doppio momento?



Perché qui è il segno di chi ti segue, di chi ti ama con tutta la sua vita e ti annuncia, vivente, nella sua vita di peccatore.
Questa esperienza con te è sempre doppia.
Io muoio alla mia vita di peccatore, che termina con la tua vittoria di me, e facendo questo annuncio la tua vita in me e, quindi, la mia vita in te.
Una vita nuova, che però non prevedo e non conosco. La spero soltanto.
Una speranza resa possibile solo da te.
L'Agnello di D**.

 
Ma, che cosa significa "agnello"? e il genitivo, di specificazione e di possesso, "di D**" che cosa indica?

Non lo so.




So soltanto che quel doppio movimento di vita, mia e tua, è reso possibile solo dalla tua immolazione come innocente e amato.
Solo perché tu entri nelle nostre intimità violente e brutali, e ti offri come vittima di risanamento, come guaritore dei nostri mali nella offerta della tua vita, solo per questo è possibile la mia libertà nell'amore.



Perché D**, nel suo Figlio amato, il più amato, si offre all'amore come liberatore e dono, come libertà di amare fino all'estremo dono. La propria vita.
D**, supremo amore, si compromette con me, si offre a me in dono d'amore affinché io consenta alla sua Presenza-D** di liberarmi del mio peccato e farmi vivere senza peccato, senza la fatica e la costrizione del male che distrugge.
E questo patto "com/promesso" tra me e la Presenza-D** è esattamente e proprio Gesù.
L'agnello di D**.
La vita libera, perfetta, bella, innocente che tutti sogniamo e che ha (che è) come luogo di verità proprio questa immagine dell'agnello. 

Cioè della vittima perfetta e innocente.
Dove conta il senso e la verità, e non l'immagine.
Conta D** che attraverso Gesù di Nazareth e la sua sconfitta come Mesiah si sta facendo Tutto.
Tutto in tutti.



ciao r

domenica 8 gennaio 2017

La Giustizia e il Dono ...


... sono D** che ama.



 
«Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia».
Ogni anno, Gesù mio, come torna il tuo battesimo e la sua memoria, a me torna a rimbalzare nel cuore questa tua frase.
«Conviene che adempiamo ogni giustizia».
Riconoscerti peccatore e desideroso di redenzione, perché questo era il significato del battesimo di Giovanni, questo saperti uguale alle altre persone che andavano al Giordano da Giovanni, questo è “adempiere ogni giustizia”?
Tu sei la giustizia, Gesù, ma anche tu avevi bisogno, come ciascuna di noi, di percorrere il cammino che avevi davanti, quello che D** desiderava per te, affinché si compisse, appunto, la giustizia nella tua vita, in modo che tu dessi, che voi due deste completezza a “ogni” giustizia.


Mt 3,13-17
Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento»
.”




πληρῶσαι - plērōsai




Questo è il verbo greco che mi crea problemi.
In inglese viene tradotto con “to fulfill”, in italiano con “adempiere”.
Il verbo è quello usato per indicare il “Pleroma” la Pienezza del Divino, sia della sua presenza tra di noi, che della sua stessa Pienezza come Divino.
Certo, poi è anche un verbo che indica completamento, realizzazione.
Chissà che verbo hai usato in aramaico, e chissà se è importante saperlo.
Credo di no.
La tua parola è sempre limpida ed anche adesso è limpida. Come acqua di fonte da cui mi disseto.

Tu, insieme a Giovanni e in questo solo luogo di Matteo 3,15, dici che dovete adempiere “ogni” giustizia (pasan … tutta, nella sua interezza).
E questo adempimento è che tu ti riconosci peccatore e ti penti della tua condizione, e questo nel momento stesso che chiedi a D** di salvarti, di convertirti attraverso l’immersione simbolica nelle acque del Giordano.
C’è un simbolo in questo atto che tu rivendichi in modo così forte?





No. 



C’è solo la rivendicazione del compito che, secondo quel che tu sai di te stesso in quel momento, ti è stato affidato da D**: plērōsaiogni giustizia, completare e dare compimento a ogni – a tutta la – giustizia che c’è sulla terra e nell’umano, a tutta la giustizia di cui c’è bisogno.
E questo completamento sei tu, che ti riconosci peccatore, bisognoso di conversione.
Che questa scelta è quella giusta ti viene subito confermato dall’Altissimo Amore, che si apre a te e ti chiama con l’unico nome con cui puoi essere chiamato: l’Amato.

Sentendo suonare dentro di me la tua Parola d’amore, Gesù, non ho alcuna difficoltà a capire perché chi ti è fedele, chi ti ama con passione fiduciosa del tuo amore, viene perseguitato ed è spinto, costretto, a testimoniarti oltre ogni sua previsione.
Perché è scandalo, inciampo, agli occhi e al cuore del mondo – del regno dei satana – che D** compia ogni giustizia chiedendo la sua propria conversione a quell’amore che noi umani rifiutiamo.

Tu compi ogni giustizia, la completi e la realizzi pienamente in te, perché la tua vita e la tua sconfitta sono la vittoria di quell’amore che testimonia se stesso, che è martire del suo posarsi tra noi e del suo vincere soltanto con l’amore. 




Fedele.
Vincente.
Appassionato.

Ciao r





giovedì 5 gennaio 2017

Epifania di ...

... Gesù, nostro Signore, il Cristo.


Quanti simboli, Gesù mio, e quanti significati ci vengono offerti da questa meravigliosa narrazione.
Lasciamo perdere il piano storico, se e come sia davvero avvenuta questa vicenda.
Il piano storico, il cosiddetto “piano dei fatti”, è pieno di inganni e trucchi, ricolmo di menzogne che nascondono verità e di verità che sono state accuratamente massacrate e uccise perché non potessero parlare.
Qui, in Matteo tuo discepolo e amico, abbiamo un racconto dove è messa in evidenza una verità semplice, un semplice messaggio d’amore.
Ci è nato un figlio, abbiamo avuto un re e il suo nome è “Principe della Pace”, “Consigliere Ammirabile”, “Luce delle Genti”.

Mt 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese
”.


La prima cosa sono i “Magi”, i “Maghi” venuti da oriente a Gerusalemme.
Qui ci sono tutta una serie di indicazioni mitiche e antropologiche. L’Oriente di Gerusalemme è lontano ed è ricco. Immensamente lontano e altrettanto ricco. È quell’Oriente da cui provengono sete e altri tessuti meravigliosi; da cui arrivano le fragili, bellissime, dure porcellane; da cui giungono erbe dalle proprietà magiche e strane, come il the, l’hashish.
Da questo “Oriente” carico di meraviglie e di stupori, lontano dalla concretezza di Israele e di Roma, suo odiato dominatore, da quell’Oriente arrivano “alcuni” Magi.
Per Matteo costoro sono, insieme, depositari di sapienze lontane, incomprensibili, e di ricchezze enormi, oltre ogni immaginazione.
Sono Maghi, sapienti e re. Persone dotate di un potere tutto loro che nasce da un sapere, altrettanto loro, controllato, e quindi dalle ricchezze che hanno per questo potere.
Ma questi Maghi sono persone inquiete. Non stanno fermi a casa loro.
Seguono una stella.
Quale follia! Seguire una stella per andare chissà dove.
Eppure loro lo fanno. Percorrono spazi enormi e arrivano a Gerusalemme, alle porte di quell’Occidente che non è ancora nato ma che è in procinto di nascere.
E a Gerusalemme si rivolgono al re. Sono re che parlano a un loro pari – a uno che si immaginano sia un loro pari. Ma costui nulla ne sa e i suoi sapienti tirano fuori una oscura profezia di un profeta minore… e tu Betlemme non sei davvero l’ultima…
La prima cosa sono i Magi venuti dall’Oriente. Ci raccontano una curiosità, un interesse, il bisogno di un sapere che rende inquieti ed errabondi.


La seconda cosa è il turbamento di Erode e di tutta Gerusalemme.
Stavano vivendo come sempre – filavano, tessevano, macinavano grano, facevano schiavi, possedevano corpi di schiave, costruivano palazzi e congiure, si raccontavano storie, avevano diverbi e accordi – quando questi “stranieri” con tutta la loro potenza e ingenuità di orientali ci vengono a disturbare e parlano di un “re dei giudei”.
La novità sconvolgente sotto le spoglie della realtà più banale.
Gerusalemme è turbata e si chiede che cosa vogliono dire e non ha risposte. Solo una piccola profezia, di un profeta minore, che qualcuno tira fuori … tanto Betlemme è lì, a un passo da Gerusalemme.



La terza cosa è la segretezza di Erode con i Magi.
Li chiama “segretamente”, in modo che nessuno lo sappia che lui, Erode il Grande, “ci crede”, crede davvero sia nato “il re dei Giudei”. Non si fida di nessuno, Erode il Grande, non ha amici, non ha servi fedeli, è solo nella sua desolata brama di potere e di morte. Nessuno gli è amico, e deve agire in segreto con questi stranieri che se lo guardano con sospetto, con ilarità. Segretamente, incontra quegli stranieri che tutta Gerusalemme conosceva per la loro diversità. L’unico segreto di Erode il Grande è la morte che lo divora dentro e non gli da pace, neppure verso un bambino nato a Betlemme di Giudea. Un re incredibile per tre altri re che si sono fatti un viaggio per tutta l’Asia solo per trovare un bambino appena nato, in una città di Giuda.
Eppure con questo re bugiardo e ingannatore i Magi parlano senza problemi.



La quarta cosa è il bambino.
Un bambino in una casa. Niente di straordinario. Una creatura appena nata in una casa qualsiasi.
Un bambino e “Maria sua madre”, una giovane, giovanissima donna che merita di essere ricordata per nome, come madre di quel bambino.
Un bambino qualsiasi, da adorare.
Un bambino, qualsiasi, da adorare? Ma siamo sicuri?
Tre re stranieri, seguono una stella, arrivano in un villaggio di Giuda, incontrano una corte di arruffoni, truffatori, tagliagole, se ne vanno in un villaggio vicino e lì adorano un bambino solo perché – secondo loro – glielo dice “la stella”, e loro di questa indicazioni sono “contenti”, provano “una grandissima gioia”, anzi?
Siamo sicuri?
Beh, Matteo è sicuro.



L’ultima cosa è il ritorno, diverso dall’andata.
Perché il viaggio li ha arricchiti. Hanno potuto dare al bambino (e alla madre) i loro doni carichi di simboli (Oro, Incenso, Mirra … Potenza, Vita, Morte … Cura, Guarigione, Sacrificio … etc etc). Ora possono tornare a casa per un’altra strada, così non rivedono quell’odioso satana di Erode (il Grande… ma “grande” di che cosa?). Un’altra strada dove non hanno più bisogno della stella, perché hanno imparato a scegliere la strada, a trovare la strada migliore, più interessante e libera.




Sapete. 
Trovo assai poco interessante sapere se Gesù è davvero nato a Betlemme di Giuda (profezia di Michea, 5-6 … e tu Betlemme di Efrata così piccola per essere tra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui… letta secondo la traduzione dei 70).
Trovo bellissimo la narrazione di questa prima rivelazione della divinità di Gesù affidata a così tanti elementi di fragilità e di audacia. Dalla fantasia e intelligenza dei Magi, alla loro determinazione, al buon viaggio, a tutte le altre casualità e incertezze di una vicenda così strana.
Lo trovo bellissimo perché lo sento un invito anche per noi.
Avere la stessa audacia dei Magi che percorre l’Oriente misterioso dietro a una stella: avere la quiete tranquilla di Maria che nella sua casa accudisce al bambino avuto così improvvisamente.
Per adorare un Divino così misteriosamente raccolto in ciò che è tutto meno che la rappresentazione plastico del Divino come Potenza e Santità. Per adorare in modo strano, forse perfino blasfemo, un bimbo in un culla con un madre vicina.
Perché la Santità è viva, in ciascuna di noi e solo qui tra noi la possiamo trovare e ascoltare.
Se siamo come i Magi e Maria.
Quieti e irrequieti. Stabili e nomadi. Liberi nell’amore e vincolati all’unico amore che libera: Gesù di Nazareth, nato a Betlemme di Giuda.


ciao r




sabato 31 dicembre 2016

Theotókos (Θεοτόκος) ... cioè

... madre di D**.



Ti chiamiamo "Madre di D**" e ci sono state lotte dietro a questa "definizione", dietro a questa "dichiarazione solenne".
Oggi, forse, diciamo questo tuo titolo con troppa familiarità e ci fermiamo troppo poco a considerare "che cosa significa", cos'è il significato di questa affermazione con cui, oggi, preghiamo insieme a te, e con te onoriamo D** altissimo Amore.
Ma in tuo onore e per la tua intercessione a tutte le nostre preghiere oggi è anche la giornata mondiale della pace.
Ma è giusto così, perché tu sei la "madre di D**" e questo significa, necessariamente, che tu sei, sempre e per sempre, uno corpo e un utero di pace - che fai vivere la pace, come hai fatto vivere il Consigliere Mirabile di ogni pace, Il Principe della Pace. Gesù, nostro Re e Sposo.
Allora ascoltiamo la "bella notizia" di Gesù e cerchiamo di cogliere, pregando, che cosa tutto questo significa per noi.



Lc 2,16-21
"[I pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo
".



Cerchiamo tre cose che sono importanti.

La prima, mi sembra, sono i pastori che vi cercano e vi trovano "senza indugio".

La seconda è ciò che i pastori trovano.

La terza è la tua reazione a questa visita.


I pastori vanno da voi "affrettandosi", certo senza indugio, ma con in più anche una certa fretta.
Certo, avevano visto angeli che annunciavano qualcosa di straordinario e volevano avere conferme. O smentite. C'è concretezza in questa fretta, una totale mancanza di scetticismo.
Andiamo a vedere.
Disposti a qualsiasi sorpresa, dopo la visione di Angeli.
Occorre sapersi muovere con decisione, aspettando ogni situazione, andando a vedere. Però.
Andare subito a vedere è importante. Perché si dà retta al messaggio, non si pensa sia stata una fantasia o una finzione, ma invece una realtà. Realtà che può essere confermata o smentita dai fatti, ma che merita il controllo e tutta la fatica del controllo. Spostarsi, muovere le greggi, arrivare, cercare, disporsi, capire, raccontare, meravigliarsi meravigliandosi.
Forse molti di noi hanno perduto questa "fiducia impegnata". Fiducia nella parola di D**, ma impegnata a verificarne le realtà e le situazioni reali, senza "fidarsi troppo", ma fidando nell'amore che è D**.
 

La seconda è quello che i pastori trovano.
Voi tre in una stalla, con un riscaldamento di fortuna, con cibo certo, ma con realtà e situazioni di estrema provvisorietà e di cui è simbolo quella "mangiatoia" dove D** viene messo a dormire e a riposare, tra una poppata e l'altra.
Perché il re del mondo, il Signore di ogni esistente, il creatore del cielo e della terra è in una mangiatoia, con l'odore del cibo delle bestie, con la madre lì vicina a portata di poppata, dormendo e scoprendo il mondo e ciò che lo circonda ... e se la gode tantissimo.
Perché anche qui il segrete è godersi il giorno dopo giorno. Perché ciascun giorno ha la sua preoccupazione e non bisogna pensare al domani. Ma solo ad amare.


La terza cosa sei tu.
La tua reazione a questa visita. Che ti stupisce, chiaramente. Che non caspisci, altrattanto chiaramente. Ma che accetti e accogli. Lasciando che il "tuo cuore", cioè tutta la tua sensibilità ed emotività profonde, non solo accolga, ma anche cerchi di "comprendere" - di considerare razionalmente, di confrontare con attenzione - queste cose.
Perché il problema non è "capire tutto", ma lasciare che le cose che ci succedono possano lavorare liberamente con noi, facendoci crescere, aumentando le nostre libertà e le nostre reazioni libere. Perché non le respingiamo lontane da noi come "sbagliate", come "errori", come "nate dal caos", ma le accogliamo anche se non le comprendiamo. Paragonandole le une alle altre, per farle entrare in noi e così, e soltanto così, cambiarle con la nostra comprensione.


Perché la vita spesso - troppo spesso, forse - è inattesa. Totalmente inattesa e, spesso, pure feroce.
Allora occorre davvero amore e serenità profonda per accogliere nel nostro cuore ciò che non comprendiamo e lasciarlo lavorare, mentre noi lavoriamo questa cosa che non comprendiamo.
Finché D** e la sua Parola ci liberano nell'amore in cui tutto è completo e pieno. Tutto è da amare.

D**, Eterno, Bene.


ciao r











domenica 25 dicembre 2016

Natale di Gesù di Nazareth...

... il Cristo di D**.


Così ogni volta ricordiamo che sei nato.
La cosa, detta così, sembra banale. Festeggiamo e ricordiamo la nascita del fondatore della nostre religione.
Ma, detta così, non è vera. Anzi, è proprio sbagliata.
Perché tu non sei il "fondatore della nostra religione" e perché (probabilmente) tu non sei nato in questo giorno (probabilmente ... perché c'è anche chi sostiene che invece sì... tutto un ragionamento su Zaccaria, che era sacerdote in turno al Tempio secondo la classe di Abia, cfr Lc 1, 5-10 e quindi sul concepimento del Battista sei mesi circa prima di Gesù... etc... mi sembra abbastanza inutile...però forse no).
 

Vale la pena, anche qui, ascoltarti ed ascoltarti nei tre Vangeli in cui si parla di te, Gesù di Nazareth il Mesiah di Israele, il Cristo di D**, come qualcuno che c'eri anche prima di metterti  predicare, e di fare una vita per diffondere una "bella notizia" qui tra noi. La cui esistenza è come quella di tutti i mortali, "nato da donna".

I tre Vangeli sono: Matteo 1,18-25 ; Lc 2,1-14 ; Gv 1,1-18 .... lo so, Gesù, lo so... il terzo non è un vangelo dell'infanzia e nulla c'entra. Invece no. C'entra ed è importante perché racconta come ti hanno capito dopo la Resurrezione. Come sono riusciti a leggere la tua realtà e la tua vita.



Mt 1,18-25
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: / a lui sarà dato il nome di Emmanuele ,
che significa Dio con noi . Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù”.
Gv 1,1-18
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato”.

Lc 2,1-14
Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli / e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».”.

 

Ci sono due punti sicuri sulla tua nascita.
Sei figlio di Maria di Nazareth, ragazza e promessa sposa a Giuseppe, un uomo appartenente alla casa di David, a un clan di tipo davidico.
La sottolineatura che sei il figlio di Maria è importante perché la tua nascita umana è limitata a tua madre, alla partecipazione di Maria a una azione divina che si compie in lei e grazie alla sua collaborazione.
L'altro punto è che in te, in quel piccolo bambino che eri, così fragile come tutti i bambini e così povero come moltissimi bambini allora e ancora, si compie e inizia - contemporaneamente e nello stesso istante - una sconvolgente azione di D**. 
Qual'è questa "azione sconvolgente"?

Partiamo dai due punti che mi hai sottolineato prima: sei nato da donna, da una ragazza vergine, un giovanissima donna che non aveva avuto rapporti con uomini, e sei nato povero e in condizioni di disagio, e a anche di gravissimo disagio.


Questi due punti sono molto preziosi, perché ci dicono una cosa di te che va incrociata con quello che canta Giovanni nell'Inno liturgico che introduce il suo Vangelo.

Qual'è il punto del Prologo che merita di essere sottolineato? Proprio quello, secondo me Gesù mio, che lo stesso Giovanni sottolinea.

E sono i versetti finali dell'Inno: 
"La Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato
".



Tu sei la "grazia e la verità", cioè sei l'unica conoscenza di D** misterioso e nascosto, di quel D** Genitore e Origine perenne, che solo tu riveli e fai conoscere. Perché solo tu Lo abiti come "Figlio", come "generato e non creato", proprio come si generano i figli, come da una donna, dalla sua vita e dalle sue esistenze, prende vita e forma una esistenza che inizia come parte segreta e nascosta della madre - del "suo corpo" si dice oggi continuando il dualismo greco - e continua fino a diventare parte vera e indipendente. Parte a sé. Ma la madre non "crea" nulla, dà, dona la vita che è "naturalmente" sua e la dona a una vita che lei fa in modo che diventi indipendente da lei. 
Da questa nascita nasce l'amore come esperienza comune agli esseri umani. Non dalla "riproduzione sessuata", come dice la scienza, ma dalle narrazioni e dai racconti che attorno alla riproduzione sessuata noi abbiamo costruito.
Ecco, Gesù.
Mi sembra che il racconto della tua nascita di ricordo quanto il D** d'amore che tu ci hai mostrato sia sconvolgente.
Perché tu, Gesù di Nazareth nato da Maria, sposa a Giuseppe della casa di David, tu sei il senso e la forma umana di quell'amore D** che è Origine e Fonte perenne di tutto ciò che esiste.
Amore che per "farsi vedere" nel mondo sceglie due cose: la fragilità di un "cucciolo d'uomo" e la povertà e la miseria di molta parte della condizione umana.
Fragili in una condizione fragile. Ricoperti di poveri panni e con una mangiatoia per culla. Per imparare subito la difficoltà della vita e il bisogno di affidarsi a D**, unica fonte di certezza. E agli altri esseri umani come cura e speranza d’amore.
La certezza che siamo nati per amare, come D**, la cui esistenza è segnata dalla scelta di essere amore.
La cura e la speranza d’amore che dobbiamo essere noi nelle nostre povere vite, perché ogni povero, ogni figlio di immigrati e di profughi della Guerra è esattamente uguale a te.
Figlio di D** e sua unica notizia al mondo: D** è libertà e potenza d’amore.
Come te, Gesù mio. Come noi, Sposo piccolo e povero.
Tu e noi, l'amore di D**.

ciao r





giovedì 22 dicembre 2016

Le umili e le miti sono ...

D** in tutta la sua Potenza



Lc 1,46-55
«Il Signore [...] ha guardato l’umiltà della sua serva».
 

 
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
 

Il presente è male, Gesù, e solo la tua vita, Parola di D**, lo sovverte e ne abbatte le regole perfide, ne ribalta i tavoli luridi di sangue iniquo umano e animale, tavoli pesanti per le ipocrisie che riusciamo a inventarci.
 
 
Ma la Parola di D** agisce solo attraverso i cuori umili, i cuori miti d'amore.
Solo nella vittoria dei cuori umili e miti
vedremo i ricchi desolati dalle loro mani prive di ricchezza,
vedremo i superbi flagellati dall'idiozia dei loro pensieri,
vedremo i potenti rovesciati dai quei troni di morti e feriti,
vedremo le umili e le affamate, che si sono tolte l'ultimo pane di bocca per darlo a qualche altro vivente, vivere belle e felici della libertà e dell'amore che è D**
e vedremo tutto questo qui,
tra noi e ora,
se non ti tratteniamo più dal tuo ritorno
con le nostre azioni di superbia
e invece restiamo umili
a glorificare D** Altissimo Amore,
perché il suo Eterno si riconosce
soltanto
nella fragilità e nella leggerezza chi è umile e mite.
Come Maria di Nazareth la ragazza,
tua madre.


ciao r