Vangelo di domenica 05 Maggio 2024_ Il comando impossibile
Occorre fare molta attenzione a queste tue parole, Gesù. Innanzitutto accettando e scegliendo il modo in cui sono riportate da Giovanni, evangelista, il discepolo che amavi. Sono le parole con cui ricordi ai tuoi amici la tua vita, quello che hai fatto, e come lo hai fatto, giorno dopo giorno.
Una memoria che fai e regali ai tuoi amici nel momento in cui stai per essere arrestato e messo a morte, come bestemmiatore del dio idolo a cui credono sacerdoti, scribi, farisei, e le persone pie di Israele, timorose del mondo e di ogni amare.
Tu fai vedere che sei venuto a portare Dio amore in Israele e, quindi, nel mondo che ha in Israele il testimone privilegiato di questo amore Dio che tutto raccoglie, tutto accetta, tutto salva; specie ciò che è difficile e debole, ferito, pieno di peccato ed errore.
Questo significa la tua affermazione (Gv 14,5-7) che sei la via, la verità, la vita; l'unica strada che conduce al Dio Padre Madre, immenso amore presente, che ci offre in regalo (ogni giorno, non una volta per tutte) la libertà di amare, la pazienza di vivere nella pratica quotidiana della sola libertà che conta davvero nelle nostre vite: amare. Ci fai vedere che sei, e sei stato, ascolto profondo dell'amore Dio, che vuole vivere e gioire di felicità in noi, attraverso te, Gesù, l'amato, il più amato, il Figlio venuto a testimoniare Dio, il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Dio dei viventi, di chi vive dell'amore e nell'amore, nel grembo stesso della gioia di amare, in quell'esperienza che è - appunto e sempre - soltanto il Dio amore che tu vivi e ci racconti, Gesù.
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.».
Il punto è la scelta. Ma è sempre il punto profondo, tenero e aspro, di ogni amore. Si ama chi e ciò che si sceglie, ogni giorno. Chi è scelto dal nostro amore è protagonista delle nostre esperienze e attività indirizzate ad amare. Perché amare è fare esperienza di azioni, gesti, comportamenti, doni; ma anche di fatiche, di rapine, di saccheggi, di lavori fatti insieme, di strade aperte e di altre strade chiuse. Amare è scegliere.
«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.». Amare è scegliere, proprio com'è nella nostra esperienza; noi scegliamo come siamo stati scelti e amiamo come abbiamo vissuto l'amore che ci è stato dato. Né di più né di meno.
«Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.».
Rimanere nell'amore, insieme alle altre persone che amano insieme a me e attorno a me, significa vivere la pazienza dinamica di amare ogni giorno, nutrendo e nutrendoci d'amore. Così amare non è una proprietà da cui riscuotere royalties, dividendi di profitti prelevati senza senza lavoro, con violenza.
Amare è un possesso, una responsabilità, una felicità; amare è un compito da contadina e contadino, un lavoro da pastore, un fare da falegname e carpentiere. Amare è l'attività più importante delle femmine, specie quelle umane, perché produce piaceri e vite nuove, che si affidano alla madre con abbandono e silenzio, con una semplice fiducia originaria: Amare richiede l'attenzione paziente, umile e silenziosa, di fare e rifare, ogni giorno, le stesse attenzioni, gli stessi riti, le medesime carezze, le identiche esperienze delle azioni d'amore che servono, qui e ora, e di cui c'è bisogno. Amare, così, è vivere nella gioia, è dare gioia, senza pensare minimamente a un qualsiasi contraccambio. Contando, però, sulla speranza che amare fa nascere altro amore. La speranza è la prima figlia di ogni amare.
Ecco, amare è sempre un guadagno in perdita. Amare è accumulare risate e carezze di Dio, Madre Padre, ma che non usiamo e viviamo adesso, ma che ci verranno date più avanti, quando meno ce l'aspettiamo, e forse solo davanti a Dio, al momento in cui tu, Gesù, torni per festeggiare la vittoria del regno di Dio nelle nostre carni e nei nostri cuori.
Allora amare come insegni e chiedi tu, Signore Gesù, non è roba da ricchi, da persone difese da poteri intellettuali e finanziari. Amare come chiedi tu, come fai tu, è roba da poveri, da sordi, da ciechi, da zoppi, da lebbrosi, da puttane, da ladroni. È roba da persone che hanno perso tutto e non sanno come fare per avere ancora (oggi! solo oggi!) la gioia di vivere. Se non vivendo la speranza di amare ed essere amate e amati, perché la chiedono a Dio Padre Madre, che distribuisce l'amore a piene mani a chi lo prende, per sé e per donarlo a sua volta, ad altre vite, quelle che ha attorno a sé, senza tenere nulla, senza accumulare tesori.
Questo è il tuo comando impossibile: amare come ci ami e ci hai amato.
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi.».
Tu, Gesù, sei il testimone umile e mite di questa libertà Dio di voler essere felice di noi e di farsi fare felice dai nostri amori, questi amori che ci paiono piccoli e deboli, ma che non sono così fragili e poveri come ci sembra. Tu sei venuto tra noi in carne sangue e passioni, per donare a Dio Madre Padre le verità, le capacità, le scelte di amare e di essere e fare gioia, e piacere.Tutti questi frutti d'amore che sono dispersi nelle nostre carni di vita. Qui, dove amore fiorisce sempre, selvaggio e libero, come i sorrisi e le carezze di Dio, bellissimo, pericoloso, umile, mite e feroce amante.
Aiutaci ad amare come ci hai amato e ci ami, con la tua stessa gratuità e umiltà. Obbedendo alla tua libertà di farti amore.





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