Ci nutri
Narrando.
Che cosa narro, Gesù, quando cerco di raccontare questa roba della "eucaristia", cioè dell'offerta della tua carne e sangue come nutrimento necessario, del tutto gratuito e immeritato, per attraversare e vivere le terre e le acque delle nostre vite mortali? Cosa racconto se parlo del tuo "Corpo", presente e vivo qui tra noi?
Racconto il racconto di Luca. Perché quest'anno spetta a lui.
Racconto il tuo vangelo, la tua bella notizia come la scrive Luca e cerco di arrivare a rendere concreta, vivente, la realtà di ciò che ci viene narrato e che riassumiamo con una parola che ha perso una parte del suo significato originario.
Partiamo, Gesù, dal racconto di Luca e arriviamo alla tua "eucaristia", alla riconoscenza, grata e felice, verso Dio Padre Madre per il dono d'amore che ci fa; per te, Gesù di Nàzaret, suo Figlio, suo Cristo. Iniziamo a camminare su questa tua strada, ascoltando la tua voce che canta l'amore.
"Ma le folle vennero a saperlo e lo seguirono. Egli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare».
Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C'erano infatti circa cinquemila uomini.
Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.
Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Ti seguono. Capiscono dove vai e ci vanno pure loro. Molto più che per una star del mondo rock dei nostri tempi. Va bene che guarisci "quanti avevano bisogno di cure", ma non è solo (o tanto) per questo, secondo me. Questo il vangelo non lo dice esplicitamente, ma son certo che è così: ti seguono perché da un lato sei mite, privo di ogni violenza, e dall'altro lato sei innocente, libero dal male, da ogni male. Così è bello stare con te e ascoltare la tua voce che si fa ascoltare senza gridare, senza imporsi. Allora siamo prese e presi da te e arriva sera e bisogna interrompere. Anche perché c'è fame.
Il secondo passaggio è proprio la fame. Ascoltarti e seguirti mette fame, perché abbiamo perso il senso del tempo che passava e ora c'è bisogno di mangiare, è necessario nutrirsi. Serve anche il riposo.
La proposta dei tuoi amici è ricca di buon senso.
«Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».
Ma tu non sai cosa fartene del buon senso. Tu vuoi l'amore. Con quelle persone (qualcosa come diecimila: Luca dice che "C'erano infatti circa cinquemila uomini", ma se contiamo donne e bambini bisogna, almeno, raddoppiare) avete fatto amore, avete curato, guarito, avete gioite, avete vissuto insieme con allegria e felicità. Non puoi mandarli via. Non concludi le tue parole di vita dicendo qualcosa di ragionevole: "Beh, il servizio è finito, lo spettacolo è concluso, noi ci riposiamo e voi andate a cercarvi da mangiare e da riposare". Tu non sei ragionevole, Gesù, e non sai che fartene del buon senso.
Tu vuoi amare, vuoi continuare ad amare. Tu vai oltre, sempre.
«Voi stessi date loro da mangiare».
Sono certo che più di uno dei tuoi amici s'è adirato con te.
«Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».
Traduco questa frase in italiano moderno: "Ma sei matto?! Non abbiamo da mangiare per noi e dobbiamo nutrire questi qui? Ma ci mangiano a noi, se non stiamo attenti, e neppure Dio li ferma. Mandali via, fa' da bravo".
Tu non fai da bravo, mostri che la Potenza di Dio è nelle tue mani e nella tua vita: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Non so cos'hanno pensato e si son detti, mentre sgambettavano tra quelle diecimila persone per farle sedere ordinatamente. Neppure voglio saperlo, ma evidentemente s'erano abituati a seguirti. Sei matto, ma un matto che ha Dio dalla sua parte. Molto meglio non essere ragionevoli e fare come chiedi. E così ci sediamo in gruppi ordinati, per aspettare il cibo che ci dai, condividere i nostri, e così nutrirci con la stessa vita di Dio fatta di pani e pesci.
A questo punto, Gesù, la buona tecnica omiletica, il modo corretto di fare omelia, prevede che spieghi l'Eucaristia, scriva cos'è e perché è decisiva in e per chi dice di seguirti e vuole, desidera seguirti.
Non lo farò. Questa non è un'omelia e, comunque, non voglio intricarmi nelle dottrine che abbiamo costruito sulle e con le tue parole e la tua vita.
Mi preme raccontare che seguirti significa nutrirsi di te, del tuo corpo presente davvero tra noi, in carne e sangue. Significa farlo ogni giorno, anche a messa ma, sopratutto, dividendo il cibo di pane vino e pace con chiunque incontro per strada e, quando non lo faccio, chiederti perdono, rimediare. Sopratutto significa di non farlo più di non dar da mangiare cibo di vita e amore a chi lo chiede.
Dobbiamo seguirti e amare, Gesù, non essere ragionevoli e dare meriti e demeriti, cercando quei "buoni e cattivi metafisici", che non ci sono, se non nella presunzione del mio buon senso e della mia ragione intrisa di male.
Devo seguirti, nutrirmi di te, regalarti a chi ha fame e sete di vita e farlo senza chiedere niente in cambio. E devo farlo perché così fa Dio, in ogni accadere di questi spazi-tempi in cui vivo.
Ma è follia! Sì, è amore.





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