Il cuore
e il rito, la parte intima e la forma pubblica, l'amare e la liturgia, l'interno e l'esterno: in questa relazione di fuoco tu che cosa ci chiedi, Gesù?
Ti sente parlare e ti invita a pranzo. Nel vangelo di Luca la relazione è, quasi, di causa ed effetto. Ma ci sta, perché tu dovevi essere pieno di vita e di forza della vita in tutta la tua parola. Eri pieno di sfide e di promesse, e stavi in giro con il tuo gruppo di amiche e amici. Invitarti a mangiare e a riposarvi era una cosa bella, per voi e per chi vi ospitava. Così c'era anche la speranza che la tua parola continuasse a spargersi e lasciarsi seminare anche dalla casa che ti e vi ospitava. Ma tu sei pieno di sorprese e di amore, Gesù, e di ogni forma di amore, anche di quelle più dure. Ascoltiamo la tua voce e la tua presenza.
"Mentre Gesù stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».".
Qui inizia una serie di ammonimenti, di "guai" come vengono detti, che in Marco e Matteo sono privi di contesto, mentre Luca gliene dà uno. Ma la cosa importante è che questo contesto di Luca è sul "rispetto delle forme e delle tradizioni", cosa che è decisiva per ogni tempo ed epoca. Non ti lavi le mani secondo la tradizione ebraica formalizzata come rito essenziale e il tuo ospite si stupisce. E tu qui lo prendi e gli fai vedere, ci fai vedere, che cosa è davvero importante.
«Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno?».
Siamo pieni di riti e di liturgie. Non è possibile pensare alla vita e all'amore senza una qualche forma di rito, senza costruire liturgie, preghiere incise nelle pietre e nei costumi, nelle realtà sociali e collettive, ciò che tu chiami «l’esterno del bicchiere e del piatto» con una immagine di grande forza. Ma esterno e interno sono in relazione e questa relazione deve essere visibile e coerente, perché "chi ha fatto l'esterno ha fatto anche l'interno" e dobbiamo rispettare la libertà della presenza di Dio in noi. I due aspetti devono stare bene insieme, senza privilegiare nulla, in specie senza far nascondere l'interno «pieno di avidità e di cattiveria» da un esterno gonfio di solennità e inganno. E ci dai un criterio, in modo da capire come vivere e dove stiamo sbagliando: «Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro». Se ogni nostro "interno", cioè ogni nostro interesse e desiderio e non il nostro superfluo, è "dato in elemosina", vien donato senza alcun corrispettivo possibile, allora tutto sarà puro per noi, perché la nostra vita sarà donata a Dio e sarà nelle sue mani piene d'amore.
Commenti
Posta un commento