Vivere è amare, ma amare è

pregare, come preghi tu, Re Sposo.

Innanzi tutto dobbiamo vivere. Lo dice anche il filosofo.
Ma se "prima è vivere", vivere è amare e amare è stare sempre in relazione con Dio, con l'Eterno Amore, la fonte e l'origine di ogni nostro amore.

Ma perché questo sia possibile dobbiamo sempre pregare.

«Vegliate in ogni momento pregando» ci raccomandi tu, Gesù, nel vangelo di questa prima domenica di Avvento di questo nuovo anno di preghiera e amore insieme.

 

Mi sembra che hai ragione, Gesù, per quello che sento vibrare in me nell'ascolto della tua Parola.
Perché è vero che dobbiamo vivere, innanzitutto.
Ma solo se sappiamo che vivere è amare e che amare è, sempre, pregare.
Allora la tua raccomandazione
«Vegliate in ogni momento pregando», diventa il segno della tua presenza in mezzo a noi, in mezzo ai nostri amarci in carne e sangue, di passione e desiderio. Nel cuore di carne e sangue del dono di noi stessi che ci facciamo l'un l'altra e che deve accompagnare il tuo dono di te stesso a noi, nella tua carne e sangue.
Ascoltiamo la tua Parola, Gesù, Desiderio di Dio e Suo Amore.

Lc 21,25-28.34-36

 «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo
».

 

«Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».  Ho l'impressione, Gesù, che a queste tue parole sul tuo ritorno nella Gloria, al momento della Trasformazione del Mondo in Dio noi non crediamo più. Ti ascoltiamo, certo, ma nella nube di un religioso e devoto scetticismo.

 Ma che cosa ci racconti?

«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra». 

Tre parole: "segni", "angoscia", "attesa".

Di "segni" ci parli sempre; anche tu, Sposo, sei un continuo e ininterrotto "segno di Dio" tra di noi. Come scrive un tuo anonimo amico nella Lettera agli ebrei,  fino a un certo momento Dio parla a noi in molti modi.
Dalla tua nascita - dall'evidenza debole e fragile di Dio Potenza incarnatao in un bimbo in fasce tra noi - parla solo attraverso di te. Sei l'unico "segno di Dio" vivo e vero nel mondo di oggi e in quello di domani, finché non torni.

Ma i "segni" vanno accolti, ascoltati, compresi. Come un pastore deve saper ascoltare le sue pecore, una madre le sue figlie, una pianta i suoi fiori e frutti.

Se i segni non sono accolti e ascoltati generano ansia di morte, anigoscia: «
angoscia di popoli in ansia per», per qualsiasi cosa accada e non siamo in grado di ascoltare e accogliere. Diventa morte.
Non c'è bisogno di aspettare il tuo ritorno a cavallo di un cherubino o di una nuvola per sapere che quando c'è qualcosa che non vogliamo accogliere o ascoltare ci rifugiamo nell'angoscia e nell'ansia. E subito produciamo morte. Come contro i migranti o contro coloro che fuggono nelle nostre terre perchè nelle loro terre rapinate da noi non hanno più spazio di vita. Ci fanno angoscia e all'angoscia rispondiamo con la morte data e imposta.

Perchè il cuore di tutto è l'attesa.

L'attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra, ma l'attesa della nostra liberazione, ma l'attesa del tuo ritorno, ma l'attesa dell'amore donato.

Cioè la fede in te e nel tuo amore.
Spesso, Gesù mio, mi sembra che preferiamo le pietre e le pitture delle nostre chiese alle preghiere e alle vite delle nostre carni e sangui, le sole capaci di rendere vere e vive quelle pietre e quelle pitture.

 

Ma c'è fede sulla Terra?
Abbiamo fede, Signore Gesù, per aspettare con desiderio e dolore d'amore il tuo ritorno nella gloria amante di Dio?

Affido a te, mio Re Sposo, questa povera e incerta preghiera e tutte le carni che mi accompagnano in questo cammino in Te, iniziando da Francesco, Vescovo di Roma e sucessore in quella cattedra di san Pietro, il tuo amico.

ciao r



 

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