La luce e il sale ...


... e l'umanità è al suo opposto. Ma tu hai già vinto, Gesù.
 

 
La città sopra il monte è sempre illuminata dal sole, dalla luna, dalle stelle. Dagli sguardi umani.
Vero, Gesù?
Così tutta la Terra ha bisogno del sale e chi ti segue, Gesù, o è sale o è niente.
Vero?
Messaggio stupendo, terribile e durissimo.
Devono essere visibili le nostre “belle/buone opere” (τὰ καλὰ ἔργα) davanti a tutti gli umani, perché così possano glorificare D** per la nostra presenza.




 Ascoltiamo la tua Parola, Gesù, c’è bisogno di te.





Mt 5,13-16
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli
».




Così noi siamo il sale e la luce.




Ma non si fanno complimenti al sale o alla luce.
Ma come è buono questo tuo sale!”. Non diciamo così, diciamo che è buono un cibo, che è stato cucinato bene, che ci ha nutrito e soddisfatto. Il sale deve essere giusto, ci deve essere, ma non deve essere troppo (troppo salato questo cibo, peccato) o troppo poco (ma è insipido!).
Così non si va a vedere una mostra di pitture e si fanno i complimenti alla luce (ma che bella luce c’è in questa sala! la luce di questa esposizione è veramente bella!), però se la luce è sbagliata lo si nota (peccato, i quadri erano anche belli, ma le luci erano tutte sbagliate e non era possibile gustarli e vederli bene).
Così devono essere viste e gustate le nostre “belle/buone opere” e “ogni giorno” e non noi, una volta ogni tanto o se ce n’è bisogno.
Per di più queste opere devono essere come il sale e la lampada. Tali che li si usano, si agisce e vive grazie ad essi, e non ci si pensa più, si fa altro. Si vive, appunto.
Così le nostre opere belle/buone non valgono per se stesse.
Valgono perché grazie ad esse il mondo vive meglio, la vita è più bella/buona, e quindi chiunque – credente o non credente – rende gloria a D**. Cioè esalta la vita e l’azione umana come opera e azione di D** e dà, rende, “grazie” per questa vita e azione, umana e non umana.
La cosa paradossale e sorprendente di quel che ci dici, Gesù, è proprio nella intima contraddittorietà dei comportamenti che ci proponi come necessari, come indispensabili per sapere se davvero ti stiamo seguendo, o se stiamo facendo cose solo per noi.
Da un lato non siamo nascosti e dobbiamo esserci. Siamo il sale della terra, siamo indispensabili.
Ma dall’altro ciò che si nota e si vede non siamo noi, ma è il cibo che abbiamo salato, cui abbiamo dato il nostro sapore e i nostri benefici.




Così, certo, siamo la “città sopra il monte”. Ma questa città non è un dominio, una oppressione.
È una città di luce, una città la cui luce dà sicurezza a tutti e sopratutto a chi è umile e povero e semplice. Magari in quella città non ci andremo mai, ma sappiamo che c’è e l’esistenza della città sopra il monte ci consola, ci aiuta. Anche se non abbiamo rapporti con lei. Ci ricorda che D**, l’Eterno Amore, ci ama e ci ama così come siamo.
Dall’altro lato, Gesù, tu ci inviti a sparire, a non farci vedere a confonderci con l’umanità e la Terra.
Il sale sparisce nel cibo e la luce scompare nelle cose che sono viste e nella vita che va avanti, come appunto il sale.
 



Questa intima contraddittorietà serve a far rendere gloria al «Padre nostro che è nei cieli» e non a noi, e neppure a te, Gesù, se non in quanto ormai sei “la destra”, del Padre, sei affiancato a D** Immensità d’Amore.
L’abbiamo fatto? No, Gesù, l’abbiamo fatto ben poco, e molto più ti abbiamo tradito.
Eppure anche questo “ben poco” è stato sufficiente a cambiare il volto della Terra.
Abbiamo messo il tuo vino nuovo in botti assai vecchie, perché il vino vecchio ci piaceva.
Così abbiamo fondato Chiese, Dottrine, Filosofie, Poteri, Etiche, tutte glorie umane cui dare lode e di cui far vedere la forza, perché noi, purtroppo, siamo segnati dal peccato.
Siamo liberi da esso solo se ti seguiamo, soltanto quando corriamo dietro a te senza pensare a noi, soltanto cercando di raggiungerti, e quindi affidando a te tutto il resto.
Invece quando “ci facciamo” tua Chiesa, cioè ci diamo una organizzazione umana come tue e tuoi seguaci che ti possiedono, che detengono la tua verità e la vogliono imporre agli altri – per salvarli, è ovvio, e magari anche contro la loro volontà – quando facciamo questo allora immediatamente stiamo tradendo questo tuo messaggio d’amore.
Perché tu ci proponi l’amore che viene dato ogni giorno e in ogni momento e non ci chiedi affatto il modo o l’efficacia, la redditività e il profitto spirituale, dell’amore che ho dato e sto dando. Devo far lavorare il talento d’amore che mi hai affidato e non nasconderlo o adorarlo come un feticcio.
Il mio cibo non è affatto più buono perché ho usato sale dell'Himalaya o del mare di Ragusa o di sant’Antioco. Però questo tuo sale, Gesù, - cioè noi - ci deve essere, come questa tua luce. Sempre noi. Altrimenti manca la vita nel mondo.
Quindi è vero che tu, Gesù, non hai fondato nessuna chiesa né alcuna religione, e non solo, non tanto perché le avevi già ed erano il popolo ebraico e il suo patto con D**.
Sopratutto perché quello che ti interessa e per cui sei venuto è la nostra vita, è l’amore che nella nostra vive e dà vita ad altre esistenze.
Allora dobbiamo dare vita, nelle opere belle/buone (τὰ καλὰ ἔργα) che facciamo nell’amore e grazie all’amore in tutte le sue forme, a quell’amore che è nelle vite di ciascuno di noi, che lavora in noi, ma senza vantarci di essere noi i depositari di una verità intangibile e santa, cioè separata dall’umano e dalla Terra e di cui noi siamo solo gli amministratori. Potenti e Santi. 



 
Una verità che ci domina e ci governa.
Perché, infine Gesù, quello che tu ci affidi davvero in ogni giorno della tua vita è solo D**, la Santità piena dell’amore, senza la quale non c’è vita nelle nostre vite e manca amore nei nostri amori. D** che è genitore, amore intimo e profondo per le nostre esistenze.
Solo così siamo il sale e la luce, la città sul monte con le porte aperte giorno e notte, l’amore che non può essere nascosto.
Solo questa quotidianità dell’amarci ci fa vivere D** e fa vivere D** in noi: D** Presente Attivo, il Vivente che dona a noi se stesso. Chi ci fa diventare vita.
Chi si fa cibo quotidiano di cui rendere grazie.
Eucarestia

ciao r
 



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