La domanda e la risposta. 24° domenica del tempo ordinario







La domanda fondamentale ci segue sempre, affezionata e birichina, come un bimba bellissima e un poco brigante: 
“Amore? Che cos’è l’amore?”.
Io non lo so e lo chiedo a te, amore splendente, sposo Gesù.







Lc 15,1-22

Si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».




Che cos’è l’amore?
Gesù, i tuoi avversari dicono male di te e tu, per tutta risposta, racconti tre storie in cui chiarisci che cosa è – per te e nella tua conoscenza di D** - l’amore.
Ma che cos’è l’amore?
Beh, Gesù Sposo, l’amore come lo racconti tu è piuttosto una follia. Ma una follia bellissima, mi sembra. Necessaria.
Nel primo caso ci racconti di un pastore decisamente strano.
Possiede cento pecore e ne perde una pecora ma, anziché consolarsi con le altre novantanove, le abbandona nel deserto e si mette alla cerca di quella pecora. Evidentemente quell’unica pecora smarrita è più importante delle altre novantanove, perché è segno e simbolo di quell’amore che non accetta perdite ma sempre si rinnova.
La donna e la sua moneta sono ancora più strane.
Ne perde una delle dieci che possiede e si dà da fare con la fatica e la spesa per la luce fino a che non trova la moneta. Allora invita le amiche e festeggia e così spende , infine, più di quanto ha trovato, perché quella moneta rappresenta la cura e l’attenzione che lei è per se stessa e per la vita in cui è inserita e di cui fa parte.
Ma il padre è il più strano di tutti.
Il figlio più piccolo, con piglio da delinquente, dice al padre che per lui è già morto e che per cortesia gli desse la sua parte di eredità che vuole andare a divertirsi finché è giovane.
Così fa e quel padre dice nulla e si fa uccidere – metaforicamente ma non così tanto, infine – con la distribuzione di quei soldi e di quei beni.
Questo figlio più piccolo va via e spende tutto e non sa conservare e incrementare i beni che ha ricevuto e così finisce alla fame e alla disperazione. Guardiano dei maiali, ciò che per un ebreo era, ed è, la cosa e orrenda gli possa capitare. E non solo per un ebreo, penso.
Allora ritorna dal padre, con un discorsetto preparato e un bel poco ipocrita, eppure anche tanto realista: trattami come uno dei tuoi servi. Vuole il pane ma non vuole il padre.
Ma questo padre è matto, decisamente, matto d’amore e “quando era ancora lontano” lo vede e gli corre incontro e gli si butta addosso, abbracciandolo.
Poi gli ridà tutto senza neanche fargli finire il suo discorsetto ipocrita.
Ecco, che cos’è l’amore.






Neanche l’altro figlio capisce, lui che sembra conoscere solo i capretti che non si è mangiato con i suoi amici e che vede nel fratello solo un concorrente per l’affetto del padre, e in quei soldi sperperati con le puttane anziché incrementati con il lavoro.
E chi di noi non gli dà ragione, così come dà torto al pastore folle che abbandona le 99 pecore sole nel deserto per andare a riprendersi l’unica smarrita?
Almeno lo mettesse a lavorare duramente per ripagare il danno fatto. Almeno.
Quindi, che cos’è l’amore?
Non lo sappiamo, Gesù mio, eppure dobbiamo fare l’amore come lo fai tu, con assoluta libertà e piena accoglienza, completo dono di sé.
E dobbiamo farlo imparando da te e senza farci tante domande, a cui non sappiamo rispondere.
Appunto.
Che cos’è l’amore?
Tu, Gesù.
Tu sei l’amore vivente e lo sei come fiume d’amore che nasce da tutti gli immensi e mai conclusi Oceani d’Amore Presente che è D**, Madre e Padre di ciascuna di noi.

Ciao r





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