Avere fede? La tua parola?

La tua parola. Che cos'è, Gesù mio, la "tua" parola?




Lo so. Certo, lo sappiamo tutti.
La Bibbia, il Vangelo, le lettere. Le chiese, quelle che sono designate dall'aggettivo del tuo nome, cristiane.
Io, qui che scrivo.
Ma oltre questo, in me e oltre me, che cos'è "la tua parola"?
Voglio sapere da me, se ci riesco, se la tua parola è la stessa cosa per me e per Pietro.
Vorrei saperlo, amore mio.


«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».

Questa frase vale anche per me? Per ciascuno di noi, oggi?




Lc 5,1-11
"Mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono".







Tu intervieni nel tempo di lavoro.
La tua chiamata e il tuo intervento non riguardano un tempo speciale, o sacro, ma il tempo di vita, il tempo del lavoro.
Anzi, in questo caso quello della conclusione del lavoro e di un lavoro apparentemente inutile.
Una pesca andata a male, le reti e le barche da sistemare, tornare alle abitazioni senza niente da mangiare.
Insomma, i tuoi amici pescatori sono nel momento peggiore e qui arrivi tu insieme alla marea di gente che ti segue. Non devono essere rimasti contenti, i pescatori, di questa novità.
Ma poi coinvolgi Pietro e, insieme a lui, anche gli altri. E questa è una cosa del tutto inattesa.
Ma non è qui il punto.
Hai chiesto aiuto a dei pescatori delusi e stanchi.
Te lo danno, ma forse non aspettano altro che te ne vai per poter finire quel che stavano facendo.
Invece tu parli e loro ti ascoltano.
La tua parola riempie il cuore, Gesù mio, ci colpisce e penetra in noi, dandoci gioia.
Così poi tu puoi dire loro di tornare a pescare.
Richiesta assurda.
Sono appena rientrati, hanno già sistemato le reti, ormeggiato le barche, ti hanno pure ascoltato. Non ha sento tornare in acqua. Ma.

«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».





"Sulla tua parola".
Sulla tua parola, Gesù, facciamo anche cose inutili. Ma poi si pesca bene. Altroché.

Ecco, Gesù, la tua parole risana e rimedia ai nostri fallimenti. Ma dobbiamo crederle. Se non crediamo in te - se non crediamo che tu sei la via, la verità e la vita mia e di ogni cosa esiste e mi accade qui e ora - non possiamo fare nulla con la tua parola.

La tua parola è, infatti, come l'amore.
Bisogna crederci all'amore perché ci accada.

Così, dopo, ci sei tu.
Dopo tutta la fatica inutile e dopo l'inutile riprese della fatica, dopo, sulla tua parola la pesca ci sembrerà miracolosa e non sapremo che dire.
Allora davvero grideremo a te come Pietro, eppure in modo diverso da lui:
"Signore, avvicinati a me perché sono un peccatore e ho bisogno di te".

ciao r









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