Conoscerti, inatteso.

Tu Gesù, sei la gloria e la sorpresa.




Questo misterioso brano del vangelo di Giovanni, Gesù mio, dove è riepilogata la tua preghiera a Dio per la strada che ti si sta prospettando. Amara e solitaria. Ma piena di una gloria che non è di questo mondo, proprio come il tuo Regno.
Perché tu, Gesù mio, appartieni a quel D** che ti ha voluto e che in te trova la sua gloria.

Tu, Gesù, sei quindi la gloria di D** e per noi la sua sorpresa. 
Sorpresa felice o infelice, di salvezza o di condanna non dipende più da te, ma soltanto da noi. Dipende dalla nostra capacità di chiedere, a chi ti conosce, «vogliamo vedere Gesù».
Così vederti è vedere la gloria di D**, cioè te il suo amore appeso, sollevato da terra, come un malfattore. E proprio per questo vederti capace di attirare tutte e tutti.
Perché tu sei la sorpresa di D**, la vita inattesa che ci sorprende con l'amore. 
Gloria di D**.




"Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». 
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». 
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire
".




«Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna».
Che cosa significa, Gesù, nelle sorprese che ci doni nelle nostre vite, "odiare la propria vita"?
Forse soltanto non pensare che sia essa il bene più prezioso che abbiamo.
Perché se il nostro bene più prezioso è questa vita allora tutto il resto va dietro "questa" vita. 
Anche la Gloria di Dio per cui noi siamo venute in questo mondo e ci viviamo.
Se invece mettiamo avanti, come bene più prezioso, non "questa vita", ma la "Gloria di Dio" allora ci predisponiamo a ricevere da D** ogni dono e ogni sorpresa, ogni inatteso cambiamento, ogni mutamento di identità.
Questo tu ci insegni con delicatezza e decisione.
Tu ci inviti a mettere la nostra identità in D** e quindi di rifiutarci alle identità del mondo.

Ci chiedi di accettare di essere un dono che D** fa al mondo, nelle forme e nei modi in cui D** reputerà "bello e divertente" per la sua Gloria che noi si sia un suo dono.

Allora noi porteremo molto frutto e la nostra vita non smetterà mai di fare vita.





Perché l'unica Gloria di D** è l'amore, in tutte le sue innumerevoli e indecise forme, mutevoli e trans-viventi, felici, piene di spade affilatissime, gioielli di luce e meravigliose torte di fango.




ciao r


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