La santa Famiglia ...

... e quelle terrene.




Oggi commemoriamo la tua famiglia Gesù. La tua "strana" famiglia, Sposo e Re.
Maria tua madre, una ragazza madre, Giuseppe tuo padre un carpentiere paziente e silenzioso, disposto a credere più fermamente ai sogni che alle parole della gente, e del suo clan, di sicuro.
Un figlio con un padre legale e con una accusa durissima e cattiva che ti accompagnerà tutta la vita. Un figlio che interrompe il lavoro e la vita del padre, e quindi il legame con tutto il clan paterno e patriarcale, per seguire un Dio misterioso e lontano che tu affermi di conoscere meglio di Mosè.
Così, Gesù mio, la tua famiglia è santa certamente, ma è anche una famiglia irregolare, se mai ce ne è una.
Irregolare ma solida, legata all'amore.
Ecco.
Un modello c'è anche in questa tua famiglia così particolare ed è - come sempre con te, amore mio - ed è l'amore.
L'amore come dono reciproco che diventa fecondità e speranza concreta.
Amore che si incarna, Gesù mio, nella tua vita ed in quella di tua madre che ti segue nella missione senza chiederti nulla - se non di dare vino a quegli sposi di Cana, cui evidentemente teneva parecchio.
Una famiglia di cui ci vien detto pochissimo.




Ascoltiamo.

Lc 2,22-40
"Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui".





Ci sono tre episodi, dentro la cornice formale del viaggio a Gerusalemme per l'offerta di te al Tempio.
Il primo è quello di Samuele.
Un vecchio si affida a Dio perché ti ha visto e tenuto in braccio. Perché in te bambino ha visto "la salvezza di Israele". Uno sguardo acuto, affilato, capace di andare oltre l'ovvio. Un bambino come tanti altri, in braccio a una madre giovanissima e bella, eppure diversa, indipendente, libera, più libera delle altre donne di Israele.
Samuele ti vede e ti prende in braccio, riconosce i segni di Dio e dal cuore gli sgorga la preghiera di affidamento, una delle più belle: "Ora puoi lasciare, Signore, che il tuo servo vada in pace ....".
Il secondo episodio è di una vecchia, Anna figlia di Fanuele. Costei ti vede, ti prende in braccio e loda Dio pure lei, perché vede in te la benedizione di Dio.
Il terzo episodio sei tu. La conclusione del brano, dove vien detto che cresci in sapienza e che la grazia di Dio era su di te.
Sicuramente eri una meraviglia di bambino. Eppure poco dopo, appena tredicenne, scarti la tua famiglia, il tuo clan, fai una offesa grave a tuo padre Giuseppe, restando a Gerusalemme e ritardando il rientro del clan di un paio di giorni.
Ma la mano di Dio era su di te. Tu sei la mano di Dio.




La tua venuta pubblica al mondo nella tua famiglia è segnata dalla speranza. Da quella speranza che nasce dall'amore.
Samuele e Anna amano Dio e lo vedono in te e, quindi, lo lodano perché tu dai loro speranza, e così tanta che possono rimettere la loro vita a Dio.
Maria e Giuseppe si amano tra di loro, amano Dio e amano te. Allora ascoltano. Ascoltano quel che dicono di te, anche se non capiscono tutto. In loro si vede una speranza che ascolta, che ammette nel proprio cuore anche le cose che immediatamente non si capiscono, almeno quando vedono che queste cose nascono da un amore.
Una speranza, quindi, che sa del silenzio e dell'attesa, che sa aspettare per trionfare nell'amore e nella condivisione, quando sarà il tempo, quando ce ne sarà bisogno.
Una speranza che si nutre di Dio e che per questo può accettare dall'umano tutto ciò che è in grado di far crescere l'amore tra di noi.
Nessuna famiglia umana è esclusa dalla tua santa Famiglia, purchè in essa ci sia amore che fa crescere e produce frutto.
E invece le famiglie che rispettano le leggi mondane e umane e non hanno amore, ma odio se spesso anche altre passioni violente, queste famiglie sono destinate a cadere nelle fosse che loro stesse scavano per gli altri.
Perché tu sei solo amore, Gesù mio, e vuoi far crescere l'amore in noi e tra di noi.




ciao r

Commenti

Post popolari in questo blog

Magnanimità e speranza: Gesù

Lazzaro e noi; la metafora...

Il perdono è di D**...