2° domenica di Avvento: Maria e l'uomo selvaggio

L'inizio,
the beginning,
Archè,
tou euangeliou Iesou Kristou...




Ogni inizio è un fine, una fine, e tu lo sai benissimo, Gesù mio, Sposo e amico.

L'Inizio di Marco è il segno - la descrizione simbolica accurata - di questa concisa e brusca catena di memorie sulla tua vita terrena che è il "Vangelo di Marco": Principio della bella notizia di Gesù Cristo.

Ma qual'è questo principio? Dov'è questo inizio?

Maria si sta preparando al parto, sta raccogliendo le forze per farti nascere e accoglierti.
Approfitta del silenzio e dell'umiltà discreta di Giuseppe per lasciare sfogo alla Madre Antica, il Dio che l'ha fecondata, e dentro di lei suggerisce di rifugiarsi in una grotta, perché questa tua nascita dev'essere nascosta agli occhi del mondo.
Ancora un momento di silenzio.

Marco, così conciso, così riluttante, così incerto tra dire e tacere, allora l'Inizio di Marco fa parlare un silenzio, quello dell'Uomo Selvaggio.




"Principio della bella notizia di Gesù Cristo, Figlio di Dio. 
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. 
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. 
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo»."





Questo tuo Giovanni, Gesù mio, "il più grande tra i figli di donna" e quindi anche più grande di te, figlio di donna anche tu, come lui.
Questo Giovanni: si veste con i peli della muta dei cammelli, da cui si fila una delle migliori lane animali si possano tessere, mangia cavellette, una carne leggera e nutriente al sapore di gamberone, e miele selvatico, quel "miele dalla roccia" che Dio promette a Israele se farà da brava e seguirà il suo insegnamento.
Questo Giovanni: va in giro urlando e gridando come un ossesso contro ricchi e potenti, come se solo i ricchi ed i potenti fossero peccatori, perché solo chi è ricco e potente tra i mortali, tra i morti, è intriso di male fino a non potersene liberare da solo.
Questo tuo Giovanni è il tuo principio.

Bisogna arrivarci a Giovanni.
Lui battezza nel deserto, a un'ansa del Giordano dove occorre arrivare e da cui si deve tornare indietro, e non tutte e tutti abbiamo un cavallo o un asino.
Lui battezza tutte e tutti, ma bisogna spogliarsi, denudarsi, farsi vedere nudi dalla folla e immergersi nelle acque e uscirne, sperando che Dio, l'Altissimo, ci segua fino a quel bagno per salvarci.
Ma è la nostra vita che deve cambiare e Giovanni lo grida a tutti quelli la cui vita non cambia perché è comoda così: "Ipocriti!".




Giovanni è immerso in una bellezza sconvolgente e trascinante.
Il deserto, che tra nulla e tutto richiama sempre un destino altro, un orizzonte diverso.
Giovanni è l'uomo selvaggio che ha solo Dio davanti a sè ed è disposto anche a lottare contro questo Dio per affermare i diritti e l'onore di Dio.
Giovanni ama.

Non è il solo.

"Nel guardare tutte queste bellezze, mi nascevano nell'anima pensieri tanto profondi.[...] Capivo come è facile ripiegarsi su se stessi, dimenticare il fine sublime della propria vocazione, e mi dicevo: più tardi, nell'ora della prova, quando prigioniera del Carmelo non potrò contemplare altro che un piccolo angolo di di Cielo Stellato, mi ricorderò di quello che vedo oggi. Questo pensiero mi darà coraggio..." (Teresa di Lisieux, Opere complete, "Manoscritto A", pag. 168, Libreria editrice Vaticana, Roma 1997)

Anche Maria nel chiuso delle sue faccende quotidiane, nel continuum spazio-temporale delle "cosedafareognigiorno" e di questo figlio (tu! Gesù mio) che sta per nascere, guarda con dolcezza alla bellezza che ha dentro di sè e che ha detto di sì a quell'Amante difficile e pericoloso che lei non chiama e non pronuncia (Yahweh   יהוה è l'impronunciabile il non 
pensabile), e che lei cerca in ogni cosa che fa. 
Questo pensiero che le da coraggio.




Ecco Gesù.
Questo coraggio è il tuo Principio. 
Questo "guardare tutte queste bellezze" è il tuo inizio.
Il tuo.
Perché la "bella notizia" è che tu sei.
Tu Gesù, məšīaḥ (מְׁשִיחָא) di Israele in aramaico per il popolino israelita delle città e delle campagne del tuo tempo, e māšīāḥ (משיח) in ebraico per una parte (piccola?) del ceto dei sacerdoti e dei dottori della legge più qualche fariseo, christos re unto, in greco e latino per noi della tua Chiesa cresciuta tra pagani e peccatrici.
Tu solo, Gesù mio, sei la bella notizia che va data nei percorsi ordinari delle nostre vite, sempre plurali e duali.
Vissute con coraggio e libertà nel lasciar parlare in noi Dio, l'Antica Madre Selvaggia, per seguirla con amore, con quell'amore, selvaggio e tagliente, che tu sei in tutta la tua vita.



ciao r


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