Trasfigurazione ed Esodo

La gloria e l'abbandono.




Oggi il tuo vangelo e mi ha fatto pensare, Gesù Sposo.
L'ho letto e riletto e mi sono chiesto: "e allora?".
Certo, qui c'è la tua Trasfigurazione, il momento in cui il Padre, l'Altissimo Dio, ti riconosce come figlio davanti ai tre apostoli preferiti, dice a loro di seguirti e indica - a te e a loro - il tuo Esodo.
Va bene. Ma così riguarda solo te e la nostra conoscenza della tua vita. Una cosa "di cultura", per così dire, che però non appartiene alla mia vita.
Ti ho cercato, mi hai guardato negli occhi e mi hai sorriso. Poi mi hai portato su quel monte.




"In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. 
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All'entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». 
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto".
(Lc 9,28-36) 




Beh, forse era solo una collina, ma non importa.
Importa che era in alto, non c'era alcun altra persona, e abbiamo visto l'esperienza che Luca descrive così bene, a iniziare dall'imbarazzo di Pietro e dal silenzio spaventato e timoroso dei due figli di Zebedeo.
E allora, perché è importante, per me, questa tua esperienza di Trasfigurazione? che cosa "mi" racconta, a parte la conoscenza di te e della tua strada?
Ma questa mia conoscenza di te è solo innamoramento, la conoscenza dell'amante da parte dell'amato.
Tu sei l'amante, che ti sei innamorato di me e mi hai conquistato, e così ti piace farti conoscere, presentarti, raccontarti a me.
Adesso pure io sono innamorato di te e ho sempre più bisogno di conoscerti, di ascoltarti, di assomigliarti e di far parte della tua vita. Amore significa scambi e doni delle differenze che noi siamo, scambi e doni mai alla pari, differenze che non s'assomigliano mai, che sempre si imitano, si inseguono, si fondono in un nuovo sempre diverso, sempre provvisorio.
Amarsi significa diventare "noi" perdere i nostri "io", fondersi senza smettere di allontanarsi e di sostenersi. Significa "farsi una sola carne".

Ma qui, nella Trasfigurazione, che cosa c'è che "io" posso prendere di te, della tua vita, per metterlo nella "mia" vita, e farlo mio?
Questo talento d'oro purissimo, che mi regali, come posso trafficarlo?
o è talmente ricco e bello, questo talento, che lo devo nascondere nella cassaforte più segreta del mio cuore, per ridartelo appena ti vedo?
Tu sorridi e mi ricordi (appena un cenno, amore mio, solo un filo di silenzio) il sorriso di Sebastiana.

Già, Sebastiana.




E lei sorridendo, mi porta dentro il cuore ogni altro morto della mia vita, ogni altro esodo incomprensibile che non ho saputo traversare se non lamentandomi, se non gridando "se sei qui fatti vivo!", se non costruendomi giocattoli metallici  falsamente brillanti come divinità facili da adorare, perché parlano, si muovono e fanno soltanto quello che gli faccio fare io.

E tu mi sorridi, ti accosti al mio cuore e mi accarezzi.




La Trasfigurazione tu ce la offri ogni giorno.
La Trasfigurazione ci cambia lo sguardo quando la nostra "comunione" con te è comunione con le sorelle e i fratelli offesi nelle loro vite, e la "nube della non conoscenza" di Dio ci avvolge e ci oscura, rendendoci paurosi di quel che dobbiamo fare, se non aprire le nostre case e i nostri cuori alla tua presenza attraverso i corpi e le vite delle sorelle e dei fratelli che possiamo soccorrere, come loro soccorrono noi. E sapendo che se "possiamo soccorrere" allora "dobbiamo" farlo.
La Trasfigurazione ci raggiunge ogni volta che "la confessione" non è un sottoprodotto della verbalizzazione e di altre pratiche analitiche e curative, ma è il brutale esporre i miei limiti - tutte le mie miserie - alle tue mani e riconoscermi povero di vita davanti a te, ricco di vita. Ed è fare questa esposizione-riconoscimento davanti alle mie comunità, e non davanti al prete che presta il suo corpo e la sua vita a te; per cui la confessione è espormi davanti a tutte le comunità che mi vivono, riconoscendomi incallito peccatore adulatore del suo male.
La Trasfigurazione ci trasforma ogni volta che comprendiamo come la nostra vita è fatta di esodi, di continui attraversamenti di qualche deserto, dove il Genitore Immenso, da Madre buona e santa, non ci farà mai mancare l'acqua, il cibo, i sandali ai piedi e la capacità di trasformare la natura e il deserto, fino a farlo diventare vita vivente, e da Padre Giusto saprà sconfiggere le nostre miserie, costruire le nostre forze, indicarci le strade giuste.
Gesù mio, perdonami.
Devo sapere che l'unico messaggio che tu ci dai è "amatevi come io vi ho amato", e che qui è compresa ogni altra tua Parola.
Il tuo corpo, Dio fatto umano, Infante Uomo Trasfigurato Crocifisso Morto Vivente per sempre, è il Talento immenso che ci hai regalato perché ne facessimo traffico e commercio di vita tra noi e insieme a chiunque sia attorno a noi.
Insieme a te.
Per amore.


 

ciao r



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