Mani, senza voltarsi indietro




Gesù mio,
tu sei la verità e la consolazione della verità, tu sei la vita che vive ed ha vinto la morte, ed ogni morte.
Gesù mio, Sposo, la poesia che ti metto sotto nasce da alcune persone, donne, che tu ami e che hai guidato e guidi dentro di te.
Nasce da un libro che una tua sposa, carmelitana scalza, ha scritto per alcune altre donne i cui volti sono dentro il tuo sguardo d'amore e dentro lo sguardo amante di Dio Eterno Padre.
Poi metto anche il titolo del libro, perché merita di essere letto e assorbito, come le vite di Etty Hillesum e di Edith Stein che tu ti sei preso per amore, per farci vedere quanto il tuo amore libera e dona vita.
Due donne che non si sono voltate indietro, ma hanno messo mano all'aratro e si sono dedicate al tuo lavoro d'amore, ignorando tutto, se non il tuo sguardo amore con cui nutrivi i loro sguardi d'amore.
Volti e occhi d'amore che sono anche mani. Mani che guardano avanti e di fronte, mani che vivono in amore, guardando l'amore in noi e tra di noi e specialmente l'amore da donare a coloro che ne hanno disperato bisogno.
Mani che chiedono la tua cura d'amore.
Ho cercato debolmente di dirlo, in questa piccola poesia.
ciao
r





Mani, da non voltarsi indietro


e mani a guardarti
di fronte,
mani
scalfite dai lavori
trascinate da errori
logorate da fatiche di amori
mani di gioie severe
da gustare a cenni
a corti assaggi
come il panetto del sale,
mani
del poco e del piano
mani di terra e sassi
mani di vento e sabbie
mani di donna e di uomo
mani indecise, fragili
prive di libertà borghesi
senza le delizie dolore delle identità
mani da sudore, mani
operaie e pastore
schiave
crocifisse
inutili e vane, mani 
senza poteri 
senza forza
mani 
poste all'aratro, adesso, 
a scavare solchi di fuoco nella terra
ad aprire altre fecondità ai suoli
nei tempi a lavorare Dio nelle terre
guardando avanti
ai solchi da scavare
senza cercare morti senza consolare i morti
mani nella vita
guardando di fronte la vita
l'eterna,
vittoria senza orgoglio 
senza chiamate
l'eterno umile
spezzato
privo di potere.

Eterno 
scavato dal suo amore
per queste mani 
rotte
davanti a lui così
rotte
da farne cura
finalmente




Cristiana Dobner, Il volto. Principio di interiorità, Marietti 1820, Genova-Milano 2012





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