Una via Crucis nel mondo, seconda stazione


Quaresima 2012 - Via Crucis
Introduzione

C. Solo la tua Croce, Signore Gesù, ci consente di conoscere la nostra complicità con il male. Solo vedendo il nostro male appeso a quelle croci a destra ed a sinistra della tua possiamo trovare in te quell’amore che ci fa amare, dentro di noi ed attorno a noi, coloro che vivono di odio e di morte. Per ferire il loro odio, abbattere la loro morte; per fare vita insieme a te.
C. In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
C. Il Signore Dio, Colui che ci ha amato dal principio sino alla fine, Colui che ha dato la sua vita per amore nostro, sia con tutti noi.
T. E con il nostro spirito.
C. Signore, che cos’è un uomo perché te ne curi?
Un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero?
T. Tu sei benedetto, Signore, perché ci ami con tutto te stesso,
Tu sei la Vita. Trasforma in vita anche la nostra pesantezza.
Signore, facci seguire Tuo Figlio Gesù, l’Amante, l’Amato.



Seconda Stazione.  

Gesù porta la Croce al Calvario.

C. Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo.
A. Perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo.
L. "Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo." (Mc 15, 16-20)




C. Signore Gesù, ti insultano e si fanno beffe di te; ti chiamano Re e per loro sei un Re da scherzo cattivo e da insulto, sei un Re da umiliazione e beffa. Non sanno che tu sei davvero il nostro Re, non sanno che quando ci capita di trovarci soli e umiliati, abbandonati da tutti, tu ci stai vicino, a consolarci, tu, accanto a noi nel tuo manto di porpora rosso sangue, ancora coperto dei nostri sputi e dei nostri insulti. 
Tu, che sai quanto è amaro l'insulto di chi ti ha abbandonato alla violenza cieca e brutale, solo tu puoi stare accanto a quelli di noi che sono offesi ed umiliati, abbattuti a terra, e non possono rialzarsi. Solo tu, nostro Re d'Amore, sei in grado si aiutarci quando siamo abbandonati alla morte dalla scelta umana dell'egoismo e della malvagità.
T. Per tuo Figlio Gesù, nostro Re, morto per aprire le nostre vite al Tuo arrivo, custodiscimi come pupilla degli occhi, Signore, proteggimi all’ombra delle tue ali.





L. “Gesù paragona il Regno dei cieli ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi è seminato qualcosa di piccolo e nascosto, che, tuttavia, possiede un’insopprimibile forza vitale. Malgrado tutti gli ostacoli, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato secondo la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt13,24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, “mentre tutti dormivano” è intervenuto “il suo nemico”, che ha seminato l’erba cattiva. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire la grazia ricevuta dal giorno del Battesimo, continuando ad alimentare la fede nel Signore, che impedisce al male di mettere radici. (...) Cari amici ... Con profonda preoccupazione seguo le notizie provenienti dalla regione del Corno d’Africa e in particolare dalla Somalia, colpita da una gravissima siccità e in seguito, in alcune zone, anche da forti piogge, che stanno causando una catastrofe umanitaria. Innumerevoli persone stanno fuggendo da quella tremenda carestia in cerca di cibo e di aiuti”. (Benedetto XVI, Angelus del 17 luglio 2011, Castel Gandolfo in http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/angelus/2011/documents/hf_ben-xvi_ang_20110717_it.html)
T. Per tuo Figlio Gesù, nostro Re, morto per aprire le nostre vite al Tuo arrivo, custodiscimi come pupilla degli occhi, Signore, proteggimi all’ombra delle tue ali.

L. “La crisi in Somalia (...) si configura come la maggiore emergenza umanitaria oggi in atto nel mondo. Da almeno due anni, in particolare, la siccità che ha colpito il Corno d’Africa ha avuto le sue ricadute più gravi proprio sulla popolazione somala, costituita per metà da rifugiati all’estero o da profughi interni, a causa anche della fragilissima situazione politica. L’ormai ventennale mancanza di strutture statali nel protrarsi, con diversi modi e intensità, di una condizione di perenne guerra civile, rende infatti quello somalo il più difficile contesto per un’azione internazionale efficace anche sul piano strettamente assistenziale”. (L'Osservatore Romano, 25 febbraio 2012, "La tragedia della Somalia è la maggiore emergenza mondiale", in http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&last=false=&path=/news/internazionale/2012/047q12-La-tragedia-della-Somalia---la-maggiore-eme.html&title=La%20tragedia%20della%20Somalia%20%20%C3%A8%20la%20maggiore%20emergenza%20mondiale&locale=it)
T. Per tuo Figlio Gesù, nostro Re, morto per aprire le nostre vite al Tuo arrivo, custodiscimi come pupilla degli occhi, Signore, proteggimi all’ombra delle tue ali.

L. “Da tempo le televisioni di tutto il mondo mostrano immagini che spezzano il cuore: bambini somali malnutriti che, con le pance gonfie, poppano seni scarni senza latte, mentre le mosche gli ronzano sugli occhi. Gli ambientalisti pontificano sulla siccità ricorrente che affligge la Somalia. Le organizzazioni umanitarie bussano alla porta dei ricchi di tutto il mondo in cerca di fondi per dar da mangiare a chi sta morendo di fame. I governi fanno promesse che non mantengono. Intanto la fiumana di profughi che lascia la Somalia per il Kenya sta diventando una marea. Una marea che verrà incanalata nei campi profughi, straripanti di miseria umana. Un paio di anni fa sono andato a trovare a Mogadiscio il mio amico Abdullahi Mohamed Shirwa, uno dei leader della società civile somala. Si chiedeva se il paese sarebbe sopravvissuto, considerate le circostanze. Una settimana fa mi ha telefonato. La situazione, mi ha detto, era “disastrosa, quasi senza rimedio”. Si chiedeva: “Perché lasciamo che tutte queste persone muoiano di fame, decennio dopo decennio?”. (The Washington Post, Stati Uniti, I veri colpevoli della tragedia, 27 agosto 2011, ore 10.21, di Nuruddin Farah in http://www.internazionale.it/news/somalia-africaemedioriente/2011/08/27/i-veri-colpevoli-della-tragedia/)
T. Per tuo Figlio Gesù, nostro Re, morto per aprire le nostre vite al Tuo arrivo, custodiscimi come pupilla degli occhi, Signore, proteggimi all’ombra delle tue ali.





C. Signore pietà di noi! Signore, vieni presto in nostro aiuto!  
Salva la nostra vita dalla brutalità dell’egoismo, salvo il nostro cuore dalla corta stupidità del male. Salvaci, Signore Santo, dalla miseria dei nostri cuori di pietra e facci accogliere con gioia ogni nuova vita che arriva. Salva Signore quelli che noi abbiamo abbandonato nel baratro della morte per il nostro egoismo malvagio.
T. Pietà di me, Signore, pietà di noi; custodiscimi come pupilla degli occhi e proteggimi all’ombra delle tue ali, Signore, nel santo nome di Gesù Cristo.
C. Accogli, Signore, la causa del debole, proteggi la vita del povero. Aiuta le persone somale a vivere, impedisci gli omicidi contro queste tue figlie e tuoi figli inermi. Fammi impedire, Signore, la violenza contro i bambini somali e contro i loro genitori, fammi dividere con loro il mio cibo, fammi impedire questa strage di vite innocenti. Rendimi capaci di evitare il ripetersi di queste barbarie dovuta soltanto al mio egoismo.
T. Pietà di me, Signore, pietà di noi; custodiscimi come pupilla degli occhi e proteggimi all’ombra delle tue ali, Signore, nel santo nome di Gesù Cristo.
C. Gesù, Re giusto e mite, tu sei stato caricato della tua Croce dal nostro egoismo e dalla nostro desiderio di potere; noi produciamo ancora violenza contro persone umane come te, senza renderci conto di quello che stiamo facendo, ciechi e sordi alle urla di dolore e di disperazione delle persone sofferenti per il male che provochiamo a loro. Aiutaci, Signore Gesù! Dall’alto della tua Croce aiutaci, Signore, ad essere pace, ad essere perdono, ad essere accoglienza.
T. Pietà di me, Signore, pietà di noi; custodiscimi come pupilla degli occhi e proteggimi all’ombra delle tue ali, Signore, nel santo nome di Gesù Cristo.




Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.


Stabat mater dolorosa,
iuxta crucem lacrimosa,
dum pendebat Filius.


Poesia
Se mai continga che ’l poema sacro
al quale ha posto mano e cielo e terra,
sì che m’ha fatto per molti anni macro, 
vinca la crudeltà che fuor mi serra
del bello ovile ov’io dormi’ agnello,
nimico ai lupi che li danno guerra; 
con altra voce omai, con altro vello
ritornerò poeta, e in sul fonte
del mio battesmo prenderò ’l cappello; 
però che ne la fede, che fa conte
l’anime a Dio, quivi intra’io, e poi
Pietro per lei sì mi girò la fronte.
Dante Alighieri, Paradiso, XXV canto

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