il giudizio del mondo è la libertà,


  umile, di D** Amante.

Dove bisogna andare, per seguirti, Gesù e “stare dove sei tu”? Che cosa bisogna essere per essere «perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48), come ci inviti da qualche altra parte e qui sembri ricordare.

Infatti, in questo brano, Gesù, tu sembri non dare indicazioni concrete. Invece sei pieno di indicazioni, perché sei pieno d’amore per noi.

Gv 12,20-23

Tra quelli che erano saliti [a Gerusalemme] per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire
”.

Abbiamo quattro passaggi, in questo episodio.

Il primo sono i greci che si rivolgono a Gesù per incontrarlo e lo chiedono a Filippo, che lo chiedono ad Andrea. Andrea, in Giovanni, è uno dei due tuoi primi discepoli, Gesù, e Filippo compare subito dopo. E tanto Andrea che Filippo sono nomi greci, non ebrei.

Il secondo sono loro due che ti fanno la richiesta dei due greci e tu rispondi, in modo apparentemente contraddittorio. Infatti, pare non entrarci nulla la risposta che dai con la richiesta di incontro che c’è stata.

Invece dobbiamo ricordare che questa richiesta avviene dopo il tuo ingresso trionfale a Gerusalemme, e questo legame cronologico mette in luce proprio la natura intima, divina e umana, del tuo essere profeta e Messia di Israele e del perché questa tua natura intima riguardi anche “il mondo delle genti”, qui rappresentate da questi due greci che si rivolgono a degli ebrei di evidenti parentele con i mondi greci.

La terza parte è la tua risposta, confermata dalla “voce dal cielo”.

La quarta è “il commento” che tu fai alla “voce dal cielo” e alla tua risposta, indicando chi è che accetta e sceglie la tua sequela. Con l’ulteriore commento dell’evangelista a l’ultima tua frase.

La terza parte è, forse, quella più importante.
In qualche modo si tratta di una definizione articolata della parola italiana “gloria” e del verbo corrispondente “glorificare”.

«È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. […] Padre, glorifica il tuo nome».

Gesù, questa che arriva, che sta per essere la tua Passione e morte, in questo momento è, per te, la tua gloria di Messia di Israele e di Inviato da D** e, insieme, la stessa Gloria di D** nel suo Nome, che si manifesta tra gli umani e nella storia.

Quindi tutto il cuore stesso di tutta la tua esistenza di Gesù di Nazareth per come tu l’hai compresa e vissuta, “amando fino alla fine”, come sigla lo stesso vangelo di Giovanni.

Questa gloria è la tua sconfitta.

Non solo la morte, ma proprio la sconfitta come Messia di Israele atteso, e agognato e sperato solo nel modo “politico e davidico” di liberazione del regno di Israele.

«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna».

Non c’è solo la morte, questo chicco di grano che deve morire in terra per rinascere come spiga e altro grano, ma dobbiamo trovare proprio l’odio, il rinnegamento di ciò che il mondo si aspetta da te e spera che tu sia: «chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna».

E, ovviamente, non stai parlando della vita in generale. 

Ma soltanto della tua vita di Messia, di Figlio di David, di re atteso e sperato. Tu sei quello, tu sei il “re di Israele”, ma quella attesa che ti circonda e in cui sei vivente e hai fatto la tua missione, questa attesa deve essere sconfitta del tutto perché la tua “vittoria sul mondo” sia reale e vera.

Ricordiamo che siamo appena dopo il tuo ingresso trionfale a Gerusalemme e tutti i tuoi nemici ti aspettano al varco.

Tu sei il Messia di Israele, il Cristo di D**, ma la tua messianicità, il tuo “essere Re”, non appartengono a questo mondo.

Il tuo regno non è di questo mondo.

Per questo il mondo ti odia: ti sa straniero, alieno, profugo, libero in cerca di dare libertà nell’amore e nella giustizia. Mite e umile, un Dio che ha bisogno di chi è povertà, di chi è peccato, di pubblicani e prostitute, per vincere.

Un Dio pericoloso.

Hai paura, ma in questa tua paura c’è la Gloria di D** che si fa umano.

Tu sei la Vera Gloria del Nome Santo di D** in tutta la sua realtà vivente.

E questo, la tua ora terrena e tua consapevolezza umana di quest’ora, è che quello che sta per accadere a te è – sarà – il “giorno” fondamentale della esistenza umana in tutti i secoli: «Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori».

La storia umana e la presenza umana nel mondo sono riprese in mano di D**, è tornato il nostro Pastore e niente di “male” ci potrà più accadere. Perché è questa l’ora in cui D** vince il mondo facendosi sconfiggere da lui, questa è l’ora della mitezza e dell’umiltà: «quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me», Tu, Gesù, Amore Sposo.

Quindi hai fatto tutto tu? Nulla d’altro c’è da fare?

No.

Dobbiamo fare come te, dobbiamo renderci uguali a te.

«Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

Dove sei tu, Gesù?

Lo sappiamo tutte e tutti e abbiamo un pastore umano che ce lo ricorda ogni giorno in una solitudine significativa e crescente.

Gesù, tu sei dove ci sono tutte le sconfitte umane, dove l’amore di Dio si ritrova nell’umiltà del Giudizio di Dio, per amarci come Dio ci ha amato, per stare dove sei tu. Dove ogni gloria umana è odiata e sconfitta dalla sua stessa vittoria contro di te, Gesù di Nazareth, il Cristo di Dio, il dono d’amore vivente in eterno e nelle nostre storie.

ciao r




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