L'amore è il regno dei cieli...

... che non è di qualcuno "per diritto", ma solo di chi paga l'affitto, e lo paga pure molto volentieri. 

Gesù, a volte sei molto duro. Come in questa parabola.

So che molti allontanano questa tua durezza dicendo che qui ce l'hai con i capi dei sacerdoti e con gli Anziani del popolo di Israele dei tuoi tempi. Noi siamo diversi. Non siamo come loro, non siamo sordi e ciechi, noi siamo "figlie e figli di D**", siamo tue sorelle e fratelli, a noi il regno spetta per diritto.
Ma non è quello che dici tu nella parabola, Gesù mio.

Ascoltiamo quello che ci dici.

Mt 21,33-43"Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti
»."

 
 

Innanzitutto la tua conclusione: il regno di D** è la pietra scartata, quella buttata via, finita in qualche discarica.
D**, Eterno Bene, la sceglie dopo aver frugato bene nelle nostre discariche umane e ne fa la "testata d'angolo", la pietra su cui si regge la Sua costruzione. Una delle pietre fondamentali.

Ecco.
Questo legame tra regno e pietre scartate è, esattamente, quello che mai bisogna dimenticare.

I vignaioli hanno una vigna proprio bella da lavorare e far produrre: è ben costruita, ben difesa, sicuramente con una pianta  di ottima qualità; una vigna dove si lavora bene e che dà un buon frutto.
Non è merito dei vignaioli, se la vigna è così, ma è merito del Padrone della vigna.
I vignaioli, inoltre, hanno stretto un patto con il padrone della vigna, e i patti si rispettano.

Ma non è quello che succede.

Facciamo attenzione a due aspetti complementari di questa tua storia: la ostinata malvagità dei vignaioli, che arriva alla stupidità gratuita di uccidere il figlio del padrone; e dall'altra parte l'attenzione, ostinata anche questa, del padrone della vigna per una disposizione diversa dei vignaioli, per un loro diverso atteggiamento verso il Padrone e i suoi diritti, e bisogni, a questo punto bisogna dirlo.

Nella tua narrazione, Gesù, chi è indifeso, chi sembra indifeso, è proprio il Padrone della vigna, mentre i vignaioli sono dei farabutti omicidi a cui sembra andare sempre liscia.

Certo. Tu stai dicendo ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo che "il regno di Dio", cioè l'eredità della presenza di D** nel mondo, non verrà lasciata a Israele ma verrà data a chi ne saprà dare i frutti, a chi saprà lavorare con giustizia questa vigna che non gli appartiene. 

Ma non possiamo fermarci qui.

Il tuo Vangelo, Gesù, è la testimonianza che i tuoi discepoli e amici ci hanno lasciato sulla tua vita e sulla tua Parola.
Cioè dal tuo Vangelo, da questa tua "bella notizia" noi prendiamo quel che ci serve per vivere.

Per vivere oggi, qui e ora.

Allora tu ti rivolgi anche a noi. Ai nostri capi dei sacerdoti e ai nostri Anziani del popolo tu racconti ancora questa storia.

Noi.
Noi che siamo questa paradossale mostruosità dell'amore, per cui D** ci ha innestato - noi che siamo olivo selvatico - dentro i rami tagliati di quel suo bell'ulivo, quello da lui coltivato con così tanta pazienza e amore.

Noi.
A cui spetta il regno non come "diritto ereditario", ma come guadagno fatto da chi ha dato tutto se stesso per noi - fatto da te, Gesù - perché noi potessimo essere oggi "i lavoratori della bella vigna di D**".

Il tuo messaggio, Gesù, in questa parabola è di una semplicità sconcertante. 

D** vuole i frutti della sua vigna.
Sa benissimo che è bella, come sa perfettamente che lui ci ha messo ogni impegno e cura a farla così bella. E sa altrettanto bene che anche noi lo sappiamo. Ma D** vuole anche un'altra cosa: vuole che noi la lavoriamo per renderla ancora più bella e così ne abbia i suoi frutti.


Noi siamo i titolari attuali di questo lavoro nella vigna, ma non ne siamo i proprietari e non decidiamo chi deve venire a lavorarci. Siamo solo affittuari e dobbiamo pagare il fitto. E pure volentieri, perchè una vigna così bella non la troviamo da soli. C'è bisogno che D** stesso ce la doni.

Questo dobbiamo fare. Ma non aspettando che sia il Papa a iniziare o l'arcivescovo di Carterbury o quello di Novgorod o il presidente degli Usa o della Cina.

Iniziando noi. Iniziando da noi.

Iniziando a lavorare bene la tua vigna, Signore, senza uccidere, massacrare, avvelenare, distruggere, rendere brutto ciò che tu hai voluto bello.
A vivere per far vivere la tua Vigna come un frutto dell'Amore e che produce sempre più amore.

E non per noi, ma per Te.
E per chiunque a cui tu lo voglia dare.

ciao r







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