Natale di Gesù di Nazareth...

... il Cristo di D**.


Così ogni volta ricordiamo che sei nato.
La cosa, detta così, sembra banale. Festeggiamo e ricordiamo la nascita del fondatore della nostre religione.
Ma, detta così, non è vera. Anzi, è proprio sbagliata.
Perché tu non sei il "fondatore della nostra religione" e perché (probabilmente) tu non sei nato in questo giorno (probabilmente ... perché c'è anche chi sostiene che invece sì... tutto un ragionamento su Zaccaria, che era sacerdote in turno al Tempio secondo la classe di Abia, cfr Lc 1, 5-10 e quindi sul concepimento del Battista sei mesi circa prima di Gesù... etc... mi sembra abbastanza inutile...però forse no).
 

Vale la pena, anche qui, ascoltarti ed ascoltarti nei tre Vangeli in cui si parla di te, Gesù di Nazareth il Mesiah di Israele, il Cristo di D**, come qualcuno che c'eri anche prima di metterti  predicare, e di fare una vita per diffondere una "bella notizia" qui tra noi. La cui esistenza è come quella di tutti i mortali, "nato da donna".

I tre Vangeli sono: Matteo 1,18-25 ; Lc 2,1-14 ; Gv 1,1-18 .... lo so, Gesù, lo so... il terzo non è un vangelo dell'infanzia e nulla c'entra. Invece no. C'entra ed è importante perché racconta come ti hanno capito dopo la Resurrezione. Come sono riusciti a leggere la tua realtà e la tua vita.



Mt 1,18-25
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: / a lui sarà dato il nome di Emmanuele ,
che significa Dio con noi . Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa; senza che egli la conoscesse, ella diede alla luce un figlio ed egli lo chiamò Gesù”.
Gv 1,1-18
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato”.

Lc 2,1-14
Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio. C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli / e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».”.

 

Ci sono due punti sicuri sulla tua nascita.
Sei figlio di Maria di Nazareth, ragazza e promessa sposa a Giuseppe, un uomo appartenente alla casa di David, a un clan di tipo davidico.
La sottolineatura che sei il figlio di Maria è importante perché la tua nascita umana è limitata a tua madre, alla partecipazione di Maria a una azione divina che si compie in lei e grazie alla sua collaborazione.
L'altro punto è che in te, in quel piccolo bambino che eri, così fragile come tutti i bambini e così povero come moltissimi bambini allora e ancora, si compie e inizia - contemporaneamente e nello stesso istante - una sconvolgente azione di D**. 
Qual'è questa "azione sconvolgente"?

Partiamo dai due punti che mi hai sottolineato prima: sei nato da donna, da una ragazza vergine, un giovanissima donna che non aveva avuto rapporti con uomini, e sei nato povero e in condizioni di disagio, e a anche di gravissimo disagio.


Questi due punti sono molto preziosi, perché ci dicono una cosa di te che va incrociata con quello che canta Giovanni nell'Inno liturgico che introduce il suo Vangelo.

Qual'è il punto del Prologo che merita di essere sottolineato? Proprio quello, secondo me Gesù mio, che lo stesso Giovanni sottolinea.

E sono i versetti finali dell'Inno: 
"La Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato
".



Tu sei la "grazia e la verità", cioè sei l'unica conoscenza di D** misterioso e nascosto, di quel D** Genitore e Origine perenne, che solo tu riveli e fai conoscere. Perché solo tu Lo abiti come "Figlio", come "generato e non creato", proprio come si generano i figli, come da una donna, dalla sua vita e dalle sue esistenze, prende vita e forma una esistenza che inizia come parte segreta e nascosta della madre - del "suo corpo" si dice oggi continuando il dualismo greco - e continua fino a diventare parte vera e indipendente. Parte a sé. Ma la madre non "crea" nulla, dà, dona la vita che è "naturalmente" sua e la dona a una vita che lei fa in modo che diventi indipendente da lei. 
Da questa nascita nasce l'amore come esperienza comune agli esseri umani. Non dalla "riproduzione sessuata", come dice la scienza, ma dalle narrazioni e dai racconti che attorno alla riproduzione sessuata noi abbiamo costruito.
Ecco, Gesù.
Mi sembra che il racconto della tua nascita di ricordo quanto il D** d'amore che tu ci hai mostrato sia sconvolgente.
Perché tu, Gesù di Nazareth nato da Maria, sposa a Giuseppe della casa di David, tu sei il senso e la forma umana di quell'amore D** che è Origine e Fonte perenne di tutto ciò che esiste.
Amore che per "farsi vedere" nel mondo sceglie due cose: la fragilità di un "cucciolo d'uomo" e la povertà e la miseria di molta parte della condizione umana.
Fragili in una condizione fragile. Ricoperti di poveri panni e con una mangiatoia per culla. Per imparare subito la difficoltà della vita e il bisogno di affidarsi a D**, unica fonte di certezza. E agli altri esseri umani come cura e speranza d’amore.
La certezza che siamo nati per amare, come D**, la cui esistenza è segnata dalla scelta di essere amore.
La cura e la speranza d’amore che dobbiamo essere noi nelle nostre povere vite, perché ogni povero, ogni figlio di immigrati e di profughi della Guerra è esattamente uguale a te.
Figlio di D** e sua unica notizia al mondo: D** è libertà e potenza d’amore.
Come te, Gesù mio. Come noi, Sposo piccolo e povero.
Tu e noi, l'amore di D**.

ciao r





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