Il senso di D**...

... per la giustizia.
E Giuseppe è un giusto.

 

La parola "giusto" nel mondo ebraico, specie ai tempi di Gesù, era carica di significati.
Giusto era, certo, innanzitutto chi faceva la volontà di D**. Ma questa volontà era espressa nel patto di Mosè con D** e nella Torah, nell'Insegnamento di D** al Suo popolo e nella Legge che di questo Insegnamento era l'espressione più alta. Quindi "giusto" è chi obbedisce in tutta la sua vita alla Legge - Insegnamento di D**.

Giuseppe è un giusto perché è dentro tutte queste cose.
Così, quando scopre che la sua promessa sposa, con cui non poteva avere rapporti, era incinta deve ripudiarla. Non "può o non può" ripudiarla, ma "deve", non ha altra scelta. Però è un giusto che sa andare oltre la Legge e non vuole ripudiarla pubblicamente.
Perché Maria è una giovanissima ragazza, ed è debole; Giuseppe la vuole difendere, perché Maria è debole. Giuseppe è giusto perché ama D** e la sua Legge, che gli impone il ripudio, ma ama anche il suo prossimo in questa giovane ragazza incinta di chissà chi. Non incinta di lui, di Giuseppe.
Qui entra il "Senso della Giustizia" di D**, il Santo, la Potenza Vivente.
Ascoltiamo il Vangelo di Matteo.



Mt 1,18-24
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa
”.


Cosa chiede D** a Giuseppe, il giusto.
Gli chiede di prendere Maria come moglie assumendosi il carico di figlio che non è suo. Ma questo significa assumere pubblicamente la posizione di chi ha violato la norma che regolava i rapporti tra futuri sposi. Dovevano frequentarsi ma non potevano avere rapporti. Se sposa Maria, anticipando i tempi, riconosce di aver violato la Legge. Infatti ha avuto rapporti con Maria mentre non poteva averne.
Ma Giuseppe si fida di D** e affida alla sua Voce la vita che sta unendo a Maria. E la vita di quel nascituro di cui gli è stato detto che «salverà il suo popolo dai suoi peccati» e che per questo si chiamerà Gesù.
Giuseppe compie una ingiustizia verso se stesso per obbedire alla volontà che D** gli manifesta.
Qual'è il senso della giustizia, per il Signore D**, allora? 


Ma chiediamoci se è importante farsi questa domanda.
Giuseppe, il silenzioso e mite Giuseppe, si fa una domanda di questo genere, prima di agire il suo Sì alla richiesta che gli viene proposta da D**?
No. Decisamente, no.
Se si fosse messo una domanda del genere non avrebbe mai "obbedito" alla richiesta di D**. E invece la esegue. Prontamente.
Perché?
Perché è un giusto, scrive il Vangelo. Ma "giusto" come?
Giusto come D**, verrebbe voglia di rispondere.
Che cosa significa, questo brano famosissimo del Vangelo di Matteo? Che cosa ci racconta, Matteo, in questi sei versetti?
Certo, ci racconta la nascita "verginale" di Gesù, e il suo realizzare, fin dal concepimento, le profezie: cioè i messaggi che D** ha mandato al Suo popolo per avvertirlo e prepararlo alla sua azione.
Ma contemporaneamente ci mostra come "prepararsi" alla azione di D** tra di noi e per noi sia - a tutti gli effetti - impossibile.
In che modo poteva, Giuseppe, prepararsi a trovare la sua fidanzata incinta e a sposarla, riconoscendo la violazione della legge fatta da entrambi? Come poteva prepararsi a diventare padre umano di un figlio che le profezie indicavano come «Dio con noi»? Di un bambino figlio dello Spirito di D**, forse, e non figlio suo, sicuramente.
In nessun modo. E in un modo solo.
Pregando.


Non so se Giuseppe abbia mai avuto dubbi. Trovo ragionevole, e bello per la mia povertà, pensare di sì, ritenere che abbia avuto moltissimi dubbi, come un poco ci spinge a pensare Matteo in questo brano famoso. Ma come li ha affrontati, Giuseppe, come li ha vinti, e fatti diventare punti di forza e non di debolezza?
Solo con la preghiera.


Perché la preghiera non è una ripetizione ossessiva di parole e formule grazie alle quali si pensa di poter commuovere D**, o convincerlo a fare una cosa piuttosto che un'altra. La preghiera è ospitalità, la preghiera è accoglienza. La preghiera è dono
Dono di se stesse e di se stessi a D** Eterno presente e Bene continuo e attivo. La preghiera è accoglienza di D** nella propria vita e lasciare che D**, finalmente, ci riempia di se stesso e ci imbeva della sua Presenza.
Di una preghiera di questo genere è stato capace Giuseppe. Anzi, sono stati capaci Giuseppe e Maria, sua sposa. Una preghiera così accogliente e così bisognosa di assorbire, di farsi riempire dalla presenza di D** che D** stesso ha colto l'occasione e si è incarnato, dando vita - letteralmente - a quell'evento-persona, a Gesù, che è nato come umano e, come umano figlio di D**, ci ha liberati dal male. Da ogni male, grazie alla sua vita e alle sue opere.
Amarci.
ciao r







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