Chi precede l'amore?ovvero...

... il difficile di essere precursori.



Difficile essere chi precede "chi deve arrivare". L'annuncio è esatto, ma il modo e le forme in cui quell'annuncio si realizzerà saranno necessariamente diverse da come erano state pensate e credute.

In più, chi annuncia è più debole di chi è annunciato perché porta una speranza e una fede, ed entrambe - speranza e fede - sono difficili da tenere insieme a lungo.
Così Giovanni ti annuncia, Gesù, ma non sa - o non capisce bene - che, annunciando te, annuncia l'amore.



"Venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
"


Giovanni il battista è una figura eroica e umile. Matteo (Mt 11,119 riporta una tua frase: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui». Giovanni è grande perché rinuncia e, anzi, rinnega il suo mondo e la sua gente, e si comporta da eremita, da solitario, affidando la sua intera vita a D**.
Veste peli di cammello, perché il cammello ha la muta una volta all'anno e così Giovanni si veste di qualcosa che trova in natura, come il miele selvatico e le locuste.
Giovanni è l'ultimo profeta dell'antico Israele, ma è anche un nuovo tipo di figura umana in relazione a D** e agli umani, perché anticipa la figura del tuo discepolo, Gesù.

Giovanni annuncia a Israele che stai arrivando tu, il Messia, il "dito di D**" presente tra di noi, la persona umana che porterà tra di noi la Presenza Santa e Vivente.
Giovanni ti conosce, e ti vuole e desidera, ma non sa che cosa deve aspettarsi, da te.
Non sa che tipo di Messia si troverà davanti.

Sa che tu, Gesù, sei diverso, sei un'altra presenza, un'altra vita: «colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali».



Giovanni è L'Avvento vivente,  perché tutta la sua vita è orientata ad annunciare che tu sei qui tra noi e che, tra poco, tu metterai Israele a giudizio. E con Israele il mondo intero.
Ma ignora di quale giudizio si tratti.
Per molti aspetti le cose che dice e fa Giovanni ci riguardano molto da vicino.

 

Provo a dirne solo uno.
In Giovanni e nella sua vicenda vedo sdoppiato quello che in noi è unito: Giovanni che ha rinunziato a tutto per poterti annunciare in libertà e gli scribi, i farisei e i sadducei, ovvero i capi del popolo e i depositari della Parola di D**, coloro che la amministravano per conto di tutte le persone.

Anche noi ci proclamiamo "figli di Abramo", popolo eletto, peccatori salvati dalla tua vita e dalla tua morte e resurrezione.
Ma non teniamo conto che dobbiamo comportarci di conseguenza, come chiede Giovanni.
Se abbiamo un fratello o una sorella senegalesi o nigeriani o cagliaritani di sant'Elia o di Castello, o di qualsiasi altra zona del mondo, che soffre per mancanza di amicizia, di amore e di solidarietà e non ci sforziamo di aiutare questa persona in ogni modo in cui possiamo, allora anche noi siamo un «razza di vipere» e non siamo "seguaci di Cristo" per una sorta di diritto di nascita.
E questo aiuto deve essere dato "senza alcun merito". Non possiamo aiutare solo chi lo merita. Il Samaritano non si chiede se quel Giudeo, nemico del suo popolo, merita di essere aiutato.
Siamo "seguaci di Cristo", cioè di te, Gesù mio, solo se ci comportiamo così. Come te.
Altrimenti dobbiamo essere ben consapevoli che D**, infatti, può far sorgere "seguaci di Cristo", amici e amiche tue Gesù mio, anche dai lastroni dei marciapiedi dove camminiamo.




Tu sei segno di contraddizione, Gesù, e forse Giovanni era molto incerto su di te. Ma aveva capito ciò che tu saresti stato, e ancora sei, per davvero: Spada e segno di contraddizione. Amore che unisce e divide, risana e ferisce.
Vita vivente nel seno di D**. Che non si può né meritare né guadagnarsi; ma si può testimoniare e regalare con ogni istante della nostra vita.
Come Giovanni Battista il precursore, che fu incerto su di te fino alla sua morte, ma ti testimoniò sempre senza alcuna esitazione.
Con Amore.

ciao r


















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