Verrà la morte e...

"Verrà la morte e avrà i tuoi occhi"

Scelgo il pezzo di un giornale tipicamente laico per mettere alcuni "puntini" sulle i di una questione di cui si parla con troppa facilità.
Avere una "morte degna".
Scelgo anche la poesia, grandissima, di un poeta laicissimo e suicida, Cesare Pavese.

L'articolo
http://www.ilpost.it/2016/09/17/belgio-eutanasia-minorenne/

La poesia
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Questa è l'epoca dove ci si dimentica del significante e ci si aggrappa, disperati naufraghi, al solo significato, alla sua "verità vera", o "pura".

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, dice il poeta.
Per me ha sempre gli occhi di Sebastiana.
Da quando lei è morta ho smesso di chiedermi che cos'è una "morte degna".

Gesù di Nazareth, il mio Amico e Amante, non è morto di una "morte degna" e, se escludiamo la resurrezione - difficile da escludere - tutta la fama e la gloria successiva della sua esperienza e tutte le persone - me compresa - che si richiamano più o meno confusamente a lui non levano un briciolo di sofferenza, né un atomo di indegnità alla sua morte e non consolano i discepoli della loro fuga o le donne dalla angoscia ben conosciuta di veder morire chi ami, e dal veder morire "così", in quel modo indegno, quel loro amico e maestro, così bello e così strano. Così imperdibile e così perduto.

Che cos'è una "morte degna"?
Quella di Viyan Qamışlo in Siria, combattendo contro l'Isis, è stata una morte degna?
La sua vita è stata degna. La sua morte - personalmente - avrei preferito non conoscerla, ma sapere che faceva figli o faceva giochi d'amore nel suo Curdistan nato indipendente.

Che cos'è una morte "degna"? E "degna" di che cosa?
"Degna" di chi?

Che cosa significa "morire"?
Ho visto morire persone, non tantissime, mi rendo conto, ma qualcuna sì. E da nessuna di queste esperienza so che cos'è "la morte".
So cosa resta dopo.
Una mancanza che non si quieta, una ferita che non si calma, un dolore che resta vivo. Qualcosa che non c'è e che dà la vita.

Non ho problemi con il suicidio.

Se mi suicido la condanna penale del suicidio è irrilevante, salvo che mi abbiate spinto, istigato o costretto al suicido.
Ma quello di Socrate non è un suicidio, come quello di Tiziana Cantone.
Suicidio è quello di Catone il Vecchio a mostrare che c'è chi "libertà va cercando ch'è sì cara/ come sa chi per lei vita rifiuta".
Perché lo scrivo?

Perché le leggi sulla eutanasia mi sembrano leggi contro l'esperienza della sofferenza, e quindi della morte.
Come se fosse in corso un gigantesco processo sociale con cui si volesse togliere all'umano ciò l'ha reso umano.
L'esperienza consapevole della sofferenza e della morte.

Quella che solo Gesù, Gesù di Nazareth elevato da D** alla Somma Potenza d'Amore, ha sconfitto lasciandosi morire come chiunque di noi muore.
Affidando allo Spirito di D** la propria carne e vita.

«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?» (Gv 11, 25-26)

Nessuno è obbligato a credermi, o a credere a Gesù. Siamo nel campo dell'amore, della libertà più piena e completa.

Ma ognuno di noi è obbligato all'ascolto.

ciao r

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