I ricchi e il Povero, la Povera.



Oggi parli di disonestà, cioè parli di ricchezza, parli di ricchezza disonesta, Gesù.




Parli di ricchi e fai vedere sullo sfondo chi non è ricco, ma la ricchezza la subisce, e la cerca.

Questo Parola parla di noi.
Oggi dal Profondo del Divino, l’Altissimo Amore per mezzo tuo ci rivolge un monito e un avvertimento.
Così, tu Gesù, ti interessi delle nostre condizioni reali e delle nostre reali miserie e ci avverti che dobbiamo scegliere.
O il mondo con le sue glorie e le sue ricchezze, o D** con la sua felicità umile e sorridente, mite e serena, piena e mai conclusa. Infinita.
Ascoltiamoti, Gesù.





Am 8,4-7

Il Signore mi disse:
«Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano”».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».”







Lc 16,1-13
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».




Stamani, prima che aprissi il vangelo di domenica per leggerlo e sentire che cosa faceva suonare dentro di me, stamani ho letto una notizia che mi ha disturbato il silenzio e l’ascolto.
La Bayer, la società erede di coloro che che usarono lavoro schiavile ad Auschwitz-Birkenau, e il cui amministratore delegato processato a Norimberga si difese affermando che lui doveva rispondere solo agli azionisti, bene questa società, la Bayer, una delle più grandi al mondo nel settore chimico-farmaceutico e agroalimentare, compra compra la Monsanto, la più grande società mondiale nel settore agroalimentare e degli ogm.
Iniziativa capitalista che, dal punto di vista etico-politico della democrazia liberale e del principio della libera concorrenza, mi sembra un fatto gravissimo contro cui occorre agire in ogni modo.

Cosa c'è di meglio, mi è sembrato di sentire, per parlare di ricchezza e di ricchezza disonesta, in specie?

Eppure no. Gesù, tu lo sai, questa notizia mi ha disturbato, anche perché sembra proprio riguardare ciò che tu in Luca chiami “mamonas”, parola che viene tradotta come “ricchezza” e che è meglio tradurre come la “ricchezza ingiusta”, nata dall’ingiustizia e che produce ingiustizia.
"Appunto", ha detto la vocina dentro di me, "esattamente come quella della Bayer e della Monsanto".
Invece no, la notizia di questa unione ha disturbato il mio ascolto della tua Parola, Gesù.
Allora facciamo silenzio e ascoltiamo il nostro profondo. Sentiamo che cosa suona, laggiù, nel mio profondo.

Perché ci sono molte forme di “ricchezza disonesta” in noi e attorno a noi, e non dobbiamo cercare nemici. E se pure li troviamo, anzi, dobbiamo pregare per loro.
Questa domenica ci parlano due testi.







Nel primo c’è Amos, profeta minore di Israele, tardo, dell’VIII secolo a C, perseguitato e cacciato via dalla sua patria per le cose che diceva e scriveva.
Amos fa una classica invettiva contro i ricchi.
L’invettiva è un tipo di testo che, in modo aspro e duro, spesso anche violento, denuncia qualcosa e qualcuno della propria epoca.
Ma questo testo di Amos non è solo una invettiva, e ci consola perché affida a D** la giustizia e così, insieme, ci avverte, palesemente e nascostamente, che D**, Altissimo Amante, sorveglia e conosce tutto e ogni cosa.
D** non dimentica , anzi...



Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere»

D** non dimentica ciò che facciamo e come lo facciamo. Non dimentica chi è potente e ricco, a ogni livello di potenza e di ricchezza.
Qui l’invettiva si consegna a D** e sembra promettere una vendetta futura da parte di chi è Amore Potente, e Vita sempre Presente.





Gesù, tu fai tutt’altro.
Tu, Gesù, come al solito, ci spiazzi e ci metti in posizione di apprendimento. Ci insegni qualcosa. Ci fai capire che nulla dobbiamo dare per scontate e che c'è sempre qualcosa da fare.




Innanzitutto ci racconti una storia, una parabola che è diventata famosa, perché è inquietante e difficile. Una storia che ci interroga, una metafora che ci stringe da vicino il cuore.
Ci parli di un amministratore, disonesto.
Questo amministratore disonesto ruba al suo padrone e questi, avvertito, decide di licenziarlo, ma gli lascia fare i conti.
Quindi ancora si fida di quell’amministratore. Perché se io ho un amministratore che mi deruba non lo lascio solo a farmi i conti, ma gli affianco, come minimo, un revisore, un analista, qualcuno che veda che cosa fa quel disonesto.
Invece quel padrone si fida ancora e lascia fare i conti all’amministratore prima di licenziarlo.
Quindi costui si può preoccupare del suo futuro e trova un modo per garantirsi qualcosa, anche quando non avrà più i redditi di amministratore.
Così chiama i debitori uno a uno e riduce tutti i crediti che il padrone aveva verso di loro; in tale modo non libera i debitori ma li mette in condizioni molto più favorevoli e si predispone a farsi accogliere e sostenere da loro. Perché solo lui, insieme a ciascuno di loro, è l'unico che sappia che cosa è successo. Il futuro dell'amministratore è garantito.
Quel padrone loda il suo amministratore disonesto ma abile.
Certo, Gesù, non sembra un tipo raccomandabile eppure tu, Amico mio, sottolinei la sua abilità e il nostro dovere di fare come lui.
Tu infatti ci raccomandi la stessa abilità.
Rileggiamo il pezzo, è importante.




«Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne».




Che cos’è la «ricchezza disonesta», la “ricchezza di ingiustizia” (mamonà tes adikias), con cui dobbiamo prepararci, dobbiamo farci amici capaci di farci accogliere nelle «dimore eterne»?
La ricchezza “disonesta”? Proprio quella dei soldi e dei capitali? quella con cui si fa girare il mondo e le vite di ciascuno di noi?
Certamente, innanzitutto è questa.
Ma insieme e molto più radicalmente tu ci parli di tutta la vita di questo mondo. Di tutte le ricchezze che noi umani siamo capaci di produrre e che sono, tutte, intrise di ingiustizia e di iniquità. Gesù, tu segui quel D** che chiami Padre e questo Padre, l'Amore vivente, ti dice che devi salvarci, che non devi perdere nessuno di chi hai avuto in affidamento. E tu, Gesù, non perdi nessuno; tu lasci il gregge e cerchi la pecorella smarrita finché non la trovi.
Ricordate, il vangelo di domenica scorsa?
Quindi tu, Gesù, ci raccomandi di essere abili in questo mondo con tutte le sue ricchezze, per conquistare cuori e adesioni a regno dei cieli.
A te, Gesù, non interessano i programmi per cambiare le società, i capitali, i mercati.
Non ti interessano le etiche e le regole morali con cui cambiare i costumi. Non sei interessato a imporre costumi sessuali migliori o regole riproduttive più oneste.
Tu, Gesù, non sei e non vuoi essere un “re di questo mondo”.
A te interessa un’altra cosa, tu desideri da noi un altro tipo di agire. A te servono le azioni concrete che faccio io e che fate voi per salvare la “mia” vita, per aggredire e convertire le “mie” malvagità e il “mio” peccato e convertirmi all’amore. Per farmi fare un cambiamento di rotta drastico. Per portarmi, per portare me e proprio me, per sempre, nell’Amore Infinito, nell'amore sempre inconcluso e bisognoso di amore D**, Eterno Bene.

Ad Angela da Foligno, una mistica francescana della seconda metà del duecento, Gesù dice che si sarebbe incarnato e sarebbe morto in Croce anche solo per salvare lei, Angela.
Tu, Gesù, ci insegni che D** ragiona una a uno.
Così sei un amante audace, rischi sempre, fai sempre un passo in più di quelli che faccio io. Tu, Gesù, sei sempre più avanti di me nel mondo e nell’amore. Allora possiamo interpretare la “mamonas” come ricchezza, direttamente – la ricchezza che si calcola in merci rubare, in salari trattenuti, in bilance falsificate, in monete corrotte, etc etc...
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali
e certamente la ricchezza disonesta è anche questa – e questa ci interessa pure perché questa ricchezza iniqua è oggi la dominante delle nostre vite, è quel “numero” che ci consente di vivere e di esistere nella terra.
Ma tu, Gesù, ci dici anche che qualsiasi cosa nel mondo ci deve servire, può e deve essere adoperata per arrivare al nostro unico Padrone. A chi è soltanto Amore. All’Eterno Amante che mai smette di amare, e mai si stanca di amare.
Così la ricchezza disonesta è anche tutto quello che è “del mondo” e nel mondo, prodotto dalla ricchezza creativa dell'umano anche con ingiustizia e disonestà, e che noi dobbiamo usare con intelligenza e libertà per portare persone a D**, Eterno Bene.
Tutte le ricchezze disoneste di questo mondo le dobbiamo usare con amore intelligente e libertà santa, come fa l’amministratore con la ricchezza (disonesta anch'essa, ovviamente) del suo padrone.
Ma, esattamente come per l’amministratore, noi non dobbiamo essere soggetti a questa ricchezza, la dobbiamo usare. Dobbiamo essere scaltri come i figli di questo mondo verso i loro pari.
Certamente, la ricchezza disonesta del mondo non dipende solo da noi e noi, da soli, non possiamo far nulla per portarla a terminare, per rivoluzionarla.
Ma, grazie a te e insieme a te, noi dobbiamo essere liberi da essa.
Infatti abbiamo un solo Amore, D**, l’Eterno amore. E nient’altro, e nessun altro.



Dal punto di vista di questo Amante infinito, di questo Amore Eterno che ci (che “mi”) ama dobbiamo usare con scaltrezza e libertà di questo mondo per preparare e portare quante più persone possibili al Regno di D** dove c’è solo amore che libera.
Ricordandoci sempre che dobbiamo – devo - sempre e soltanto “servire D**” e il suo amore nel mio cuore e nei cuori di chi mi ama.

Ciao r







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