Il bambino che è nato

Che cos'è il tuo Natale, Gesù?
 



Qualcuno dice che è come quello del sole, di cui pare che tu ricalchi il giorno.
Quindi Sei tu trionfante che nasci per illuminarci tutte e tutti?
Sei tu ricco di potenza che sorgi irresistibile per affrancarci, tutte e tutti, dalla schiavitù del freddo e delle tenebre?
No.
Il tuo Natale è molto più semplice. Infinitamente più complesso.
Con te ci è stato dato un figlio, abbiamo un bambino.
Ti riconosceremo dalle fasce in cui sei avvolto e dalla mangiatoia in cui giaci, dal fatto che contro il freddo hai solo calore animale a disposizione e a iniziare da quello di tua madre che ti accudisce e ti ama.
Ne sapremo di più di te se andiamo ad ascoltare i più poveri tra noi, gli emarginati, i considerati stranieri e cattivi. Se chiediamo ai pastori, maledetti nella vita quotidiana in Israele e non solo, onorati solo nelle ipocrisie di scrittori del potere, da loro avremo narrazioni straordinarie di Angeli, Luci divine, Musiche splendide, Voci meravigliose.
E inevitabilmente penseremo che, come sempre, questi disperati si consolano dei loro mali, di cui sono colpevoli, invocando improbabili miracoli, che peraltro neppure gli cambiano la vita.





Allora che cos'è il tuo Natale, Gesù?



 
Lc 2, 1-14
"Un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazareth, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama»."




 
Tre passaggi, noti.
Innanzitutto andate a Betlemme di Giuda, ma non ci andate per turismo o vanità, ma per un decreto di Cesare Augusto, una decisione del potere politico che non vi appartiene e che vi comanda. In più ci andate per ragioni "maschili", perché lo sposo di Maria fa parte di un clan della discendenza di re David e deve segnalare questo fatto al potere politico registrandosi nella città dove re David è nato. Quindi nasci a Betlemme per cose che non appartengono alla tua vita e alla tua nascita, per cose soltanto umane e maschili.
In secondo luogo per voi, per tua madre, per Giuseppe suo sposo, e per te che stai per nascere non c'è posto nell'alloggio. C'è troppa gente a Betlemme e voi siete poveri e sconosciuti. Non vi vogliono. Forse pensano che vogliate pure immigrare con questa storia del clan di re David, e così rubare lavoro ai locali. Fattostà che non vi vogliono e non c'è posto per voi: per Giuseppe che accompagna e custodisce, per Maria che ha terminato i giorni, per te che stai per nascere.
Il terzo momento è il segno che viene dato ai pastori: tu sei avvolto in fasce e stai in una mangiatoia. La tua culla è il posto dove animali mangiano e si nutrono. Nulla ti distingue dai figli dei pastori, e forse loro dormono in culle e non in mangiatoie. I pastori vengono, guardano, lasciano qualcosa, raccontano perché sono venuti e se ne vanno via lodando D**, anche se non hanno capito niente, perché hanno almeno imparato che è sempre meglio lodare D** piuttosto che insultarlo per cose su cui D** non ha competenza, ma soltanto loro, soltanto noi.





Tu vieni per noi e come noi.
Tu sei un "nato di donna", come tanti e tante altre prima, insieme e dopo di te.
Allora cosa c'è di così particolare da dover ricordare la tua nascita?
Ma solo la tua nascita, ovviamente.
Perché con te ci è stato dato un figlio, con te abbiamo avuto un bambino.
Ed è la sola presenza di un figlio e di un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia che ci da la speranza.
L'amore c'è e vive.





ciao r

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