I segni nel sole ...

... e i giorni il tuo avvento, Gesù.




Siamo pieni di catastrofi, Gesù, siamo pieni di paure, gonfi di dolori.
Come “segni nel sole” tutti questi morti, questi feriti, queste persone la cui vita è strappata dalle infinite forme di violenza di cui solo noi siamo i diavoli, tutte queste morti si manifestano dentro i nostri tremori timori e cavalcano furenti le nostre paure.
Ma tu, Gesù, ci avverti di stare nel mondo con speranza.
Noi possiamo vivere nella speranza del tuo amore, amore che è vivo e ha già vinto tutto questo orrore.
Siamo davvero capaci di questa speranza?





«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».




Mi hanno colpito questi “segni nel sole”.
In quel giorno, quando tu torni, la luce si dipingerà dei segni della giustizia e dell'amore e danzerà attorno alle nostre morti, resuscitando tutte e tutti




Gesù, siamo troppo abituati  a ricevere morte e a dare morte, ormai con indifferenza. La nostra storia, tutte le nostre storie conosciute e non conosciute, sono caterve di morti iniqui e di vite strappate con violenza alle loro sorti.
Gesù, tu non annunci dei tempi futuri finali e misteriosi. Tu ci annunci solo le nostre vite.
Siamo noi, qui, ora, che moriamo ogni giorno “per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra”, e non ci diamo pace e vediamo segni nel sole, nella luna e nelle stelle accesi contro le nostre volontà di morte.

Ma noi abbiamo te, Gesù, e tu hai già vinto il mondo.




Il cristiano è sicuro di quel che fa, perché la sua vita è comunque affidata a D**.
Francesco Vescovo di Roma può tranquillamente andare in Africa perché nella sua preghiera sa, è certo, che l'amore di D** lo assiste sempre, sa che tu, Gesù, sei comunque accanto a lui qualunque cosa succeda.
Perché tu, Gesù, hai già vinto il mondo.

Solo così, soltanto in questo modo, possiamo e dobbiamo conoscere e vivere i segni che compaiono nel sole nella terra nelle stelle, e nei nostri giorni.

Dobbiamo leggerli e interpretarli, dobbiamo vivere nel mondo secondo le procedure del mondo.




Ma una parte di noi deve sempre sorridere: “risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
Nelle vicende del mondo dobbiamo vedere l'avvicinarsi di D** alle nostre vite e il tuo ritorno, Gesù, questo ritorno sempre più forte e prossimo.
Questo sorriso è la nostra speranza, nata nella fede e che nutre la fede stessa.
Speranza che tu verrai a riscattare tutte le vite spezzate dalle nostre diaboliche malvagità.
Però dobbiamo fare attenzione.





Infatti, capire i “segni nel sole” significa anche stare bene attenti, significa stare nel mondo senza farsi vincere dal mondo, senza che solo il mondo ci dia la vita.
Le dissipazioni, le ubriachezze, gli affanni della vita contro cui tu ci ammonisci, Gesù, sono le realtà del mondo, che vogliono farsi, vogliono essere sempre più potenti e ricche, le uniche da cui dipende la nostra vita, le sole per cui meriti vivere.
Le tre parole non indicano delle realtà concrete, eticamente concrete.
Dissipazione non è fare sesso.
Ubriachezza non è assumere sostanze psicotrope.
Gli affanni della vita non sono dare priorità a quel che passa contro quel che resta.

Anche la religione può essere dissipatezza, ubriachezza, affanno della vita.
Anche il nome di D**, il sempre Santo, può diventare dissipatezza, ubriachezza, affanno della vita.




Per questo solo tu, Gesù, ci dici di vivere nelle libertà che l'amore, e quell'Amore che è il nome più bello di D**, ci può garantire.
La libertà di amare sempre e comunque, libertà che nessuno ci può togliere e di cui solo D** è sovrano.




Solo allora, e soltanto in questa libertà di amare possiamo fare tutto quel che vogliamo (ogni cosa è lecita, ci ricorda Paolo nel capitolo 6 della sua prima lettera agli abitanti di Corinto), perché lo facciamo nella libertà di chi fa la sua vita a vantaggio di altre persone, di chi lascia che D** renda la sua vita un dono per altre persone.
Perché l'amore è un dono, non è un diritto.
Allora, solo dentro questo dono, unicamente dentro questa libertà, avremo la forza di comparire davanti al Figlio dell'uomo (e non al Figlio di D**) per essere riconosciuti.
Amanti amate, amati amanti.


Ciao r










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