La Trasfigurazione di Gesù

"Gesù, sei bellissimo".




Ma, Gesù mio, che cosa vuol dire "risorgere dai morti"?
Spesso mi chiedo se noi lo sappiamo o facciamo solo finta di saperlo.
Però oggi siamo in un trittico della tua Parola davvero meraviglioso. 
Però qui ne vediamo solo due pezzi che stanno meravigliosamente bene, vicine. 
Il tuo Paolo, Gesù mio,  da Romani 8 e sopratutto Marco al suo capitolo 9 con la tua Trasfigurazione.

Ascoltiamo.




"Fratelli, se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui?
Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! Chi condannerà? Cristo Gesù è morto, anzi è risorto, sta alla destra di Dio e intercede per noi!"




"Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti."




Gesù, la narrazione di Marco è semplice, quasi reticente. La nota sulle tue vesti così bianche che "nessun lavandaio della terra potrebbe renderle così bianche" è ingenua, volutamente ingenua: non sapere che cosa dire per raccontare una meraviglia rimasta impressa a lungo, forte come all'inizio.
L'episodio è conosciutissimo ed è stato "scritto", dipinto in icone orientali, come quella quasi astratta di Teofane il greco, con te che ti estendi e diventi i raggi di luce che abbagliano e colpiscono i tre discepoli.
Ma cosa significa, per noi oggi - per questo nostro "noi" "qui e ora" così lontano dal senso della tua Resurrezione come anche dall'attesa del tuo ritorno trionfante della Gloria che chiude definitivamente la storia umana, fatta di così tanto sangue innocente, sparso iniquamente come il tuo, Gesù sposo.




La prima cosa che mi colpisce è la dichiarazione della voce che esce dalla nube.
Dio si rivela a noi nell'oscurità, ma quello che dice è sempre molto chiaro e netto.
Tu, Gesù, sei l'amato, l'agapetòs.
Il primo dato è questo.
Gesù, tu sei amato da Dio come solo Dio può amare e come può amare solo te, l'Amato.
Qui siamo nella ripetizione, per i tre discepoli fondamentali, dell'episodio dell'angelo e di Maria.
Tutte le storie umane hanno uno snodo vitale, un punto di compressione e di esplosione. 
Tu, Gesù.
Tu sei l'annuncio di un amore di Dio che va oltre ogni dimensione umana, copre (adombra, riempie di ombra) la storia, lacera e decompone i tessuti feriti e incerti dei nostri percorsi mortali.
Tu, Gesù, sei l'amato, chi Dio ama.
Quindi occorre ascoltarti.
Ma ascoltarti, Gesù, significa "parlare di te, parlare di Gesù".
Significa scambiarci tra di noi la tua Parola, come un regalo prezioso, come un ornamento raro, qualcosa che non è nostra ma ci appartiene per dono, regalo.
Significa anche farci derubare di questa parola preziosa.
Perché noi apparteniamo a te, Re Sposo, che ci hai scelto, ma tu, Gesù, non appartieni a noi. Tu sei l'agapetòs, l'amato.
Tu appartieni solo a Dio come Dio appartiene a te. Nel modo dell'amore e del vostro amore, per noi misterioso, oscuro.
E Dio attraverso te, Gesù mio, si dona a noi.
A queti "noi" che Dio stesso sceglie, dal suo eterno in questo nostro tempo ferito.
Per cui non dobbiamo comportarci con te, Gesù amore, e con la tua Parola come con qualcosa che è "nostro". 
Noi siamo tuoi e solo in questo nostro essere un dono a te, Gesù, ci apparteniamo reciprocamente e possiamo fare dono di noi a chi è ultimo e soffre, a quelle pietre scartate a cui Dio ti dona più volentieri, Figlio amato, a cui ti regala con molta gioia.
Ma insieme a questa consapevolezza c'è anche l'altra: attraverso te sappiamo come Dio fa ciò che vuole e quindi tu Gesù e la tua Parola non siete "nostri"; quindi su di te, Gesù amore, non possiamo costruire alcuna identità. Questo lo sappiamo da te insieme al fatto che grazie a te sappiamo di essere stati prescelti.

Quindi anche noi abbiamo visto la tua bellezza, Gesù, e anche noi non sapevamo cosa dire e abbiamo detto qualche sciocchezza.
Perché anche io, proprio io così misero e così poco, così irritante per molti, "io" sono stato scelto da Dio dal suo eterno e ho Dio stesso, nel tuo amore santo Gesù mio, come avvocato difensore e come amico.
Cosa posso temere? Chi può spaventarmi?

«Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?»




Gesù sposo, non sappiamo bene cosa significa essere "risorti da morti", ma dovremo sapere benissimo che cosa significa "avere Dio come amico". 
Significa non avere più paura, essere nella vita quieta, serena, dove ogni ferita e ogni dolore, come ogni gioia, saranno accolti con serenità e con amicizia. Perché niente ormai più ci turba del mondo.


Gesù amore mio, grazie a te e solo grazie a te credo, fermamente, che questa serena accoglienza del mondo, questo amore indifferente al mondo, sia il Regno. 
Quel Regno che sei tu e costruiamo ogni giorno e dove i cittadini migliori, le cittadine più rappresentative sono le pietre più scartate, i poveri più miseri e derelitti, le persone più sciocche, le ultime.
Perché niente vale la Gloria di Dio che ci salva.

Gesù, Sposo bellissimo che ci salvi nella bellezza di Dio.




ciao r

Commenti

Post popolari in questo blog

Magnanimità e speranza: Gesù

Lazzaro e noi; la metafora...

La parola e l'amore...