Le strade del Regno

La vedova, il generale e l'amore.




Dove portano, Gesù Signore, le tue strade? che cosa sono questi camminamenti dove ci inviti? dove ci mandano le viottole che ci fai camminare? come si costruiscono le capanne di rifugio lungo i sentieri ed i tratturi del tuo corpo? come si riconoscono i segni e i sapori, i sentimenti della tua carne e del tuo sangue, che sempre ci regali?
Gesù, Sposo e Re, ti parlo come ti ho conosciuto, ma ancora ti conosco con tremore nel tuo nuovo che mi slega e dipana, nella luce che mi rompe e ricuce, nella spada che mi ferisce e cura.
Come a Sarepta di Sidone capitò, con il profeta Elia, ad una vedova che non era del tuo popolo.
Come  ad un generale siriaco capitò davanti al profeta Eliseo, e neppure vedendolo.
Come sei stato tu con Saul di Tarso, vigoroso fedele del suo Dio e pieno di sete di difesa e vendetta per il Nome del Dio di Israele.
Saul di Tarso che tu hai fermato, hai slegato dalla sue corde, hai messo nel deserto della tua incertezza, Saul che tu hai lasciato nelle nudità dell'amore.
Già, l'amore.




(1Cor 12,31-13,13) 
"Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo, per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anche io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!"




L'amore.
Parole che slegano labbra e le bevono
in seti dure e aspre.
Fami che nulla soddisfa e neppure
il cibarmi del tuo sesso
il dissetarmi dei tuoi succhi.
Deserto di cui non m'accontenti
e dove vorrei disseppellirti da tutte le tue terre
per farti essere mari, oceani, cosmi.
Nudità che non mi basta
poiché m'è bisogno farmi spogliare il cuore
dal primo di tutti i tuoi sorrisi.
L'amore.
Parole 
di mani che si fanno cuori e mi denudano
nelle vicende nella mia vita
lasciando te qui, nuda (nudo?),
dentro i miei sapori di vita.
L'amore.
Cercare l'ovunque è un salto mortale, lì dove
abiti tu che vai oltre l'ostacolo
e superi ogni barriera di sangue e carne e sesso, tu 
dove ogni mio sapermi identità si sbriciola 
dentro i fitti del tuo sangue carne
che cola in acque di seti.
L'amore
che tutto perdona, tutto ascolta, tutto tace, tutto parla,
che ogni sua cosa sceglie e vuole, 
l'amore
che è ascolto è silenzio è parole,
è quell'abbraccio che ci lega insieme 
nei nostri capelli
nelle nostre ciglia
nei nostri pianti
nelle nostre mani 
che non giudicano, 
mai più.

Amano, 
soltanto,
finalmente, 
nel Regno:
tu 
noi.




(Lc 4,21-30) 
"In quel tempo, Gesù cominciò a dire nella sinagoga: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». 
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino".




Accompagnaci, Gesù, lungo le strade del tuo amore, sapendo che solo il tuo amore è vita che si dona, che solo il tuo amore è il dono che resta sempre. Per sempre.
Perché il tuo amore è l'unico Volto Santo di Dio.

ciao r

 



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