Beati gli operatori di pace ... purchè non siano persone omosessuali?

La verità, la pace e l'amore plurale.
A proposito di verità e amore plurale, e di lavoro per la pace, nel messaggio di Benedetto XVI per la pace.




Gesù mio, mio bellissimo Re, tu lo sai come la parola "menzogna" sia una parola intrisa del timor di Dio.
Menzogna indica, semplicemente, l'odio contro Dio che accompagna le nostre molteplici idolatrie, e quindi indica - indirettamente - il dolore del nostro PadreMadre per l'abbandono della sua Strada e della sua Roccia.

La vicenda del Papa e dell'omosessualità, esplosa di nuovo in Italia in questi giorni dopo la pubblicazione del messaggio di pace 2013 di Benedetto XVI, è un fragore di menzogna allo stato puro.
Perdonami Gesù, perché so che tu ami sopratutto questi che stanno dentro questa menzogna o che ne sono vittime e strumenti, e li ami perché li vuoi ne tuo amore e nella tua felicità d'amore.
Io, lo so purtroppo, li amo assai meno ed invece dovrei amarli come li ami tu.

Cosa dice il Papa in questo messaggio.
Scrive tre cose importanti.
Cioè, ne scrive di più ma se sottolineo le tre cose più importanti allora, mio Re, mi sembra che la "cosa davvero importante" del messaggio la si capisce molto meglio, e molto prima.





La prima cosa che leggo è che la pace è un tuo dono e che tu, mio Re Sposo, solo tu sei "la pace".

Il tuo annuncio, il tuo Vangelo, sempre rinnovato e sempre riproposto sono il contenuto della pace e questo contenuto è un insieme di diversità e di differenze.

"La pace è costruzione della convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un fondamento la cui misura non è creata dall’uomo, bensì da Dio. « Il Signore darà potenza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace », ricorda il Salmo 29 (v. 11). La pace è ordine vivificato ed integrato dall’amore, così da sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui, fare partecipi gli altri dei propri beni e rendere sempre più diffusa nel mondo la comunione dei valori spirituali. È ordine realizzato nella libertà, nel modo cioè che si addice alla dignità di persone, che per la loro stessa natura razionale, assumono la responsabilità del proprio operare [3]".

Il richiamo alla tua presenza-trascendenza sembra ovvio, in un messaggio di un papa cattolico cristiano, ed invece non lo è.

È - duramente, mio Re, come avresti potuto dirlo tu - il richamo alla logica dell'altro, del dono di sé. La pace nasce dal dono di sè all'altro e non dal "furto dell'altro" per aumentare l'egoismo del mio sè, storto e malato.
Non facciamo pace se non siamo dono all'altra ed all'altro. Dono totale come sei stato tu. Dono d'amore nella verità. Dono di morte per la vita e dono di vita nella morte, che quindi diventa vita ed è distrutta.
È il richiamo anche al fatto che tu non sei proprietà della Chiesa cattolica, ma sei solo il suo Signore d'Amore, sei il suo Sposo, libero e fedele.
Questo inizio travolgente del messaggio del papa è stato ignorato.

 


La seconda cosa è le condizioni "umane" della pace.
Non le condizioni di dottrina cristiana, per cui se non le rispetto sono scomunicato.
Ma le condizioni umane per come le vede, umanamente, la tua Chiesa adesso ed il tuo papa. Legati, tutti noi,  io o qualsiasi altro umano, mio Sposo, alle nostre culture di riferimento.
Per cui bisogna sempre leggerci con amore, cioè andando al senso profondo di quel che è scritto e non al senso "culturale" e "linguistico" più stretto.

Cosa dice il Papa?

"Via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono, allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. La vita in pienezza è il vertice della pace. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita".

"Che palle! ancora contro l'aborto!"
Scusa mio Re, ma sento le voci contro che si alzano di pigrizia e so che non è così.
Non è contro l'aborto. Non è "soltanto" contro l'aborto, non è così ovvio il messaggio del papa.
Sull'aborto ha soltanto ragione ... e tu lo sai, mio Re, come la penso.
Inevitabilmente, attraversando il tuo Vangelo, che è la vita nella sua compiuta forma Amore, si capisce che la vita non è responsabilità, ma è soltanto amore. 
Anche di un bimbo infante ed anche di un feto.
Davanti all'eugenetica neoliberista ed al suo trionfo tecnocratico-nazista occorre ribadire con forza che la vita ha sempre - e
beninteso innanzitutto materialisticamente , mio Re, e cioè in un sistema di decisioni e scelte che fanno riferimento ad un sistema di cause finite - occorre dire con forza che la vita ha origine soltanto nel concepimento. Tutto il resto è decisione umana e, come tale, arbitraria e legata alla capacità arbitraria di violenza del potere in tutte le sue forme, che è antropologicamente la struttura elementare dell'umano.
Quindi non vedo in questo punto il senso profondo del messaggio del papa, ed oltre a ciò anche delle sue culture di riferimento e dei loro linguaggi. 
Non lo vedo qui.
Infatti poco dopo si chiarisce bene il senso.
... presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali“.
La difesa della vita (come si chiarisce subito dopo parlando di lavoro) è la sollecitazione ad aprire lo spazio di una società plurale, dove la vicenda delle persone non sia schiacciata dalla tecnocrazia biomedica nazista-neoliberista, ma sia libera, cioè capace di farsi dono e di produrre vita. 
Perché la vita, in tutte le sua forme, è l'unica cosa che merita d'essere prodotta. 
Qui, in questa difesa plurale della vita plurale, solo qui c'è la difesa del matrimonio.
Anche qui sai come la penso.
Ed è qui c'è il punto nodale della faccenda.
Dicono: il papa ce l'ha contro i gay, perché dice che il matrimonio omosessuale è contro la pace.
No. Non è vero. Anzi, qui leggo il concepimento di un diverso atteggiamento verso il mondo omosessuale.
Infatti il papa, e sulla base della sua cultura e dei suoi linguaggi, difende soltanto un aspetto della faccenda: esattamente il matrimonio in quanto istituzione civile dev'essere "eterosessuale, monogamico, fedele, fecondo". Questa "società naturale", il matrimonio, dev'essere al centro dell'azione politica. Per il Papa, quindi, "difendere la pace e costruirla" significa anche che "la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, ...".
Ma cosa significa, concretamente?
Concretamente significa che il Papa chiede di agire a difesa della istituzione matrimoniale, contro ogni iniziativa legislativa che abbia come scopo di "renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale".
Cioè, il papa non nega che ci possano essere altre forme di unione, soltanto ribadisce che queste forme di unione non possono voler sostituire la famiglia o abolirla.
La famiglia, eterosessuale monogamica fedele feconda, è per il papa una società naturale insostituibile.
Quindi ancora non c'è alcun appaiamento con aborto ed eutanasia.
C'è soltanto la consapevolezza che si sta andando, nell'ambito dell'attuale neoliberismo totalitario, verso legislazioni che aboliscono la famiglia, l'identità della vita umana, e la capacità della vita di un essere umano di decidere di se stesso. E questo per avere il risultato di rendere la vita umana puro strumento di profitto; questo scopo lo si vuole raggiungere, infine, con leggi che possano raccogliere il consenso perché ognuno vede solo la sua parte di interesse, come con l'aborto, l'eutanasia e contro il matrimonio.
Il papa non parla di leggi per riconoscere altre forme di unione sentimentale e sessuale. Parla, anzi, scrive di leggi che abbiano per scopo di parificare il matrimonio a ciò che matrimonio non è, e quindi di abolire il matrimonio. Di abolire la possibilità di scelta della propria vita da parte di ciascuna persona umana.
 



E qui scatta il terzo punto - assolutamente fondamentale - di questo messaggio.
Aiutami, mio Re, perché qui la cosa è vitale.
La terza cosa che leggo nel messaggio è dove si propone l'obbiettivo di una società di valori, e di valori plurali proprio perchè costruiti da e attraverso diversi tipi di trascendenze. Trascendenze concepibili anche materialisticamente, a questo punto, ed anche ovviamente se uno ci riflette e pensa al linguaggio filosofico cui Joseph Ratzinger è abituato.

Questo - di una pace come condivisione di valori plurali nell'amore - è il senso principale che leggo nella conclusione, o quasi, del messaggio.

"... le opere di pace concorrono a realizzare il bene comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa. Pensieri, parole e gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità. Bisogna, allora, insegnare agli uomini ad amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza. Incoraggiamento fondamentale è quello di « dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare » [7], in modo che gli sbagli e le offese possano essere riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione. Ciò richiede il diffondersi di una pedagogia del perdono. Il male, infatti, si vince col bene, e la giustizia va ricercataimitando Dio Padre che ama tutti i suoi fi gli (cfr Mt 5,21-48). È un lavoro lento, perché suppone un’evoluzione spirituale, un’educazione ai valori più alti, una visione nuova della storia umana. Occorre rinunciare alla falsa pace che promettono gli idoli di questo mondo e ai pericoli che la accompagnano, a quella falsa pace che rende le coscienze sempre più insensibili, che porta verso il ripiegamento su se stessi, verso un’esistenza atrofizzata vissuta nell’indifferenza. Al contrario, la pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza".



 
Dentro questa società di benevolenze, e non di tolleranze, nulla vieta di pensare ad amori plurali ed a vicende amorose diverse, anche nel corso della vita. Purché si rispetti la vita, come dono d'amore fino alla morte e nella morte, cioè nella distruzione della morte.
Purchè ci sia vita, nei nostri amori plurali.
Forse leggo troppo, ma non credo. Leggo quel che è scritto.
Leggo quello che, naturalmente, non è passato nei giornali e nella pubblica opinione.
Così ci provo, mio Re, per far leggere le cose che in questo messaggio sono scritte, ma non so quanto ci riesco.

 


Ed allora affido tutto a te, mio Re, perché il tuo amore ne faccia quel che vuole.
ciao r



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