Lezione d'Amore, domenica 06 maggio 2012


Quinta domenica di Pasqua, 06 maggio 2012 - Lezione d'amore




Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (1Gv 3,18-24)
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.Parola di Dio

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».Parola del Signore




Gesù, tu sei la vite e noi siamo i tralci; dobbiamo stare uniti, ed uniti così intimamente finché l'amore scorra liberamente da Dio a noi ed a chi è attorno a noi, attraverso te, Gesù Sposo. Ma per farlo, per essere tralci fecondi, dobbiamo accettare l'amore che tu ci regali nella pazienza, la pazienza di essere pieni di vita perché attaccati amorosamente a te Gesù, il Re Cristo che ci protegge e guida.

Scrive il tuo compagno Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali:
È necessario premettere due osservazioni. La prima è che l'amore si deve porre più nei fatti che nelle parole.
[231] Seconda osservazione: l'amore consiste in un reciproco scambio di beni, cioè l'amante dà e comunica all'amato quello che ha o una parte di quello che ha o può, e a sua volta l'amato lo dà all'amante; in questo modo, chi ha scienza, onori, ricchezze, li dà a chi non li ha, e così reciprocamente.”

Ecco, Ignazio scrive nella scia di Giovanni, che nella sua lettera ci ricorda che l'Amore si compie con i fatti e nella verità, e ci ricorda che l'amore che ci vien chiesto va oltre il nostro cuore e si completa solo nell'immenso Dio Padre, il cui amore è infinitamente oltre il nostro cuore e lo comprende, lo custodisce dentro di sé.
L'amore si compie nei fatti e nella verità. I fatti sono il dono d'amore che sei tu e la verità sei tu Crocifisso da noi e dalla nostra stupidità.
Difficile per noi comprendere questa congiunzione così stretta, ma noi siamo fecondi solo se restiamo attaccati a te, Gesù Re: la vita e la verità.

Leggendoti in questo Vangelo ho pensato ad Etty Hillesum quando ha bisogno di mettersi a lodare Dio, ma  si trova a Westerbork, nella sofferenza del suo popolo e della sua gente e nella brutale e stupida miseria di malvagità dei tedeschi. E così ritrova l'amore come pazienza nella verità; perché non si può rispondere, ci scrive Etty, all'odio con altro odio. Perché ad ogni odio occorre rispondere solo con amore, facendo crescere l'amore. Lo stesso amore che tu, Gesù, poni in un gelsomino, in una fioritura di bacche di lupino, in un volo di rondine.
Così dobbiamo ringraziare dell'amore, sempre e comunque, perché l'Amore significa, per chi è in Dio insieme a te, Gesù caro, significa semplicemente dare ad altri ciò che ci è stato dato e ci viene dato, costantemente ed in abbondanza.
Questo amore sei tu, Gesù: gratuità; la gratuità dell'amore che si dona a chi non vuole riceverlo e comunque non contraccambia; gratuità dell'amore che non viene dato soltanto a chi lo riceve con desiderio e lo contraccambia. Ecco la misura dell'amore che ci viene chiesta: Tu, Gesù, Crocifisso, solo e abbandonato dai tuoi, con i tuoi concittadini che sotto alla croce ti dicono “Ha salvato gli altri non può salvare se stesso”.
L'amore che ci chiedi è quello del Ladrone amico tuo, che si dimentica di se stesso, della pena che sta subendo e delle sue colpe per le quali ha “meritato” questa pena e che finalmente “conosce l'amore” (come ricorda F. De André) guardando te, l'innocente crocifisso come lui, ma tu senza colpa e senza vendetta. 
Il ladrone che ti vede in Croce solo come amore che soffre e si regala e ti crede; crede a te innocente, innocente sconfitto che stai vincendo, perché sei Dio e Figlio di Dio, e quindi ti chiede “ricordati di me quando sarai nel tuo Regno”.
L'amore che ci domandi e ci offri è quello che dobbiamo saper fare ogni giorno. Davanti alle innumerevoli perplessità e durezze della vita, di fronte alle quali dobbiamo sempre amare, essere capaci di amare. Con pazienza.
Perché Dio, ci ricorda la tua amica Teresa d'Avila, si trova solo nei particolari, nelle stoviglie, nei letti da rifare, nelle giovani vite da educare, da portare oltre, fino a te, fino alla libertà.
Quindi la pazienza è la chiave dell'Amore che tu ci descrivi: saper vivere amando nella pazienza dell'amore. 
Solo allora abbiamo l'amore che costruisce mondi e figli, che dà vita a nuovi mondi e nuove civiltà, l'amore delle madri, perché Dio non vuole essere dappertutto ed allora ha inventato le madri. Ed insieme a loro i padri. Ed i figli e le figlie. E tutte le altre e gli altri. 
Perché tu, Dio Amore e Trinità Santa, ci hai creato perchè volevi aver bisogno di noi. Perché volevi essere amato e volevi amarci nella libertà delle nostre vite. Vuoi amarci ed essere amato con desiderio e trasporto soltanto nella libertà delle nostre piccole vite, nella verità del tuo Amore per noi: Gesù tuo Figlio e nostro Re.
Perché tu, Dio, ci hai desiderato, ci hai voluto, ci hai inventato, ci hai inseguito, ci hai cercato, ci hai costruito ... ci desideri, ci vuoi, ci inventi, ci insegui, ci cerchi, ci costruisci soltanto perchè pure siamo Amore come te ed insieme a te.
Così l'unico vero comandamento che ci “imponi” è proprio questo, quello che ci raccomanda ancora una volta in questo vangelo Gesù, la tua voce e la tua gloria: la nostra scelta di avere da te “la via la verità e la vita”.
«Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. (…) In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
L'Amore è questo desiderio e questa scelta di essere così ricchi da portare molto frutto e soltanto perché stiamo seguendo Gesù, il nostro bel Pastore.
Perché siamo innamorati di lui, che ci ama.







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