Via Crucis nel mondo. Sesta stazione: carcere


Quaresima 2012 - Via Crucis  - Sesta Stazione.  
La Veronica asciuga il volto di Gesù.


Introduzione


C. Solo la tua Croce, Signore Gesù, ci consente di conoscere la nostra complicità con il male. Solo vedendo il nostro male appeso a quelle croci a destra ed a sinistra della tua possiamo trovare in te quell’amore che ci fa amare, dentro di noi ed attorno a noi, coloro che vivono di odio e di morte. Per ferire il loro odio, abbattere la loro morte; per fare vita insieme a te.


C. In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Il Signore Dio, Colui che ci ha amato dal principio sino alla fine, Colui che ha dato la sua vita per amore nostro, sia con tutti noi.
T. E con il nostro spirito.
C. Signore, che cos’è un uomo perché te ne curi?
Un figlio d’uomo perché te ne dia pensiero?
T. Tu sei benedetto, Signore, perché ci ami con tutto te stesso,
Tu sei la Vita. Trasforma in vita anche la nostra pesantezza.
Signore, facci seguire Tuo Figlio Gesù, l’Amante, l’Amato.






L. "In quel tempo, molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Gesù aveva compiuto, [ossia la risurrezione di Làzzaro,] credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e riferirono loro quello che Gesù aveva fatto. 
Allora i capi dei sacerdoti e i farisei riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione». 
Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!». Questo però non lo disse da se stesso, ma, essendo sommo sacerdote quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo".  (Gv 11, 45-53)


C. Hai resuscitato un morto ed allora devi morire. 
Gesù, quanto più fai del bene tanto più questo bene che fai diventa inaccettabile per il male che domina il mondo. Così devi essere ucciso, il tuo corpo deve smettere di vivere. Quindi vieni imprigionato ed il tuo corpo è costretto ad andare duramente verso la sua morte; il tuo bel corpo diventa fatica di pena e di morte. 
Ma durante questa fatica di morte, durante questa agonia, la tradizione, la voce del tuo popolo, di quei poveri a cui sei venuto a dire la buona notizia, ha tramandato un gesto d'affetto, un atto d'amore gratuito. Una donna ti asciuga il viso intriso di sudore e sangue.


L. "Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me»." (Mt 25, 31-40)


C. Gesù Signore, il tuo corpo non ti appartiene più, ormai è proprietà di chi ti vuole morto.
Tu fatichi e sudi, ed il tuo sangue va a riempire la terra che lo beve, assetata del suo Dio che muore per liberarla, liberando quegli umani che si nutrono della sua fecondità.
Tu, Signore, ci indichi la strada e noi ti dobbiamo seguire. La strada dell'amore gratuito che si dona sino alla fine. La strada dell'aiuto inatteso che si dona con semplicità, senza controllare se ci sono pericoli o garanzie. Tu ci indichi il tuo cammino di sangue ed una donna che asciuga il tuo viso dal tuo sangue prezioso.
T. Signore Gesù, aiutaci a essere sollievo per la tua sofferenza con l'aiuto che diamo a tutti quelli che hanno bisogno del nostro aiuto gratuito e senza tornaconto. Aiutaci ad ascoltare tutte quelle persone cui è stata levata la libertà del proprio corpo con la prigione. Aiutaci a vedere nei carcerati persone che hanno offeso, ma che adesso sono offese, ed entrambe le cose senza alcuno che li aiuti. Aiutaci a vedere nel carcere di oggi quello che è stato per te: il luogo in cui sei stato privato del tuo corpo per poter essere eliminato. Aiutaci ad aiutare chi è privo di aiuto, come i carcerati trasformati in cose. Re grande, rendici capaci di ottenere il tuo amore a loro favore, così da riuscire a cambiare il cuore e la vita di queste tue pecore smarrite e che ti aspettano, cercando il nostro perdono ed il nostro aiuto. E così, Signore, aiutaci a dissetarci al loro perdono ed al tuo aiuto.





L. "I poveri spesso vanno in prigione. Sono persone in condizione di bisogno sociale ed economico, "sulla strada", o con gravi difficoltà personali; sono stranieri, tossicodipendenti, alcolisti, malati di AIDS. Frequentano le nostre mense, i centri di accoglienza, la strada e i quartieri nei quali siamo presenti. L'amicizia con questi fratelli ha condotto alcune persone della Comunità a visitare le carceri in Italia o in altri paesi europei, anche in Africa (ad esempio in Mozambico e in Guinea Conakry) e in America Latina (in Bolivia).
Il carcere, mondo chiuso e sconosciuto, è diventato luogo familiare, frequentato con regolarità da molti della Comunità di Sant'Egidio.
Gesù stesso si riconosce nel carcerato: «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi». 
Gesù non giudica e non condanna come fanno i tribunali delle nostre società civili. Egli muore tra due ladri, non tra due innocenti condannati ingiustamente, e a uno dei due dice: "Oggi sarai con me nel paradiso". (Lc 23,43) Gesù insegna a non giudicare e a non condannare: "Non giudicate, per non essere giudicati…". (Mt.7,1)
Il carcere è per eccellenza luogo di emarginazione e di isolamento. La condizione di "carcerato" è innaturale, non-umana. Alcuni uomini e alcune donne reclusi non ricevono mai visite".
(http://www.santegidio.org/pageID/27/Amici_in_carcere.html)


T. Signore Gesù, aiutaci a essere sollievo per la tua sofferenza con l'aiuto che diamo a tutti quelli che hanno bisogno del nostro aiuto gratuito e senza tornaconto. Aiutaci ad ascoltare tutte quelle persone cui è stata levata la libertà del proprio corpo con la prigione. Aiutaci a vedere nei carcerati persone che hanno offeso, ma che adesso sono offese, ed entrambe le cose senza alcuno che li aiuti. Aiutaci a vedere nel carcere di oggi quello che è stato per te: il luogo in cui sei stato privato del tuo corpo per poter essere eliminato. Aiutaci ad aiutare chi è privo di aiuto, come i carcerati trasformati in cose. Re grande, rendici capaci di ottenere il tuo amore a loro favore, così da riuscire a cambiare il cuore e la vita di queste tue pecore smarrite e che ti aspettano, cercando il nostro perdono ed il nostro aiuto. E così, Signore, aiutaci a dissetarci al loro perdono ed al tuo aiuto.





L. "Domani Benedetto XVI tornerà a visitare un carcere recandosi al nuovo complesso di Rebibbia. Ho appena pubblicato un lungo articolo che ripercorre le visite dei precedenti pontefici. Vi estrapolo tre passaggi che mi hanno colpito mentre facevo le ricerche d’archivio per scriverlo. Il primo è tratto dal radiomessaggio che Pio XII dedicò ai detenuti di tutto il mondo nel Natale 1951, manifestando loro la sua vicinanza: «Noi, consapevoli come siamo della fragilità e della debolezza incommensurabile, che spesso fiacca a morte l’animo umano, comprendiamo il triste dramma, che può avervi sorpresi e coinvolti, per un concorso sventurato di circostanze, non sempre imputabili al vostro libero volere… E come nel Cielo si fa più festa per un peccatore che si converte, così sulla terra ogni uomo onesto deve inchinarsi dinanzi a colui, che già caduto, forse in un istante di smarrimento, sa poi penosamente redimersi e risorgere». Il secondo si riferisce alla visita di Giovanni XXIII a Regina Coeli nel dicembre 1958. Dopo aver impartito la benedizione, Giovanni XXIII chiede di poter visitare i raggi del carcere. Non era previsto. Dopo un attimo di esitazione dei funzionari, i cancelli vengono aperti e il Papa passa davanti alle celle dove lo attendono i prigionieri. Particolarmente toccante è l’incontro con un omicida che lo aspetta in ginocchio, con le lacrime agli occhi e non osa alzare lo sguardo verso di lui. Il giovane uomo non riesce a parlare, singhiozza soltanto. Roncalli si avvicina, fa cenno di non capire. Il carcerato gli chiede: «Quello che ha detto vale anche per me che ho tanto peccato? Ci può essere perdono anche per me?». Il terzo è tratto dalla preghiera composta da Paolo VI per i carcerati in occasione della visita a Regina Coeli nell’aprile 1964: «Signore, Tu ti sei lasciato ammazzare a quel modo per salvare i Tuoi carnefici, per salvare noi uomini peccatori: anche per salvare me? Se è così, Signore, è segno che si può essere buoni nel cuore anche quando pesa sulle spalle una condanna dei tribunali degli uomini».
Ve li sottopongo perché da questi tre esempi traspare tutta la novità del cristianesimo: Gesù è venuto per abbracciare con la sua misericordia i peccatori. E riconoscersi tali, dunque bisognosi di aiuto, è la condizione necessaria perché Lui, abbracciandoci, ci sollevi e ci redima. A trovare i carcerati va il successore di Pietro, l’apostolo che prima di subire il martirio, ha conosciuto la prigione". (http://2.andreatornielli.it/?p=3155)


T. Signore Gesù, aiutaci a essere sollievo per la tua sofferenza con l'aiuto che diamo a tutti quelli che hanno bisogno del nostro aiuto gratuito e senza tornaconto. Aiutaci ad ascoltare tutte quelle persone cui è stata levata la libertà del proprio corpo con la prigione. Aiutaci a vedere nei carcerati persone che hanno offeso, ma che adesso sono offese, ed entrambe le cose senza alcuno che li aiuti. Aiutaci a vedere nel carcere di oggi quello che è stato per te: il luogo in cui sei stato privato del tuo corpo per poter essere eliminato. Aiutaci ad aiutare chi è privo di aiuto, come i carcerati trasformati in cose. Re grande, rendici capaci di ottenere il tuo amore a loro favore, così da riuscire a cambiare il cuore e la vita di queste tue pecore smarrite e che ti aspettano, cercando il nostro perdono ed il nostro aiuto. E così, Signore, aiutaci a dissetarci al loro perdono ed al tuo aiuto.


L. "Sorelle e fratelli in Cristo, donne e uomini di buona volontà, giovani, come cristiani ognuno di noi ha il dovere di trovare il “suo spazio” per esercitare la carità, il comandamento dell’Amore. Da quando Cristo ha detto: “Ero carcerato e sei venuto a visitarmi” (Mt.25,36), chiedendo così di essere incontrato nei carcerati, come in tante altre persone toccate dalle varie forme della sofferenza umana ”ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”(Mt.25,40) (da notare che Gesù non mette in risalto né la colpa, né la condanna perché la dignità del carcerato supera sempre la sua colpa), spazio privilegiato per esercitare la carità e il comandamento dell’Amore è: il CARCERE. E questo non perché i carcerati meritino più degli altri, siano migliori degli altri (secondo una concezione romantica che ogni tanto ritorna), ma perché sono più bisognosi degli altri. I carcerati sono una categoria di persone misconosciuta, incompresa, travolta dal proprio destino, che non ha portavoce perché suscita più scandalo che compassione. Eppure vuole riscattarsi e sporge le braccia dalle sbarre in richiesta di aiuto. Le sbarre sono legali, il nostro compito non è quello di infrangere, fare uscire. E’ quello di andare - gli altri - dietro le sbarre e manifestare una presenza di solidarietà. Sono pecore che languono fra le spine, ed è lecito lasciare il resto del gregge, che non rischia allo stesso modo. C’è un modo di sporgere le braccia da dietro le sbarre che è estraneo alla richiesta umile e consapevole, fa capo a una situazione oggettiva di miseria e abbrutimento. Essa è di per sé sufficiente ad attrarre la simpatia e l’intervento degli altri, perché rappresenta una detrazione della dignità umana e reclama una compensazione. La consapevolezza del carcere,l’impegno per il carcere è più che mai una testimonianza cristiana e merita il suo spazio di carità.
Le parole del Signore "Ero carcerato e siete venuti a visitarmi", possono sorprenderci, perfino colpirci, ma non possono lasciarci indifferenti: andare a trovare, aiutare un carcerato significa andare a trovare, aiutare Cristo! “Ricordatevi che dietro le sbarre c’è qualcuno che ci appartiene come ci appartiene Cristo. Il carcere è la chiesa, il tabernacolo dove posso vedere, incontrare, visitare Cristo!” (Don Mazzolari)". (http://digilander.libero.it/giardinodegliangeli2/Raccontami/carcere.html


T. Signore Gesù, aiutaci a essere sollievo per la tua sofferenza con l'aiuto che diamo a tutti quelli che hanno bisogno del nostro aiuto gratuito e senza tornaconto. Aiutaci ad ascoltare tutte quelle persone cui è stata levata la libertà del proprio corpo con la prigione. Aiutaci a vedere nei carcerati persone che hanno offeso, ma che adesso sono offese, ed entrambe le cose senza alcuno che li aiuti. Aiutaci a vedere nel carcere di oggi quello che è stato per te: il luogo in cui sei stato privato del tuo corpo per poter essere eliminato. Aiutaci ad aiutare chi è privo di aiuto, come i carcerati trasformati in cose. Re grande, rendici capaci di ottenere il tuo amore a loro favore, così da riuscire a cambiare il cuore e la vita di queste tue pecore smarrite e che ti aspettano, cercando il nostro perdono ed il nostro aiuto. E così, Signore, aiutaci a dissetarci al loro perdono ed al tuo aiuto.


C. Signore pietà di noi! Signore, vieni presto in nostro aiuto!  
Salva la nostra vita dalla cieca malvagità dell’egoismo, salva il nostro cuore dalla brutale stupidità del male. Salvaci, Signore Santo, dalla miseria dei nostri cuori che si negano l'un l'altro l'amore del dono di sé, per rinchiuderci a vicenda nella cecità della oppressione, nella negazione della libertà elementare di poterti adorare nella libertà dei nostri corpi. Rendi le nostre vite capaci di non offendersi reciprocamente, aiutaci a perdonarci senza misura come tu ci ami e ci hai amato senza misura. Aiutaci a donare le nostre vite senza contraccambio, felici di quell'amore che Tu, Signore Santo, ci doni nonostante tutto il male di cui siamo capaci e che commettiamo ogni giorno. Fa che ci riconosciamo tutti l'un l'altra tempio del tuo amore così da essere amanti con quell'amore che è tuo Figlio, l'Amato.
T. Custodiscimi come pupilla degli occhi, Signore, proteggimi all’ombra delle tue ali.


C. Accogli, Signore, la causa del tuo amore e difendilo dalle nostre pigrizie e dalle nostre cecità. Aiutaci a capire che l'amore è libertà e rispetto. Aiutaci a vedere come amore sia accoglimento dell'altra e dell'altro proprio dentro gli errori che ciascuno di noi commette. Facci vedere come dobbiamo amarci dentro gli errori che commettiamo reciprocamente. Rendici fedeli alle libertà del tuo amore per poterle regalare a tutte e tutti gli altri e sopratutto a chi le ha negate. Aiutaci a donare a chi è in carcere l'amore che noi vogliamo per noi stessi, perché solo così possiamo avere il tuo amore che scalda e dona la vita. 
T. Custodiscimi come pupilla degli occhi, Signore, proteggimi all’ombra delle tue ali.


C. Gesù, Re giusto e mite, Re Sposo dell'amore, la tua bellezza oppressa dalla Croce e ferita dalle nostre ferite ha incontrato un aiuto inatteso. Una donna t'asciuga il volto intriso di sangue.  Così, Gesù, facci essere tuo aiuto nella nostra vita, amore che accoglie qualsiasi amore, pazienza che accoglie ogni impazienza, fedeltà che accoglie ogni infedeltà, silenzio che accetta e scioglie ogni fracasso. Ti sei offerto come amore per la nostra liberazione, ti sei fatto schiacciare dalla violenza del male di cui siamo capaci; Signore Gesù, aiutaci a sentire il grido degli innumerevoli silenzi in cui consumiamo, ogni giorno, l'olocausto delle nostra libertà d'amore. Aiutaci ad essere liberi per rendere gloria al tuo amore in ogni carcere che il nostro male costruisce. Aiutaci, Signore Gesù, a costruire amore con l'amore.
T. Custodiscimi come pupilla degli occhi, Signore, proteggimi all’ombra delle tue ali.




Pater noster, qui es in cælis:
sanctificetur nomen tuum;
adveniat regnum tuum;
fiat voluntas tua, sicut in cælo, et in terra.
Panem nostrum cotidianum da nobis hodie;
et dimitte nobis debita nostra,
sicut et nos dimittimus debitoribus nostris;
et ne nos inducas in tentationem;
sed libera nos a malo.




















Quis non posset contristári,
piam Matrem contemplári
doléntem cum Filio ?





































Poesia

O voi che siete in piccioletta barca,
desiderosi d'ascoltar, seguiti
dietro al mio legno che cantando varca,


tornate a riveder li vostri liti:
non vi mettete in pelago, ché forse,
perdendo me, rimarreste smarriti.


L'acqua ch'io prendo già mai non si corse;
Minerva spira, e conducemi Appollo,
e nove Muse mi dimostran l'Orse.


Voialtri pochi che drizzaste il collo
per tempo al pan de li angeli, del quale
vivesi qui ma non sen vien satollo,


metter potete ben per l'alto sale
vostro navigio, servando mio solco
dinanzi a l'acqua che ritorna equale.


Dante Alighieri, Paradiso,  Canto II

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