Il sapore dell'Amore. Cagliari 7 febbraio 2012


Gesù mio, ancora ti devo due libri, e finalmente te ne do uno. 
In realtà, tu lo sai, te ne restituisco due.
Perché quello che ti dovevo ha trovato un compagno di presentazione.




















Tratta di te, mio Re, e di tua Mamma. Nostra Mamma. 
E si chiama "Sul Magnificat", senza enfasi, perché è nato semplice sul canto del cuore di tua Mamma appena ti ha sentito diventare uomo nel suo grembo. Perché il canto di tua Mamma è sempre da scavare in un ascolto che cresce.
Da tempo volevo scriverne pubblicamente, per quanto mi ha commosso e colpito profondamente, facendomi amare ancora di più questo canto d'amore a Dio che la Mamma ci ha donato insieme a te.
Ma non osavo. In qualche modo mi sentivo troppo poco, troppo debole ed impari. E non osavo farlo.
Poi ho letto l'avvicinamento-lontano di un filosofo non credente al cristianesimo, alla tua Parola vivente nella storia e della storia. Ed ho trovato l'inizio.
Ricordi il tuo servo Paolo? ovviamente è lì, accanto a te; certo che lo ricordi. 
Te lo sei scelto, te lo sei educato ed ogni parola che ha scritto su di te è stata, per te, una carezza ed un conforto.
"Se non vi è risurrezione dei morti, neanche Cristo è risorto! Ma se Cristo non è risorto, vuota allora è la nostra predicazione, vuota anche la vostra fede. Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato il Cristo mentre di fatto non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini." (1Cor 15, 13-19)
Irresistibilmente mi è venuto in testo questo pezzo appassionato del tuo amato servo, Paolo, quando ho letto la bella "chiacchierata" che Salvatore Natoli si fa sul tuo corpo mistico, sul nostro seguirti come amici e amanti amati, come  Chiesa.
Perché?
Perché Natoli mette in luce un punto fondamentale.
Se il cristianesimo è solo una morale esso è inutile, a se stesso ed al mondo. Diventa una delle tante componenti della storia, più o meno nobili ma sempre prive della vita che viene da Dio.
Il Cristianesimo, la tua Chiesa, è soltanto l'annuncio che tu, Gesù mio, sei Signore e Re di ogni cosa e di ogni vivente e lo sei perché tuo Padre, Dio il Potente, Dio il Nome Santo, il Dio di Abramo Isacco Giacobbe, il Dio di Giobbe, il Dio di Mosè ti ha resuscitato dai morti e ti ha fatto Re di ogni cosa, in attesa di mettere tutti i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi, cosa che sta succedendo.
Perché la morte non poteva contenerti e tu hai sconfitto la morte con la tua morte, liberandoci per sempre dal peccato e dal male.
Se noi non annunciamo questa "bellissima notizia" davvero siamo "da commiserare più di tutti gli uomini" e davvero la nostra fede è vana.
La lucidità di analisi con cui Natoli, da non credente, mette in luce questo semplice punto è stato per me una frustata che mi ha fatto riprendere in mano il libro sul Magnificat, per raccontarne l'odore ed il sapore, per narrarne le luci e le ombre che fanno risaltare la figura di Mamma appena fecondata da Dio, e così resa felice e dimentica di se stessa davanti alla cugina; davanti a noi.
"Sul Magnificat" nasce da un incontro di Rosetta Stella con la vita ed il lavoro dell'editore ed è la semplice raccolta di spunti e narrazioni che sono fiorite su ogni riga del Canto di Maria, tua Mamma.
Semplice.
Eppure questa cosa così semplice è capace di dare vita ad un canto "a tenore" unico nel suo genere.
Gesù mio, perdonami se non riesco a spiegarmi bene.
Ma ci provo.
Il "canto a tenore" è un canto tipico della Sardegna e delle sue zone interne, agropastorali. 
Si tratta di quattro voci. Un solista, voce maschile che dà il tono ed il ritmo del canto poetico che il coro esegue, e tre voci corali sempre maschili: sa contra (baritono), sa mesu oche (contralto), su bassu (basso).
Si tratta di un canto gutturale dove il coro fa un accordo con il solista che sembra duro e aspro, ma si rivela dotato di una capacità sonora così ampia che ci solleva da quella terra aspra che l'ha generato.
"Sul Magnificat" è così.
C'è una voce solista, mio Re, ed è la tua.
Si innalza nel silenzio, e dà ritmo e tono al coro gutturale che dalla terra si innalza per carpire a tua Mamma il segreto del suo dono d'amore.
Questa tua voce solista si racconta nel delicato continuo di Maria di Nazareth, e ci raccoglie nel nostro gutturale cercare la delicatezza del dono di sé che Maria ha fatto a Dio, un Dio bisognoso di un così semplice e totale dono d'amore.
Gesù mio. 
Dovrei seguire le diverse variazioni delle tra voci del coro; dovrei segnalare i toni alti e caldi di uno stupendo dialogo tra un padre ed una figlia a proposito di "Ha rovesciato i potenti dai troni", potrei inseguire il continuo variare de sa mesu oche nel duro inseguirsi di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, sposi incarcerati per troppo buone ragioni, dovrei raccontare le rocce ed i tratturi aspri del bassu nel "Ha innalzato gli umili" di Luciana Viviani.
Ma non lo farò, mio Re, anche perché non voglio levare dal tuo cuore questa carezza che ami così tanto.
Così mi fermo e metto la bibliografia, chiedendo ai tre o quattro amici che ci leggono di comprare questi due libri e di leggerseli, e di raccomandarli, per far crescere ancora tra noi l'incredibile annuncio di Dio, il Potente ed il Santo, che si svuota di sé nell'umano, si fa uccidere in ingiustizia e dolore da questo umano stesso, e poi risorge e regna riportandoci tutti a sé. 
Perché l'Amore è più forte di ogni morte, perché l'Amore è un dono che risorge sempre da se stesso, perché la nostra vita è con Dio, l'Immenso, che vuol farsi tutto in ciascuno di noi. Come in Maria, tua Mamma.
Nostra Mamma per il tuo Amore Dio.
ciao
r


Aa Vv, "Sul Magnificat", a cura di Rosetta Stella, Marietti 1820, Genova 2001
Salvatore Natoli, "Il cristianesimo di un non credente", Qiqajon, Magnago (Bi) 2002





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