Natale di Gesù 2011

Oggi è il tuo Natale, mio Re, e questa festa è diventata assai chiacchierona.
Si parla molto di un "Natale" e ci si dimentica che è il "tuo" giorno natale, il ricordo del giorno in cui sei nato.
Quindi il ricordo del mistero più grande che ci accompagna.
Tu, mio Re, che ti sei fatto umano, ti sei svuotato della tua divinità per diventare povero come noi e farci ricchi della tua ricchezza.
Sei un bambino e durante  l'anno liturgico che si è aperto seguiremo la tua vita, la nostra vita verso Dio Padre, la strada aperta dal tuo amore verso l'Eterno Bene per ciascuno di noi.
Ecco, mio Re, il vero senso del tuo Natale non è festeggiare te.
Ma festeggiare noi.
Che festa ti potremo mai fare, mio bel Gesù? Quali doni potremo darti per festeggiare questo 2011°  compleanno del tuo amore vivente qui tra noi?
Un solo regalo ti possiamo fare mio bel Re. La nostra stessa vita.
Natale non è il festeggiamento della tua nascita, ma della nostra nascita al tuo cammino.
Nel Natale festeggiamo che ci stiamo mettendo in strada per seguirti.
Per seguirti dentro le carceri, dentro le stanze dei malati, dentro le labbra inaridite degli assetati, dentro i ventri secchi degli affamati, dentro il disordine di questo tempo in cui la realtà della vita si perde per l'apparenza della vita.
Ci mettiamo in strada a seguirti dove c'è la violenza e l'odio contro di te e contro chi si proclama tuo innamorato e innamorata: in Nigeria, in Siria, in Egitto, in Pakistan, in Israele, in Palestina, in Cina, in Russia, in Inghilterra, in Francia, in America, a Roma. Contro cristiani, contro Rom, contro immigrati, contro bambini, contro lavoratori, contro lavoratrici, contro donne, contro persone inermi.
Ti veniamo dietro ovunque tu sei perseguitato ed oppresso insieme a chi è perseguitato ed oppresso.
Perché la distinzione che tu hai voluto essere, quando sei nato Re del Mondo, è stata la più disprezzata ed oltraggiata da tutti.




«Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama». (Lc 2, 10-14)




φάτνη - luogo del cibo


Questo il tuo segno di distinzione e di riconoscimento.
Sarai deposto nel luogo dove gli animali mangiano, il luogo della non protezione, dell'affidamento totale agli altri ed alla loro capacità di distinguere e di amare.


φάτνη - luogo del cibo


Tu, "adagiato in una mangiatoia", per segnalarci da subito che tu sei venuto al mondo per farti cibo per noi, per farti offerta d'amore radicale, così anche noi diventassimo cibo per gli altri


φάτνη - luogo del cibo


Perché la tua Parola e la tua felicità, mio bel Gesù "Dio è la salvezza", si coniugano soltanto ad un verbo: l' aoristo, cioè un tempo verbale senza definizione di tempo, luogo, storia ... definizione che  ciascuno di noi deve mettere nella sua vita reale che solo così si fa vivente, perché si fa corpo in una mangiatoia. 
Corpo pieno della bellezza e della felicità che solo Dio possiede e l'umano desidera.
Tu, mio Gesù, sei il dono di Dio all'umano, dono di salvezza e di gioia.
Noi che ti seguiamo siamo il tuo dono agli umani. Oppure siamo niente, neppure siamo tuoi.


Mio bel Gesù, Amico mio, tu sei nato 2011 anni fa alla "Casa del pane", Betlemme di Giuda, per farci vedere che la strada dell'Intelletto amante, la strada della sapienza umile ed amorosa, la strada della felicità quieta e completa è  quella casa della condivisione  d'amore e di amicizia, quella casa che tu sei ed in cui ci inviti ad entrare e vivere.
Perché tu Gesù, "Figlio" "Cuore vivente di Dio" e suo "Amore intimo", tu sei venuto tra noi per testimoniare che Dio è amore e farcelo conoscere.

E così dobbiamo fare noi.
Testimoniarti.




ciao
r
















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