17 novembre 2011, santa Elisabetta d'Ungheria

"In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: 
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. 
Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata»." (Lc 19,41-44) 



















"In quel tempo, Gesù, quando fu vicino a Gerusalemme, alla vista della città pianse su di essa dicendo: 
«Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace!»."




Amico mio, vederti piangere.
Sapere che tu hai pianto.
Sapere che piangi?
Mio Re.
Come posso asciugare quelle tue lacrime?
Come posso raccogliere il tuo pianto che conserva e salva i pianti innumerevoli di persone saccheggiate ed uccise dall'odio e dalla brutalità inutile dell'umano?
Come posso farmi consolazione del tuo pianto?
Signore Gesù, tenero amico mio, posso solo regalarmi a te, regalandomi all'umano attorno a me.
Non per consolare, asciugare, curare o fare cose importanti.
Per spazzare in terra, lavare i piatti, pulire i corpi, lavare le ferite.
Solo per essere tuo servitore, servendo chi ha bisogno di me, qui ed ora.
Perché solo "il mio amore", questo minimo amore asciuga le tue lacrime e le cambia in allegria d'amore.
Perché "quello che non si crede" è vero.




ciao
r

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