17 settembre 2011, sabato della XXIV settimana del tempo ordinario

"In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché
vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza»." (Lc 8,4-15) 




















«Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza».




Sposo, mio Re, in questa bellissima parabola fai tutto tu: ce la racconti e ce la spieghi. 
Nulla, quindi, c'è da aggiungere.
Solo una cosa, piccola ma preziosa.
Tutti vogliamo essere il terreno buono, tutti aspiriamo ad essere un terreno scuro, gonfio di umori e di sapori, ricco di vita. Un bel terreno da prendere a mano piena, da portarsi alla bocca per assaggiarlo, al naso per odorarlo. 
Un terreno che ... lo guardi e ti commuovi perché pensi al cibo che ti darà, alle persone che nutrirà.
Ma, Gesù mio, come possiamo diventare tutti dei terreni così ricchi e fertili? come si fa ad essere un "cuore integro e buono"? come facciamo a diventare solo ricchezza di accoglienza e di fertilità?
Aiutaci tu, Signore, aiutaci perché i tuoi semi crescano e si diffondano e producano sempre più frutti d'amore.




ciao
r



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