15 gennaio 2011, sabato della 1° settimana del tempo ordinario

"Uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli li ammaestrava. Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì. Mentre Gesù stava a mensa in casa di lui, molti pubblicani e peccatori si misero a mensa insieme con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi della setta dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?». Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori»." (Mc.2,13-17)
















"Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì."


Così, semplicemente.


"Seguimi." Ed io mi alzo, abbandono tutto, e ti seguo.
Mio buon Re, come fa la tua spada di fuoco ad entrare nei caos delle nostre vite per ferirci subito, ma subito per aprirsi in foglia larga ed ampia, così da accoglierci nel tuo riposo?
Come fai ancora ad entrare sempre, ancora inerme e sempre innamorato, dentro le nostre confusioni urbane?
Come fai a liberarci dai ferri del peccato per farci arrivare alla tua luce che ci trasforma in bellezza?
Come fai ad essere sempre amore, mio Re, sempre amore che guarisce? amore rivolto verso di noi?
Verso noi che siamo seduti qui, al nostro banco delle iniquità dove riscuotiamo le percentuali sul tuo sangue e sulla tua morte ripetuta ogni giorno in ogni nostra confusione urbana.
Ma per te è semplice. 
È l'amore che dice: "Seguimi".
Eccomi, mio Re.


ciao
r

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